Elezioni 2027, a un anno e mezzo di distanza confronto già aperto
Interviste ai capigruppo del consiglio comunale di Piacenza
Thomas Trenchi
|2 ore fa

Immagine d'archivio del consiglio comunale di Piacenza
Il consiglio comunale di Piacenza torna in aula lunedì 19 gennaio, archiviata la pausa natalizia e soprattutto la "maratona" di fine anno, la più lunga di sempre, che ha portato all'approvazione del bilancio 2026-2028. Ma il calendario politico corre più veloce delle sedute consiliari: con il 2026 iniziato, per l'amministrazione Tarasconi si apre l'ultimo tratto di mandato. Diciotto mesi alla fine, poi il voto del 2027. Nei partiti il confronto è già aperto: chi dovrebbe essere il candidato sindaco delle rispettive coalizioni? Il centrosinistra auspica un Tarasconi-bis? Lo abbiamo chiesto ai capigruppo di palazzo Mercanti.
Dalla maggioranza arrivano segnali di apertura, ma senza accelerazioni ufficiali. Luca Dallanegra, capogruppo della civica Per Piacenza, non ha dubbi: «Credo che una ricandidatura di Katia Tarasconi sarebbe importante e naturale. In questi anni ha dimostrato serietà, capacità di governo e tenuta nei momenti più difficili. Dare continuità al suo lavoro significa anche rinnovare un rapporto di fiducia con la città, basato su responsabilità, coerenza e impegno quotidiano».
Più prudente il Pd, con Andrea Fossati: «È prematuro parlare delle prossime elezioni, lasciamo questo argomento volentieri al centrodestra, che ne ha parlato di recente proprio al termine della maratona sul bilancio. La carne al fuoco adesso è tanta, non possiamo correre il rischio di tirare ora le somme, distraendoci. Alla fine del percorso sicuramente ci confronteremo con la sindaca Tarasconi, che ha tutte le carte in regola per un bis».
Continuità anche per Boris Infantino, Piacenza Coraggiosa: «È ancora presto per parlare di candidato sindaco. Sicuramente dovrà essere in continuità con l'esperienza di questa amministrazione per finalizzare i progetti di lunga durata».
Caterina Pagani, Piacenza Oltre, guarda al baricentro politico: «Non credo che i tempi siano maturi per l'identificazione di un candidato sindaco. A Piacenza si deve saper convergere verso un centro che politicamente tutti vogliono ma che non si lascia imbrigliare facilmente. Su questo punto credo che Katia Tarasconi abbia fatto centro e se volesse ricandidarsi saprebbe farlo ancora».
Più critica Claudia Gnocchi, gruppo misto: «Credo che una riflessione sullo stile troppo decisionista che ha caratterizzato questa consiliatura vada sicuramente fatta. Non è importante per ora un discorso sulla persona, quanto sulle modalità di rapporti politici fra sensibilità diverse che compongono la maggioranza e che hanno fatto vincere il centrosinistra nel 2022. È chiaro che fra i temi assolutamente da riproporre in maniera più incisiva ci devono essere ambiente e partecipazione».
Sul fronte opposto, il centrodestra prende tempo ma alza il tiro. Sara Soresi, Fratelli d'Italia: «Credo sia ancora presto per indicare possibili candidati. Dal mio punto di vista, penso sia importante che la coalizione resti unita e proponga un profilo di rottura, capace di intercettare anche chi da tempo non partecipa al voto, garantendo rinnovamento e concretezza».
Patrizia Barbieri, ex sindaca e capogruppo della civica di centrodestra, affonda: «Piacenza ha più che mai bisogno di una persona amministrativamente competente, concreta e allo stesso tempo umanamente capace di aggregare, ascoltare i bisogni della città e dialogare con la comunità, cosa che è clamorosamente mancata in questi anni».
Per la Lega, Luca Zandonella punta sull'unità: «Il centrodestra a mio avviso per vincere deve raggruppare tutte le anime come fatto nel 2017 e darsi obiettivi concreti e attuabili. Con un programma chiaro per i cittadini ed un candidato di spessore, possiamo vincere le elezioni, come già avvenuto in passato».
Nel campo progressista dell'opposizione, invece, Stefano Cugini, capogruppo di Alternativa per Piacenza, sposta il confronto su un altro piano: «Peccato, vedo che si parte ancora dal nome. Brutto inizio. Cinque anni fa, con Dagnino e Rabuffi pensammo al percorso di Alternativa per Piacenza, di cui il PD era perno. Sognavamo la casa comune del centrosinistra. Sappiamo come è andata. È questione di metodo. Noi lo ribaltammo. Prima i contenuti. Il Pd a Piacenza ha chiaro cosa vuol fare? Io non l'ho ancora capito. A sinistra è in debito di credibilità. Ammesso che lo voglia, deve ripartire da lì. Farà questo sforzo o avanti col »Francia o Spagna, purché se magna?« Bisogna dare respiro lungo alla visione politica. Se il fine continuerà a giustificare i mezzi, che senso ha parlare di nomi?».
Chiude Filiberto Putzu, Liberali: «Nel centrodestra molti consiglieri comunali attuali ambiscono a questo ruolo, ma non ritengo che, se l'obiettivo è tornare alla guida della città, la scelta ricadrà su uno di loro. Serve una figura pragmatica e concreta, che conosca a fondo le dinamiche locali, sociali e politiche, capace di trasformare le dichiarazioni d'intenti in fatti, di parlare e agire con chiarezza, senza dimenticare la dimensione umana».

