Appaltone luce e calore, scontro in Consiglio sul "debito fuori bilancio"

Piacenza, l’opposizione accusa la maggioranza di «superficialità» e «pressapochismo», mentre l’amministrazione rivendica un approccio basato su «criteri prudenziali»

Gustavo Roccella
Gustavo Roccella
|1 ora fa
Il Consiglio comunale di Piacenza
Il Consiglio comunale di Piacenza
1 MIN DI LETTURA
È quello riferito al contenzioso legale sul maxi appalto in Ppp (partenariato pubblico-privato) per la gestione di luce e calore il “debito fuori bilancio” che ha scaldato ieri il consiglio comunale, con l’opposizione che ha accusato l’amministrazione di «superficialità» e «pressapochismo» e la maggioranza e la giunta che hanno ribattuto rivendicando l’opportunità di una condotta ispirata a «meritori criteri prudenziali».
Delle otto cause che hanno visto il Comune condannato al pagamento di spese legali la più discussa è stata la sentenza del Tar che nel 2025 ha prescritto a Palazzo Mercanti di ottemperare a un precedente pronunciamento dei giudici che in sostanza non ha ritenuto ammissibile il diniego di acceso agli atti di gara opposto a Getec Italia, società di una delle cordate partecipanti al bando vinto dal gruppo Edison. Se il Comune, in prima battuta, aveva valutato corretto differirne l’accesso fino alla conclusione della fase valutativa delle (tre) proposte di candidatura all’appalto, il Tar lo scorso maggio ha accolto l’istanza di Getec ordinando all’ente «l’ostensione integrale della documentazione richiesta entro 30 giorni, salva motivata esclusione di segreti tecnici/commerciali».
Gli uffici di Palazzo Mercanti il 3 giugno hanno «reso disponibile parte della documentazione, con oscuramenti limitati al know-how comprovato». Getec ha però ritenuto non rispettato il dispositivo del Tar, e ha perciò proposto ricorso in ottemperanza al fine di ottenere l’accesso integrale. Il Comune ha contestato la richiesta a «tutela di par condicio e segreti industriali», ma il Tribunale (sentenza del 10 novembre) ha dato ragione a Getec ordinando l’ostensione integrale entro 30 giorni. Palazzo Mercanti, pur ritenendo che in giudizio si sia «comunque evidenziata la correttezza dell’azione amministrativa in quanto l’ente ha esercitato un bilanciamento prudente sugli oscuramenti» senza «ipotesi di dolo o colpa grave accertati o rilevabili», ha provveduto a fornire integralmente la documentazione richiesta, e ad accantonare a bilancio la somma di 1.760 euro che il Tar lo ha condannato a versare per il pagamento delle spese processuali e la rifusione alla controparte del contributo unificato.