Addio a Goffredo Fofi, intellettuale «con energie superiori»
Così Bellocchio parlava del collega con cui aveva diretto i "Quaderni Piacentini". Il ricordo di Gianni D'Amo
Elisabetta Paraboschi
|10 mesi fa

Fofi ritratto con Cherchia e Bellocchio
Per Piergiorgio Bellocchio era «il facitore di riviste dotato di energie superiori». L'intellettuale fuori dal coro Goffredo Fofi è mancato a 88 anni. Critico letterario e cinematografico, saggista, educatore, intellettuale ma soprattutto animatore di riviste: faceva parte del cosiddetto «triumvirato direzionale» di "Quaderni Piacentini”, la rivista fondata nel 1962 da Grazia Cherchi e appunto Bellocchio e a cui Fofi incominciò a collaborare dal 1963, entrando poi nella direzione nel 1966.
Sulla rivista, che ben presto divenne un laboratorio politico e culturale e si distinse come organo di dibattito e di confronto per la sua apertura internazionale e lo spirito critico e anticonformista, Fofi curava principalmente una rubrica di cinema molto seguita dai lettori: lui, Cherchi e Bellocchio facevano tutto da soli, dalla redazione alla tipografia, dal rapporto con i collaboratori e con le librerie.
«Piergiorgio diceva sempre che Goffredo era dotato di energie superiori – ricorda Gianni D'Amo – era in grado di non far mancare mai i suoi pezzi di critica cinematografica e nel contempo riusciva a intessere relazioni, a creare ponti con Milano, Torino e Parigi. Era, sempre secondo Bellocchio, un "facitore di riviste”: basti pensare che in mezzo secolo ha fatto almeno 4 o 5 riviste importanti. Penso a quella di critica cinematografica militante "Ombre Rosse" negli anni Settanta, a "Linea d'Ombra" che negli anni Ottanta sprovincializzò l'occhio letterario in Italia, a "Lo Straniero" durato una quindicina d'anni e infine "Gli Asini", tuttora vivente».

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