Da Mussolini a Trump, il “corpo” del potente che seduce e inganna
L’insolita angolazione affrontata da Antonio Scurati autore di “M.Il figlio del secolo”

Patrizia Soffientini
|8 mesi fa

Antonio Scurati in dialogo con Andrea Colamedici
Signore e signori, va in scena il corpo. E mentre il leader dei Baustelle, Francesco Bianconi, confessa di credere nella resurrezione dei corpi, della carne, e ci spera perché vuole riabbracciare il padre, ecco che dieci minuti dopo l’ospite più atteso della serata, lo scrittore Antonio Scurati, autore della saga monumentale “M. Il figlio del secolo”, parla di corpo del potere per una analisi finissima su cosa significhi, su cosa produca nello sfaldamento della democrazia. Da Mussolini a Trump.
Sembra ardita la tesi? In realtà è Andrea Colamedici , l’interlocutore della serata d’esordio del Festival, anche questa foltissima di pubblico in piazza, a porgere il tema ricordando come Benito Mussolini fosse costantemente preoccupato di ingrassare, lamentoso nella malattia, lui che doveva pur reggere equilibri nazionali e internazionali. E sì, le cose stanno proprio così, raccoglie il tema Scurati, che si confessa «un po’ sgomento» di dover parlare di fronte a tante persone, ma subito si cala nell’argomento, parlando del grande frainteso che circonda la figura di Mussolini, spesso rappresentata negli aspetti di comicità, come nel film “Il Grande dittatore” di Charlie Chaplin.
« Il lato ridicolo del totalitarismo è un immenso equivoco», sbagliato liquidare la figura come fosse un buffone, un istrione, avverte lo scrittore. « Il fascismo non è stato una commedia, ma una tragedia politica terribile».
Però a Mussolini Scurati dà atto di un grande intuito, di una intelligenza all’avanguardia nella capacità di capire e quindi di «sedurre» le masse . Tema all’epoca attualissimo ma mai sperimentato prima se ai tempi di Giolitti gli elettori neppure conoscevano i volti dei politici, chiusi nelle stanze separate e segrete del potere. Mussolini è il primo a dare centralità politica al corpo del leader.
«Fu rivoluzionario nell’esibire «anche oscenamente» il corpo, la sua nudità quando trebbiava il grano per esempio». E gli è maestro Gabriele D’Annunzio , con la sua oratoria alata e stentorea che doveva farsi sentire senza microfono fino all’ultima fila della platea.
Ma dove è l’inganno? «Il corpo, che si pone al centro della comunicazione politica in realtà la abbassa di livello, non c’è più testa che parla a testa, ma pancia a pancia».
Il corpo del leader comunica al copro elettorale tramite vibrazioni «la razionalità esce di scena e lascia spazio alla fisicità, al mito, le conseguenze sono disastrose». Il popolo si fa massa succube e quel corpo può solo adorarlo o distruggerlo, per Mussolini ci fu l’adorazione e lo «scannamento ». Fuori dalla razionalità politica, analitica delle argomentazioni, la scena si fa dunque irrazionale, mitologica, sotto una potente spinta verso l’età bambina. E non c’entra la bellezza del corpo, che vale in quanto tale perché diventa «incarnazione della volontà popolare». Via dalla dimensione democratica, si va verso quella autocratica. «Il popolo sono io qualunque sia il mio corpo» sembra dirci il potente anche più sgraziato. Un nome a caso di oggi? «Donald Trump».
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