Piano Cave da rivedere, servono materiali per lavori a tangenziale, Ss 45 e casello di San Nicolò
Avviato in consiglio provinciale l'iter per una variante al Piae. Si ipotizza un aumento delle estrazioni in Val Trebbia
Thomas Trenchi
|3 ore fa

Sabbia, ghiaia, argilla e non solo. Nel sottosuolo ci sono materie essenziali per dare concretezza alle opere pubbliche. Inevitabile, dunque, ipotizzare un aumento delle estrazioni in zona Val Trebbia per “sfamare” quello che sarà il cantiere della nuova statale 45 nel tratto tra Rivergaro e Cernusca, così da «evitare l’arrivo massiccio di camion provenienti da altri territori». Ma anche, ad esempio, per i tanto attesi lavori di completamento della tangenziale di Piacenza, con l'ipotesi di un casello autostradale fra San Nicolò e Rottofreno.
A mettere sul tavolo questi scenari è Paola Galvani, consigliera provinciale delegata alla pianificazione delle attività estrattive, che ha illustrato nell'aula di corso Garibaldi il monitoraggio del Piae, il Piano delle attività estrattive: una «radiografia» delle cave presenti nel nostro territorio, destinata a definire, con la nuova variante che sarà predisposta nei prossimi mesi, i criteri precisi per ogni Comune e ricalibrare le quantità di materiali disponibili secondo i fabbisogni concreti. In altre parole, quanto e cosa si potrà scavare dal sottosuolo, partendo appunto dai dati contenuti nel documento. Ogni decisione dovrà essere assunta dalle amministrazioni comunali.
«Diamo avvio all’iter procedurale del nuovo piano – spiega – per aggiornare i dati sulle cave, capire quali poli sono attivi, esauriti o mai attuati e rendere il piano più flessibile alle esigenze reali».
Un esempio pratico: «A Boscone Cusani i quantitativi sono azzerati: la cava non esiste più, di fatto. Nella variante valuteremo se cancellarla definitivamente». Altri casi saranno analizzati singolarmente.
Sul fronte dei numeri, su 46 Comuni, 32 hanno previsioni estrattive, 14 restano esenti. Il piano precedente prevedeva 34,4 milioni di metri cubi di materiali, ma solo il 81% è stato recepito nei piani locali, pari a 27,7 milioni di metri cubi. Tradotto: molto materiale resta inutilizzato, tra poli inattivi e una domanda di mercato inferiore alle attese.
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