Dagli anolini al jalebi, dai pisarei alle pupusas: geografia dei sapori
Indagine di Libertà nel variegato mondo della gastronomia etnica nel territorio piacentino
Thomas Trenchi
|9 mesi fa

A Piacenza, la geografia dei sapori si sta riscrivendo. Accanto a tortelli, anolini e pisarei, oggi c’è un mondo culinario che parla hindi, spagnolo, arabo, rumeno. Un mondo fatto di profumi intensi, ricette di famiglia e ingredienti che raccontano viaggi, nostalgie e nuove integrazioni. A testimoniarlo sono le insegne di negozi, market e ristoranti etnici che, negli ultimi anni, stanno ridefinendo il “paesaggio" commerciale urbano.
Passeggiando tra viale dei Patrioti, via Conciliazione, piazzale Libertà o Borgo Faxhall, si entra in piccole enclave gastronomiche internazionali. Nel suo market indiano, ad esempio, Jamal mostra orgoglioso jalebi e chevdo gujarati, tra fagioli mungo, spezie, fieno greco essiccato e chips di banana. In una tavola calda con le bandiere di Ecuador ed El Salvador, Elias cucina “encebollado” e “pupusas”, mentre Luz Maria Cornelius, dominicana, serve arroz moro a una clientela mista di italiani, arabi e cinesi. Anche la spesa quotidiana cambia volto: le macellerie halal, i negozi latini con farina di manioca e mate argentino, e i market dell’Est con vareniki, pelmeni e kefir riflettono una nuova normalità. Irina, moldava, vende prodotti da dieci Paesi diversi: “A Piacenza ormai ci sentiamo a casa”.
Questa trasformazione ha un volto numerico preciso. Dal 2015 al 2025, le imprese alimentari a Piacenza sono diminuite del 12,3%, passando da 618 a 542, ma quelle guidate da stranieri sono quasi raddoppiate (+90,3%), salendo da 62 a 118. Nei settori della carne e della frutta e verdura, mentre i numeri generali calano rispettivamente del 13,8% e 23,7%, le imprese straniere crescono del 122,2% e 116,7%. Secondo i dati dell’Ufficio studi della Camera di Commercio dell’Emilia, Cina e Marocco guidano la classifica degli imprenditori individuali nel commercio alimentare e nella ristorazione.
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