Aleph Game Studio: a Reggio Emilia la storia diventa gioco
Incontro con il team della piccola, ma molto significativa, casa editrice
Carlo Chericoni
|1 ora fa

I Nidi di Ragno - © Libertà/Carlo Chericoni
In questa rubrica abbiamo spesso incontrato piccole realtà editoriali italiane dedicate ai giochi da tavolo, mettendo in luce come, in questo settore, a fare davvero da motore sia più la passione che la prospettiva di grandi utili. Aleph Game Studio, piccola casa editrice con sede a Reggio Emilia, rientra a pieno titolo in questa categoria: il suo catalogo punta spesso su wargame legati a contesti e periodi ben definiti, quindi su prodotti per un pubblico esigente, attento alla sostanza del gioco e alla solidità della ricostruzione storica. Senza rinunciare, quando possibile, anche a una cura grafica di qualità. Li abbiamo incontrati per capire come nasce un titolo di questo tipo, a chi si rivolge e cosa significa oggi fare editoria “da tavolo” in Italia.
Aleph Game Studio nasce nel segno di wargame e boardgame: qual è l’idea di fondo che vi guida quando scegliete cosa pubblicare?
«I fattori che analizziamo sono principalmente tre: l’aspetto storico dell’ambientazione del gioco, l’analisi di quanto ci sia di innovativo in quel titolo rispetto a quanto già pubblicato e il livello di accuratezza delle meccaniche di gioco».
Nel catalogo convivono wargame storici e giochi ferroviari: è una scelta identitaria o una convergenza naturale del vostro pubblico?
«Sono vere entrambe le cose. Da un lato abbiamo seguito la nostra personale passione per questi due generi di giochi, dall’altro abbiamo cercato ambiti di mercato più ristretti ma allo stesso tempo molto recettivi».
«Sono vere entrambe le cose. Da un lato abbiamo seguito la nostra personale passione per questi due generi di giochi, dall’altro abbiamo cercato ambiti di mercato più ristretti ma allo stesso tempo molto recettivi».
Quale titolo del vostro catalogo pensate vi rappresenti meglio, e perché?
«Ne citeremmo due: La Belle Epoque, che, per il periodo storico in cui è ambientato, richiede un approccio diplomatico e non bellico, e Aces High, una simulazione di scontri aerei della Prima guerra mondiale che, attraverso una semplificazione del regolamento e uno studio dei materiali, ha consentito di affrontare un tema storico normalmente appannaggio dei wargame tridimensionali, basati su modellini di aerei, righelli e goniometri. L’innovazione introdotta da questo gioco riguarda un modo più semplice e intuitivo di rappresentare il movimento degli aerei nello spazio, pur trattandosi di un gioco bidimensionale».
«Ne citeremmo due: La Belle Epoque, che, per il periodo storico in cui è ambientato, richiede un approccio diplomatico e non bellico, e Aces High, una simulazione di scontri aerei della Prima guerra mondiale che, attraverso una semplificazione del regolamento e uno studio dei materiali, ha consentito di affrontare un tema storico normalmente appannaggio dei wargame tridimensionali, basati su modellini di aerei, righelli e goniometri. L’innovazione introdotta da questo gioco riguarda un modo più semplice e intuitivo di rappresentare il movimento degli aerei nello spazio, pur trattandosi di un gioco bidimensionale».

Quanto playtest serve, mediamente, prima di sentirvi pronti a pubblicare? E che tipo di community coinvolgete?
«Dipende dal gioco, dalla sua complessità e dal numero di giocatori. Mediamente, da due a tre anni. Le community coinvolte sono normalmente composte da gruppi di giocatori esperti».
«Dipende dal gioco, dalla sua complessità e dal numero di giocatori. Mediamente, da due a tre anni. Le community coinvolte sono normalmente composte da gruppi di giocatori esperti».
Un gioco storico può insegnare qualcosa senza “fare lezione”? Che rapporto avete con l’idea educativa?
«Assolutamente sì. Questo è un aspetto che abbiamo voluto sempre privilegiare. L’ambito storico e i materiali sono studiati anche per fornire una base di approfondimento della storia. Ci fa piacere ricordare ad esempio l’Università di Genova, Game Science Research Center, che ha portato proprio alcuni nostri titoli quali La Belle Epoque e Repubblica Ribelle, in fiere del settore come Play».
«Assolutamente sì. Questo è un aspetto che abbiamo voluto sempre privilegiare. L’ambito storico e i materiali sono studiati anche per fornire una base di approfondimento della storia. Ci fa piacere ricordare ad esempio l’Università di Genova, Game Science Research Center, che ha portato proprio alcuni nostri titoli quali La Belle Epoque e Repubblica Ribelle, in fiere del settore come Play».
C’è un tema storico o un “vuoto” nel panorama dei giochi che vorreste assolutamente colmare?
«È difficile trovare oggi un vuoto storico, ma sicuramente ci affascinano la rilettura e l’approfondimento di alcuni aspetti di diversi periodi. Stiamo lavorando, ad esempio, ad alcuni progetti riguardanti la Resistenza in Italia durante la Seconda guerra mondiale e a un wargame sulla Seconda guerra mondiale con un approccio innovativo e professionale nell’impostazione e nella gestione delle unità. Ma su questo non possiamo svelare di più».
«È difficile trovare oggi un vuoto storico, ma sicuramente ci affascinano la rilettura e l’approfondimento di alcuni aspetti di diversi periodi. Stiamo lavorando, ad esempio, ad alcuni progetti riguardanti la Resistenza in Italia durante la Seconda guerra mondiale e a un wargame sulla Seconda guerra mondiale con un approccio innovativo e professionale nell’impostazione e nella gestione delle unità. Ma su questo non possiamo svelare di più».
Se poteste far scoprire Aleph a un lettore che non ha mai giocato un wargame: da quale vostro titolo gli direste di partire (e con quale mentalità)?
«Sicuramente Aces High! È un gioco che permette partite brevi, della durata di poco più di un’ora, con un regolamento che, dopo una rapida spiegazione, consente di iniziare subito a giocare. Venendo invece al tema della mentalità, nei giochi storici essa deve essere sempre quella di calarsi in quel periodo, su quel campo di battaglia che ha scritto la storia. Bisogna quindi affrontarli con la consapevolezza che non si sta semplicemente tirando un dado, sperando nella fortuna, ma vivendo appieno le conseguenze che quel tiro avrà. Prendiamo ad esempio la battaglia di Waterloo, il cui esito ha determinato una svolta nella storia del mondo. Nel riviverla attraverso il gioco, non ci si può fermare semplicemente alla sfida tra giocatori: c’è qualcosa di più, cioè un modo di misurarsi con la storia e con i suoi personaggi».
«Sicuramente Aces High! È un gioco che permette partite brevi, della durata di poco più di un’ora, con un regolamento che, dopo una rapida spiegazione, consente di iniziare subito a giocare. Venendo invece al tema della mentalità, nei giochi storici essa deve essere sempre quella di calarsi in quel periodo, su quel campo di battaglia che ha scritto la storia. Bisogna quindi affrontarli con la consapevolezza che non si sta semplicemente tirando un dado, sperando nella fortuna, ma vivendo appieno le conseguenze che quel tiro avrà. Prendiamo ad esempio la battaglia di Waterloo, il cui esito ha determinato una svolta nella storia del mondo. Nel riviverla attraverso il gioco, non ci si può fermare semplicemente alla sfida tra giocatori: c’è qualcosa di più, cioè un modo di misurarsi con la storia e con i suoi personaggi».

