Il Viaggio della Memoria nell'abisso di Schirmeck
La terza tappa degli studenti di Piacenza al Memoriale dell’Alsazia-Mosella, dove si raccontano la nazificazione della regione e due campi di concentramento
Elisabetta Paraboschi
|2 ore fa

«Con certe cose non si scherza». Maria Veneziano, guida al Memoriale dell’Alsazia-Mosella, lo mette subito in chiaro non appena inizia la visita dei circa ottanta studenti del Viaggio della Memoria di Isrec-Istituto di storia contemporanea di Piacenza. Non si scherza con l’apologia al nazismo (e anche al fascismo) a cominciare da quando assume le forme di un saluto nazista o fascista perché lì a Schirmeck, dove sorsero due campi di concentramento di cui oggi resta poco e niente, la denuncia alla polizia scatta immediata.
Al Memoriale si ricorda un passato vissuto su un confine drammatico che ha inciso sulle vite di chi lo abitava in maniera profonda. Lo fa presente la guida mentre spiega il percorso di nazificazione a cui l’Alsazia e la Mosella sono sottoposte fra strade che vengono ribattezzate, nomi francesi che diventano tedeschi, bandiere che vengono eliminate. Più di 250mila persone da tutta Europa transitarono qui: uno dei due campi, quello di Natzweiler-Struthof, fu creato su una ex pista da sci e oggi resta una struttura fatta a vela su una collina a ricordarlo. Dell’altro, realizzato nel paese di Schirmeck per gli alsaziani ribelli, rimane solo una lapide.
Le memorie però fanno un giro strano e restano: al Memoriale si sono accumulate una dopo l’altra e le guide le raccontano in un percorso fortemente immersivo in cui noi visitatori sprofondiamo nell’abisso, come hanno fatto gli abitanti di queste zone più di ottant’anni fa. Attraversiamo ambienti che ricreano gli uffici del Reich, rievocano le atmosfere drammatiche della leva obbligatoria e della vita nel campo, ma anche la resistenza delle donne e le speranze che hanno portato alla pace e poi a pensare un’idea di Europa. Le foto e le riprese sono bandite al memoriale, farle è vietato: tuttavia, fra le tante suggestioni e storie che ci sono arrivate addosso in questi giorni, questa esperienza è una delle più toccanti e incisive che abbiamo vissuto






