Polveri alle stelle: l’aria “malata” ha già collezionato 19 bollini rossi
Dal primo gennaio sono gli sforamenti registrati a Piacenza sui 35 consentiti
Cristian Brusamonti
|17 ore fa

Il monte Lesima emerge come un'isola dal mare di nebbia, visto dalla seggiovia Pian del Poggio, sul monte Chiappo (foto dalla pagina Fb "Guidanaturalistica in Oltrepò Pavese")
Temperature in su, cieli sereni e aria di primavera. E allora tanti, tantissimi, negli ultimi giorni sono tornati all’aperto, a camminare, nei parchi, tra i campi, tornando a respirare a pieni polmoni. Peccato che la settimana appena trascorsa fosse tra le peggiori in termini di qualità dell’aria, per quanto riguarda le polveri sottili in pianura: così, ingannati dal meteo, i piacentini hanno fatto il pieno di sostanze potenzialmente dannose. A dare un quadro decisamente preoccupante, anche se non nuovo, sono i dati dell’Agenzia regionale prevenzione ambiente energia (Arpae) che da inizio 2026 riconferma un trend che sembra impossibile da invertire.
La causa dell’anticipo di primavera e del ristagno di aria pesante è la stessa: un robusto campo anticiclonico africano che ha fatto incredibilmente schizzare lo zero termico a 3.000 metri di quota e, al tempo stesso, ha “schiacciato” al suolo le sostanze inquinanti e le nebbie. In questi giorni, tra una finestra di cielo azzurro e l’altra, il grigiore della nebbia l’ha fatta da padrone: emblematica l’immagine delle vette del monte Penice e del Lesima che spuntano da un mare di nebbia sottostante, uniche alture piacentine in grado di vedere la luce del sole. Sotto i 1.400 metri, solo grigiore e inquinamento. Anche quando i cieli sono apparsi sereni visti da terra, le immagini satellitari raccontano tutt’altro: una patina di smog su tutta la pianura padana, un velo lattiginoso che non lascia scampo.

Veniamo ai dati, considerando le rilevazioni della qualità dell’aria nel punto tradizionalmente peggiore: la centralina fissa di Arpae posizionata in via Giordani, a Piacenza. Nell’ultima settimana di febbraio, la situazione è stata da bollino rosso per almeno 5 giornate (dal 22 al 26 febbraio) nelle quali la concentrazione media di polveri sottili (Pm10) è stata oltre la soglia di legge di 50 µg/m3 (microgrammi al metro cubo). È lo stesso limite che si usa per calcolare i cosiddetti “sforamenti” dei valori: ne sono consentiti al massimo 35 nell’arco dell’anno. Se calcoliamo i valori delle centraline cittadine di via Giordani e Montecucco, dal 1 gennaio al 28 febbraio sono già stati “bruciati” 19 giorni di sforamenti consentiti, più della metà. Per altrettanti giorni, la media giornaliera di polveri sottili è stata sempre sopra i 50 µg/m3.
La giornata limite è stata il 17 gennaio, quando in via Giordani si sono toccati i 73 µg/m3, quasi al limite della soglia rossa. Molto simile a quanto accaduto mercoledì scorsi 25 febbraio, coi 72 µg/m3 registrati alla centralina di Besenzone, 71 µg/m3 a Montecucco e 61 µg/m3 a quella di Lugagnano. Assente il dato di via Giordani, che si suppone in linea o superiore agli altri. Nel dettaglio, quindi, in questo 2026 la principale centralina ha già fatto rilevare 18 sforamenti; a Montecucco sono stati 7, sei a Besenzone e 4 a Lugagnano. Nei prossimi giorni, è attesa anche la polvere dal deserto del Sahara, che non aiuterà la situazione.
Gli articoli più letti della settimana
1.
Il Conservatorio accende la città: dal 2 marzo al via le Jam Sessions all'Irish Pub
2.
Sfoghi di solitudine agli Orti di via Degani: «Scrivete, vi ascolto»
3.
Confesercenti Piacenza: dalla prevenzione ai controlli, più sicurezza per i pubblici esercizi
4.
Recuperati 28 alloggi popolari semidistrutti da inquilini vandali

