Orgoglio e coraggio quelle venti modelle che ci danno speranza
Nel salone di palazzo Gotico il Braday: in passerella donne di tutte le età operate di tumore al seno. In un anno 407 diagnosi

Simona Segalini
|7 mesi fa

Hanno attraversato le terre dell’ombra, della paura, del dolore. E adesso danzano leggiadre, con nuove ali a fare loro da traino. Non che la paura sia passata, ma è diventata motore di rinascita, e di incoraggiamento per altre donne, e fonte di condivisione.
Per la 17esima edizione del Braday (la giornata per la consapevolezza sui tumori al seno) venti speciali modelle hanno sfilato a Palazzo Gotico, da 13 anni indossando i capi di Martino Midali (con l’assidua presenza di Simonetta Chinelli). Alessandra, Simona, Veronica, Djulia, Lina, Enrica, Renata, Paola, Elisabetta, Elena, Chiara, Paola, Cristina, Roberta, Maia, Monica, Annalisa, Laura, Laura, Donatella. Solo i nomi di battesimo, per queste donne che hanno superato limiti e barriere mettendosi in gioco sul tappeto rosso del Salone di palazzo Gotico. I numeri contano, e ce li ricordano i medici.
Parla Dante Palli, direttore della Breast Unit di Piacenza, sul proscenio con la giornalista dell’Editoriale Libertà Nicoletta Bracchi, assieme alla dg dell’Ausl Paola Bardasi e a tutto lo staff medico, dalla primaria di Oncologa Elisa Anselmi (da lei un confortante messaggio sul miglioramento nel trattamento del tumore metastatico) al neo direttore del Centro Salute Donna Maurizio Rago (con un affondo sull’uso dell’IA nella diagnostica) alla responsabile di radioterapia Ilaria Moschini e all’intero staff.
Spiega, il senologo Palli, di numeri che fanno bene al cuore: perché se 407 diagnosi nel 2024 di tumore al seno a Piacenza sono state tante, troppe, c’è anche quel 90.3% di sopravvivenza a 5 anni, fra le donne dell’Emilia Romagna (contro la media nazionale del’88%) che fa ben sperare. E c’è chi a quei numeri ha messo sopra una faccia, un volto, una storia. Come Simona (Peretti) che, ai microfoni dei giornalisti, racconta della sua vigilia di Natale 2024, quella telefonata che la raggiunge per comunicarle la diagnosi che le cambierà la vita.
«Da lì è venuta la mia storia», dice sorridente, semplicemente, e quasi avresti voglia di abbracciarla. Simona e tutte le altre donne, donne di tutte le età, alcune poco più che ragazze, altre ragazze coi capelli sale e pepe, hanno sfilato sulla passerella con orgoglio, coraggio, passione. Non ci sono stati soltanto sotto i riflettori i (bellissimi) capi di Midali da esibire, ma soprattutto la forza di chi sta combattendo ogni giorno la sua battaglia personale, e ne ha fatto tesoro comune con altre donne. La sfilata -applauditissima e commovente, in prima fila anche la sindaca Katia Tarasconi - era stata preceduta da un’esibizione di danzaterapia da parte di pazienti e ospiti. Un quadro coreografico suggestivo, fili che si rincorrono e uniscono cuori distanti.
«Questa performance - ha spiegato la coreografa di danzaterapia Giorgia Orsi - racconta il viaggio di chi incontra il tumore al seno. All’inizio c’è la vita che scorre libera, poi la notizia che ferma il tempo. La malattia stringe, immobilizza, toglie respiro. Ma nel silenzio nasce una nuova forza: il corpo ritrova ritmo, voce e colore. Grazie a una rete di mani e di cuori, la danza si fa rinascita, libertà, vita che ricomincia». Sull’intera edizione, la grazia delle donne di Armonia, con la presidente Erika Caffi, che con le sue “sorelle” e volontarie costituisce un inarrestabile motore di solidarietà nel ca mpo della sanità e della sensibilizzazione al tumore al seno. Lo screening ha superato soglia 80% di adesioni. Ma si può fare ancora meglio.

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