Veicoli diesel euro 5, la Regione sospende il blocco alla circolazione

Il provvedimento condiviso anche con le altre Regioni del bacino Padano

Redazione Online
|1 ora fa
Veicoli diesel euro 5, la Regione sospende il blocco alla circolazione
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La Regione Emilia-Romagna, dopo un confronto con le altre Regioni del bacino Padano, ha deciso di sospendere il blocco strutturale alla circolazione dei veicoli diesel euro 5. Come previsto dalla legge nazionale la Giunta ha predisposto un pacchetto di misure alternative e compensative per garantire una riduzione delle emissioni inquinanti addirittura superiore a quella quantificabile con il blocco, dal 1^ ottobre, dei veicoli diesel euro 5.
Queste le misure previste: posticipo al 1^ novembre dell’accensione degli impianti di riscaldamento civile nelle aree di pianura e rafforzamento, nelle fasi emergenziali per la qualità dell’aria, delle limitazioni all’utilizzo degli impianti domestici a biomassa ampliando anche di un’ora – dalle 8 alle 19 - l’orario di applicazione delle limitazioni alla circolazione dei veicoli privati. Nello stesso tempo la Giunta destina 10 milioni di euro per incentivare la sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti con pompe di calore, anche abbinate a impianti fotovoltaici con un provvedimento che è già stato presentato per il via libera al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Le misure, come detto, sono espressamente previste dalla normativa nazionale vigente, recepita dalla Regione, che impone la limitazione alla circolazione di circa 90mila veicoli diesel euro 5 nei nove Comuni con più di 100mila abitanti: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini. Questa mattina l’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità, Irene Priolo, le ha condivise con i 207 Comuni interessati dal Piano della qualità dell'aria, nel corso di un incontro convocato dalla Regione.
«Abbiamo scelto di utilizzare fino in fondo tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per mettere in campo misure compensative che garantiscano una riduzione superiore delle emissioni inquinanti ed evitare così una limitazione che avrebbe avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana di migliaia di persone, famiglie e fasce più fragili della popolazione, e sull’attività delle imprese, già fortemente gravate dall’aumento dei costi dell’energia- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità, Irene Priolo-. Lo facciamo senza arretrare di un passo rispetto all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria: quella individuata è una soluzione che tiene insieme tutela dell’ambiente e sostenibilità sociale».
«Il bacino padano continua ad avere una situazione particolarmente complessa dal punto di vista della qualità dell’aria e, come previsto nel nostro Piano regionale, sappiamo che servono interventi su tutte le principali fonti emissive- proseguono de Pascale e Priolo-. Per questo interveniamo anche sul riscaldamento civile, posticipando di 15 giorni l’avvio della stagione termica nelle aree interessate e rafforzando, nelle fasi di maggiore criticità, le limitazioni agli impianti a biomassa più emissivi. Su questi temi stiamo lavorando anche con un confronto con le regioni del Bacino Padano, perché la qualità dell’aria non conosce confini amministrativi e richiede politiche il più possibile coordinate tra territori che condividono le stesse criticità. Continueremo a lavorare affinché gli obiettivi ambientali siano raggiunti con misure capaci di produrre risultati concreti per la salute di cittadini e cittadine e, allo stesso tempo, sostenibili per le nostre comunità».
La Regione era al lavoro da alcuni mesi per individuare, come previsto dalla legislazione nazionale, soluzioni compensative efficaci e misurabili, in grado di garantire gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria, tutelando al tempo stesso la salute di cittadini e cittadine con il minore impatto possibile su famiglie e attività economiche. A questo scopo, a fine luglio l’Assemblea legislativa, su proposta della Giunta regionale, aveva approvato una specifica norma.

Le misure previste

Tre le misure compensative individuate dalla Regione per ottenere una riduzione delle emissioni equivalente o superiore a quella prevista con la limitazione strutturale dei diesel euro 5, due avranno un ambito territoriale più ampio: riguarderanno i Comuni delle zone di Pianura est, Pianura ovest e dell’agglomerato di Bologna.
La prima riguarda il riscaldamento civile. A partire dalla prossima stagione termica l’accensione degli impianti sarà posticipata al 1^ novembre. Per i Comuni ricadenti nella zona climatica E, dove attualmente l’avvio è previsto dal 15 ottobre, il periodo di accensione sarà quindi ridotto di quindici giorni; per Forlì e Forlimpopoli, appartenenti alla zona climatica D, l’avvio è già previsto al 1^ novembre. La misura riguarda anche gli impianti alimentati a biomassa, ferme restando le esclusioni previste dalla normativa per strutture quali ospedali, strutture assistenziali e scuole.
In caso di comprovate esigenze, legate ad esempio a particolari condizioni meteorologiche, i sindaci potranno comunque modificare con propria ordinanza i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici, e stabilire riduzioni della temperatura ambiente massima consentita nei centri abitati o nei singoli immobili.
Le altre due misure intervengono invece durante le fasi emergenziali per la qualità dell’aria.
Sarà ampliato l’orario di applicazione delle limitazioni emergenziali alla circolazione dei veicoli privati per motivi ambientali previste dal Pair 2030 nei Comuni con popolazione superiore a 30mila abitanti, nei Comuni dell’agglomerato di Bologna e nei Comuni aderenti volontari, dalle 8 alle 19 (invece che dalle 8.30 alle 18.30).
Ultima misura: sarà vietato l’utilizzo degli impianti di riscaldamento civile alimentati a biomassa che non raggiungono almeno la classe emissiva 5 stelle. La limitazione comprenderà quindi anche gli impianti a 4 stelle.

Un nuovo progetto da 10 milioni di euro per sostituire gli impianti più inquinanti

Accanto alle misure regolatorie, la Regione punta anche sugli incentivi alla sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti. La Giunta regionale ha infatti dato atto della candidatura al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del progetto «Bando per la sostituzione di impianti inquinanti per riscaldamento civile con pompe di calore, anche in abbinamento a pannelli fotovoltaici, anche da balcone», destinato ai cittadini residenti nei Comuni delle zone di pianura dell’Emilia-Romagna, per uno stanziamento previsto di 10 milioni di euro.
Il progetto, inviato al ministero, è attualmente in attesa dell’approvazione. Solo a seguito dell’ammissione a finanziamento la Regione procederà con un successivo atto all’approvazione del bando.
La misura si inserisce nel quadro degli interventi già realizzati dalla Regione per ridurre le emissioni derivanti dal riscaldamento civile. Dal 2021 ad oggi la Regione Emilia-Romagna ha erogato circa 40,6 milioni di euro per la sostituzione di generatori a biomassa inquinanti con impianti a 5 stelle o pompe di calore.