«Vi racconto la camorra sotto scacco». Formisano, un cronista in prima linea
Oggi vive a Piacenza, ma ha seguito per anni le guerre tra i clan dell’area vesuviana. E adesso le racconta in un libro
Thomas Trenchi
|3 ore fa

Ciro Formisano
Ha raccontato per anni processi, faide e affari dei clan tra Napoli e provincia. Oggi vive a Piacenza per motivi familiari e di lavoro, ma continua a osservare quel mondo con lo sguardo del cronista. Ciro Formisano, giornalista del quotidiano campano Il Mattino, porta con sé un lungo percorso nella cronaca giudiziaria. Fino al 2022 ha seguito alcune delle pagine più delicate della lotta alla camorra nell’area vesuviana. «Mi sono occupato delle inchieste sulla Terra dei fuochi, partendo anche dalle confessioni rese da camorristi a sacerdoti - racconta - e ho seguito processi e indagini sui clan della zona, dall’alleanza di Secondigliano agli ex soldati di Raffaele Cutolo». Ha documentato anche le faide che hanno segnato Ercolano e Torre Annunziata e numerosi procedimenti legati alla criminalità economica, seguendo tra l’altro il processo Borsellino quater sulla strage di via D’Amelio.
Oggi Formisano continua a collaborare come corrispondente con Il Mattino. Intanto arriva anche a Piacenza il suo primo libro, Scacco alla camorra (Guida Editori). «Racconto una realtà che può sembrare lontana da qui - spiega - ma che è alla base delle mafie imprenditoriali presenti anche in Emilia». Il volume, 176 pagine, ripercorre la rinascita di Ercolano, città di cinquantamila abitanti famosa per gli scavi archeologici ma per anni segnata da una guerra tra clan. Dal 1990 al 2011 il territorio fu travolto da una lunga faida e da un vasto mercato di droga a cielo aperto. «Poi qualcosa è cambiato - ricorda - con centinaia di arresti, quaranta collaboratori di giustizia e imprenditori che hanno denunciato il racket». Il libro, con prefazione del procuratore aggiunto di Napoli Pierpaolo Filippelli, racconta questa svolta: «Boss e killer - conclude Formisano - sono stati fermati da un esercito di persone comuni».

