Piacenza ricorda le vittime della Pertite: «Ferita mai rimarginata»
Due esplosioni devastarono lo stabilimento e gettarono nel terrore interi quartieri della città. Il bilancio fu drammatico: 47 persone persero la vita e circa 800 rimasero ferite
Alice Morelli
|2 ore fa

- © Mauro Del Papa
Ci sono date che una città non può dimenticare e l’’8 agosto 1940, è una di quelle. L’Italia era entrata in guerra da meno di due mesi. Proprio nel pieno della Seconda guerra mondiale, Piacenza fu sconvolta da una terribile esplosione all’interno dello stabilimento della Pertite, dove si lavorava alla produzione di materiale bellico. Due esplosioni devastarono lo stabilimento e gettarono nel terrore interi quartieri della città. Il bilancio fu drammatico: 47 persone persero la vita e circa 800 rimasero ferite.
Durante la commemorazione avvenuta stamattina, sabato 8 agosto, davanti al memoriale di Piazzetta Pescheria di Piacenza, il Vicesindaco Matteo Bongiorni ha ricordato ai numerosi presenti quanto accaduto ottantasei anni fa. Portando al centro dell’attenzione diverse tematiche: «Siamo ancora qui a chiederci cosa non abbiamo saputo imparare e cosa non sia cambiato nel corso dei decenni – ha spiegato nel suo discorso Bongiorni - Che il lavoro, come le armi, può essere strumento di morte. E che l'omertà può uccidere due volte». Al centro il sempre attuale problema delle vittime sul luogo di lavoro.
«Quella del lavoro è una ferita che non si è mai rimarginata – ha aggiunto Giuliano Anselmi, Vicepresidente di Anmil Piacenza – ancora oggi le cronache ci ricordano che si continua a morire sul lavoro e i numeri ci dicono che il problema non intende arrestarsi. A Piacenza le vittime sono aumentate del 9.8%, dunque quasi il doppio della media nazionale». Si è parlato poi di verità, dato che a distanza di decenni ancora non si conoscono le cause dell'esplosione, ma anche dell’investimento sull’industria bellica: «si tratta di una tematica attuale - ha aggiunto Bongiorni - Dietro alla parola riarmo, si nascondono persone che vengono derubate della propria vita».
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