«Piacenza città universitaria in crescita, il Politecnico deve dialogare con il territorio»
Il prorettore Luigi Colombo a “Lo Specchio”
Matteo Prati
|1 ora fa

Ultima puntata stagionale prima della pausa estiva per “Lo Specchio”, il programma di Telelibertà curato da Nicoletta Bracchi che racconta i protagonisti del territorio attraverso immagini, ricordi e percorsi personali. Ospite della serata Luigi Colombo, prorettore del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Piacenza, protagonista di un dialogo che ha intrecciato università, innovazione e futuro della città.
«Piacenza mi ha sorpreso per il suo dinamismo e per la capacità di creare relazioni tra realtà diverse – ha raccontato Colombo – in questi primi mesi ho vissuto un viaggio intenso dentro le dimensioni civili, industriali e sociali della città». Un’esperienza iniziata ufficialmente il primo gennaio 2026 e accompagnata fin da subito da un forte senso di accoglienza: «Mi avevano detto che Piacenza mi avrebbe accolto bene, ed è stato davvero così».
Nel corso della trasmissione Colombo ha ripercorso anche la propria lunga storia accademica, nata e cresciuta all’interno del Politecnico di Milano, passando dagli anni da studente fino ai ruoli di ricercatore, docente e oggi prorettore. Una “maratona” universitaria che lo porta ora a guardare al campus piacentino come a un luogo sempre più strategico. «Qui c’è il Politecnico in tutte le sue anime, dall’ingegneria all’architettura. La sfida è crescere ancora, rafforzando il legame con il territorio e aprendoci sempre di più a una dimensione internazionale». Nel suo intervento Colombo ha insistito molto anche sul rapporto tra università e città: «Il Politecnico senza il contesto piacentino perderebbe significato. Non siamo qui per fare un semplice esamificio, ma per costruire relazioni, ricerca e opportunità».
Brianzolo di origine, nato a Milano, il prorettore ha spiegato di voler guidare il Politecnico nel segno di un’evoluzione equilibrata, senza strappi: «Non credo nelle rivoluzioni che cancellano ciò che esiste. Mi piace rinnovare nella continuità. Qui a Piacenza il Politecnico è già presente con entrambe le sue anime, ingegneria e architettura, entrambe ben radicate. Ora dobbiamo svilupparle ancora di più». Tra le direttrici indicate, l’ampliamento dell’offerta formativa e la dimensione internazionale: «Stiamo lavorando a nuovi corsi legati alle esigenze del territorio e a una crescente internazionalizzazione, fondamentale per il Politecnico e per una Piacenza sempre più città universitaria». Un legame che passa dal dialogo costante con le imprese, come dimostrato dagli incontri tra aziende e studenti organizzati nelle scorse settimane nella sede di via Scalabrini.
E' emersa anche una riflessione sul futuro della tecnologia e dell’intelligenza artificiale: «Ogni rivoluzione tecnologica cambia il modo di lavorare, ma non penso che strumenti capaci di facilitare il lavoro possano sostituire il valore umano». Uno sguardo rivolto anche alla città: «Credo che nei prossimi vent’anni vivrà una fase di forte apertura e le università stanno contribuendo a questo cambiamento». Il polo piacentino del Politecnico sfiora oggi le 600 matricole all’anno tra Architettura e Ingegneria. «La vera sfida sarà trattenere gli studenti, creando opportunità insieme a imprese e territorio». Infine una riflessione sul ruolo della didattica: «Gli studenti non sono vasi da riempire. Per me resta fondamentale trasmettere esperienza e costruire un dialogo autentico con i ragazzi». Accanto alla formazione e alla ricerca, il Politecnico punta sempre più anche sulla propria funzione culturale e sociale. «Vedo un Politecnico sempre più integrato nello scenario piacentino. Oggi abbiamo una responsabilità importante: far comprendere come usare la tecnologia in modo consapevole, evitando di diventarne schiavi».
“I giovani di oggi? L’università deve imparare a dialogare con loro”
Il prorettore del Politecnico ha sottolineato come oggi il polo piacentino offra percorsi sempre più articolati e collegati al mondo del lavoro: «Pur nelle dimensioni di un polo territoriale, qui garantiamo già una formazione ampia sia nell’ingegneria sia nell’architettura. Non è più necessario andare sempre a Milano per trovare opportunità qualificate». Tra le novità illustrate anche il nuovo percorso internazionale in Industrial Engineering, in partenza dal settembre 2026: «Nasce da una richiesta concreta del territorio e delle imprese. È un percorso interdisciplinare pensato insieme alle aziende, che integra l’esperienza professionale fin dai primi anni di studio e permette agli studenti di entrare subito in contatto con il mondo produttivo. L’errore più grande è pensare che i giovani di oggi siano come eravamo noi alla loro età. Sono figli di un tempo diverso e l’università deve imparare a dialogare con loro».
Il professore poi raccontato le radici culturali della propria formazione: «Da bambino vivevo in un mondo di miti, dei ed eroi. Mia madre mi leggeva Esopo, Fedro e la mitologia greca, per questo il liceo classico è stata una scelta naturale». Infine il ricordo della scelta universitaria: «Alla fine del liceo ero indeciso tra strade diverse, poi l’ingegneria è diventata il mio posto nel mondo». E parlando delle proprie radici aggiunge: «Crescere tra città e campagna, grazie anche a mio nonno, mi ha lasciato un legame molto concreto con il territorio». Tutte le puntate sono disponibili anche on demand sul sito di Libertà.

