«Ho le ossa fragili ma studiare il coreano mi ha resa più forte»
Chiara Mazzocchi dopo il Gioia e la facoltà di Lingue Orientali a Cà Foscari ha trascorso sei mesi a Seul per approfondire gli studi
Thomas Trenchi
|3 ore fa

Da quando è piccola i medici le dicono che è fragile. Lo è, almeno, nelle ossa: convive con l’osteogenesi imperfetta di tipo 3, forma rara che comporta fratture e difficoltà scheletriche. Nella vita quotidiana, però, si dimostra molto più forte di quanto quella parola lasci immaginare. Chiara Mazzocchi, 24 anni, piacentina, rincorre il suo sogno nelle lingue orientali, mostrando cosa significhi andare oltre i limiti del corpo.
Prima il liceo Gioia a Piacenza, poi Venezia e la Corea del Sud, a migliaia di chilometri da casa. «L'amore per le lingue è nato quasi per frustrazione: da bambina ascoltavo le canzoni straniere e mi infastidiva non comprenderle. Volevo entrare in quei mondi».
«Il legame con l'Asia - racconta la ragazza - è entrato nella mia vita attraverso anime e manga… Poi è arrivata la Corea del Sud, che mi ha conquistata con l'armonia tra modernità e tradizione e con il suo sistema di scrittura unico, l'Hangeul».
A Seul resta sei mesi. Non è semplice: «La realtà mi ha messo davanti a una lingua che richiede disciplina ferrea e a una città faticosa. Immergermi nel flusso di quella metropoli è stato travolgente».
C’è un filo che attraversa tutto: la malattia. «Significa dolore, stampelle, gestione continua delle energie. Ma sono testarda - dice Chiara - e se mi dicono "non ce la fai", trovo una soluzione alternativa. Voglio tradurre, insegnare e fare da ponte tra le culture».




