Caso dei "libri gender", assolti i post di De Nittis: «Non infangò Zanardi»
La consigliera comunale FdI querelò la dirigente della coop Infrangibile per avere scritto: «Sai cos'è una biblioteca?». La Cassazione: non è diffamazione

Gustavo Roccella
|1 ora fa

Gloria Zanardi e Michela De Nittis
Avere scritto sui social: «Sa cos’è una biblioteca la Zanardi? Dabon?? Incredibile», non è stato diffamatorio nei confronti della consigliera comunale di FdI, è «la manifestazione del proprio pensiero di non condivisione». Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza che chiude un contenzioso iniziato sei anni fa dopo che Gloria Zanardi presentò in Comune un’interrogazione per sapere se nel catalogo della biblioteca civica Anguissola ci fossero volumi per l’infanzia «orientati dall’ideologia gender», libri che, a suo avviso, mirano a «instillare, a tutti i costi, nelle coscienze dei bambini idee e concetti che vogliono alterare la serena visione dell’esistenza secondo natura e soprattutto della famiglia naturale».
Era il settembre 2019 (Zanardi all’epoca era consigliera di maggioranza a sostegno della giunta Barbieri), sui social network fu un’inondazione di commenti polemici con l’iniziativa dell’esponente di FdI che fece poi sapere di avere messo nel mirino tutti quelli in odore di diffamazione. Fioccarono una trentina di querele. Una venne recapitata a Michela De Nittis, sindacalista Si Cobas, vicepresidente della cooperativa dell’Infrangibile, candidata alle elezioni regionali del 2024 nella lista di Potere al Popolo, Pci e Rifondazione comunista.
Nel 2023 era arrivata la sentenza di primo grado che quella diffamazione, che ora la Cassazione nega, l’aveva riconosciuta seppur in forma lieve.

