Ognissanti con il coro del Nicolini e le riflessioni del vescovo: «Abitare il dolore con la fede»
Gli allievi del conservatorio hanno intonato canti davanti al Famedio del cimitero di Piacenza. Cevolotto: «Il morire è un momento della vita da vivere il più umanamente possibile».
Elisabetta Paraboschi
|7 mesi fa

Il coro degli allievi del conservatorio Nicolini mentre intona canti davanti al famedio del cimitero - © Libertà/Betty Paraboschi
Davanti al Famedio sulla cui sommità si legge la scritta "Piacenza ai suoi caduti per la patria", gli allievi del coro a quattro voci del conservatorio Nicolini guidati dal maestro Corrado Casati intonano i loro canti. I piacentini li possono ascoltare in tutti gli angoli del cimitero grazie all’impianto di filodiffusione. La celebrazione di Ognissanti al cimitero urbano è accompagnata da un canto quasi continuo, ad addolcire il ricordo dei cari lì sepolti.
«Questo luogo che noi abitiamo soprattutto con sentimenti cupi di dolore noi cristiani vogliamo abitarlo con la fede - sottolinea il vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio Adriano Cevolotto - la morte si presenta come un ladro che viene a rubare all’improvviso i sogni: ma se noi trattassimo con il morire anziché con la morte? Capiremmo che il morire è un momento della vita da vivere il più umanamente possibile».
Monsignor Cevolotto parla anche della festività di Halloween, che da qualche anno è entrata nelle case degli italiani: «La morte rappresentata come una maschera è un modo per esorcizzare la paura - sottolinea il vescovo - ma quando poi ce la troviamo davvero davanti, la paura resta».
Forse i volti sorridenti che sembrano fissarci dalle lapidi invitano proprio a considerare un’altra strada, un’altra vita; o forse aiutano a ricordare i momenti felici, di quando ad esempio Ugo e Anna Maria volteggiavano in un valzer immortalato sulla loro tomba, Jole sorrideva in mezzo ai fiori ignara del destino tragico che la vita le avrebbe riservato, Renato usciva dalla cabina della spiaggia, Carmela insegnava ai suoi studenti che ancora le lasciano una rosa sulla lapide. Così ci infondono coraggio.
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