“La donna volubile” di Loris è tremendamente attuale
Per “Teatro e oltre” in San Matteo trionfano gli attori della Società Filodrammatica Piacentina. Il 24 maggio a Cortemaggiore
Pietro Corvi
|2 ore fa

Pantalone (Giuseppe Orsi) e Rosaura (Anna Ventriglia) - © Libertà/Claudio Cavalli
Alcuni spettacoli funzionano perché sono fatti bene; altri, più rari, anche perché girano proprio bene. Il meccanismo prende e non ti molla. È il caso de “La donna volubile” di Goldoni potata in trionfo dalla Società Filodrammatica Piacentina nel suo bicentenario, diretta da Lorenzo Loris al Teatro San Matteo, dentro la rassegna “Teatro e oltre”. Due sold out pieni, seconda serata ancora più tesa, più giocata.
Goldoni costruisce una macchina perfetta, divertente da far girar la testa ma anche formativa nelle sue venature crudeli: Rosaura cambia. Cambia amore, idea, prospettiva nel tempo di un respiro. Florindo, Lelio, Anselmo: nessuna scelta tiene. Attorno, padre, sorelle e servi vengono risucchiati in un intreccio che si moltiplica e si ribalta. In superficie è capriccio; sotto, una vertigine.
Su questa linea si innesta il lavoro di Loris, che evita ogni restauro e costruisce un dispositivo essenziale, pieno di ritmo e brio mai a scapito delle umanità sulla giostra. La scena a cuneo sormontata dagli scorci veneziani dipinti da Paolo Paradiso spinge l’azione e concentra l’attenzione, attori sempre presenti, una cornice metateatrale leggera ma decisiva. Una regista e un assistente osservano e intervengono: non un’aggiunta, ma il modo per farci capire qualcosa in più, mostrando anche il teatro mentre accade. Ma il gioco parte forte, prende subito velocità. Ed è lì il piacere: l’intreccio a matriosca, i rilanci continui, promesse che si smentiscono nel giro di una battuta. La compagnia numerosa e compatta tiene il ritmo con sicurezza rara.
Al centro, Rosaura. Anna Ventriglia la tiene sul filo: eccessiva ma controllata, comica e insieme scoperta, attraversata da una crepa che non si ricompone. Attorno, le traiettorie si incrociano con precisione: il Pantalone veneto di Giuseppe Orsi, godibilissimo tra autorità e smarrimento; la Diana di Anna Signaroldi, molto brava, non vuole un marito da servire ma uno che le scaldi i piedi; l’elegante Eleonora manovratrice di Ornella Bergonzi; la Beatrice di Selena Buzzetti, integra e risoluta. I pretendenti: Florindo, disegnato con espressività da Marcello Tassi, e il Lelio larmoyant di Elia Passeri. Uno spasso autentico, con una certa profondità, i servi: la Colombina di Flora Croce, bomber e gomma in bocca; la Corallina di Sara Gurnari, più vibrata, più esposta; il Brighella di Nando Rabaglia, cialtrone e salterino coi piedi in due scarpe, perfetto tra zecchini e promesse. La chicca è però l’Anselmo montanaro di Giovanni Vallisa, gutturale e allergico alle finzioni. La scarica che rompe il sistema; ogni sua entrata cambia l’aria. Tengono il filo ai margini, la regista di Annarosa Zanelli e l’assistente di Passeri, Lorenzo Cammi al rullante oltreché Dottor Balanzoni, la Cameriera e il Servitore di Laura Scaglioni e Gian Pietro Taina e la tromba di Enrico Merli.
Chi troppo vuole nulla stringe e dopo tante “scuffie”, gonne e “calderoni”, la presa di coscienza di Rosaura nel finale sarà fuori tempo massimo. Tutti con una direzione, tranne lei. La chiosa platonica affidata alla “regista” ormai ubriaca di whiskey apre spiragli ulteriori e offre un segreto sussurrato un po’ Nouvelle Vague. Non lo sentiamo ma ne siamo stati testimoni. Applausi lunghi, convinti per uno spettacolo che meriterebbe di bucare i confini provinciali. Intanto si replica il 24 maggio al Teatro Duse di Cortemaggiore.











