L’inquinamento ambientale alla base del 10% dei casidi cancro in Europa
Redazione Online
|3 anni fa

Smog, fumo, amianto, piombo, cadmio, arsenico e pesticidi sono quelli più noti.
Radon e raggi ultravioletti quelli sconosciuti, invisibili e altrettanto letali.
Sono le sostanze nocive che ogni giorno potenzialmente respiriamo per 24 ore al giorno, anche quando dormiamo.
In questi anni l’attenzione si è, giustamente, concentrata sulla qualità dell’aria: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, in Italia le morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico sono circa 60.000 all’anno, di cui la maggioranza per l’esposizione alle polveri sottili, ed è correlato all’1% circa di tutti i casi di cancro in Europa, provocando circa il 2% dei decessi complessivi ascrivibili a tale malattia. Quest’ultimo dato sale al 9 % se si considerano solo i tumori ai polmoni.
Studi recenti hanno, poi, rilevato associazioni tra l’esposizione a lungo termine al particolato, uno dei principali inquinanti atmosferici, e la leucemia negli adulti e nei bambini.
Ma considerando quello che più genericamente può essere considerato l’inquinamento ambientale (ciò dei luoghi che frequentiamo), secondo l’Agenzia europea arriviamo al 10% dei casi di cancro in Europa.
Ad esempio, l’esposizione al fumo passivo può aumentare il rischio generale d’insorgenza di tumori fino al 16% nelle persone che non hanno mai fumato.
Il 31% circa degli europei è esposto al fumo ambientale da tabacco in casa, sul lavoro, nel tempo libero, negli istituti scolastici o in ambienti pubblici.
Anche alcune sostanze chimiche utilizzate nei luoghi di lavoro e rilasciate nell’ambiente sono cancerogene e contribuiscono a provocare tumori: il piombo, l’arsenico, il cromo, il cadmio, l’acrilammide, i pesticidi, il bisfenolo A nonché le sostanze per-polifluoroalchiliche (Pfas).
Ci sono poi tutte le forme di amianto, noti agenti cancerogeni, associati al mesotelioma e a tumori polmonari, della laringe e delle ovaie.
Sebbene l’Unione europea l’abbia vietato nel 2005, l’amianto è ancora presente in edifici e infrastrutture, con conseguente esposizione dei lavoratori impegnati in attività di ristrutturazione e demolizione.
Inoltre, i tumori continuano a manifestarsi molti anni dopo l’esposizione: secondo le stime, l’amianto è responsabile del 55-88% dei tumori ai polmoni di origine professionale.
Ma ci sono anche alcuni “killer” sconosciuti. Ad esempio il radon, la cui esposizione in ambienti chiusi è correlata al 2% di tutti i casi di cancro e al 10 % dei casi di tumore ai polmoni.
Si tratta di un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore; tutte caratteristiche che non lo rendono percepibile dai nostri sensi e perciò difficile da individuare e da quantificarne la presenza.
Il radon si trova principalmente nei locali, specie quelli a diretto contatto con il suolo, come cantine, scantinati, taverne, garage, perché il terreno è la fonte principale in cui questo gas abita, con possibilità tuttavia di arrivare ad irradiarsi anche negli ambienti dei piani più alti.
Infine, le radiazioni ultraviolette naturali, causa del 4% del totale dei casi oncologici. Negli ultimi decenni, in particolare, l’incidenza del melanoma, una grave forma di cancro della pelle, è aumentata in tutto il nostro continente. Tutte le persone sono esposte quotidianamente a una certa dose di radiazioni ultraviolette, in gran parte derivanti dal sole, ma anche da fonti artificiali in campo industriale, commerciale o nel tempo libero.
Tutti questi elementi sono alla base ogni anno del 10% dei casi di cancro in Europa.
Con circa 3 milioni di nuove diagnosi e 1,3 milioni di decessi ogni anno in tutta l’Unione europea, il cancro ha ripercussioni pesantissime sulla nostra società. Anche in termini economici, stimati in circa 178 miliardi di euro all’anno.
Radon e raggi ultravioletti quelli sconosciuti, invisibili e altrettanto letali.
Sono le sostanze nocive che ogni giorno potenzialmente respiriamo per 24 ore al giorno, anche quando dormiamo.
In questi anni l’attenzione si è, giustamente, concentrata sulla qualità dell’aria: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, in Italia le morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico sono circa 60.000 all’anno, di cui la maggioranza per l’esposizione alle polveri sottili, ed è correlato all’1% circa di tutti i casi di cancro in Europa, provocando circa il 2% dei decessi complessivi ascrivibili a tale malattia. Quest’ultimo dato sale al 9 % se si considerano solo i tumori ai polmoni.
Studi recenti hanno, poi, rilevato associazioni tra l’esposizione a lungo termine al particolato, uno dei principali inquinanti atmosferici, e la leucemia negli adulti e nei bambini.
Ma considerando quello che più genericamente può essere considerato l’inquinamento ambientale (ciò dei luoghi che frequentiamo), secondo l’Agenzia europea arriviamo al 10% dei casi di cancro in Europa.
Ad esempio, l’esposizione al fumo passivo può aumentare il rischio generale d’insorgenza di tumori fino al 16% nelle persone che non hanno mai fumato.
Il 31% circa degli europei è esposto al fumo ambientale da tabacco in casa, sul lavoro, nel tempo libero, negli istituti scolastici o in ambienti pubblici.
Anche alcune sostanze chimiche utilizzate nei luoghi di lavoro e rilasciate nell’ambiente sono cancerogene e contribuiscono a provocare tumori: il piombo, l’arsenico, il cromo, il cadmio, l’acrilammide, i pesticidi, il bisfenolo A nonché le sostanze per-polifluoroalchiliche (Pfas).
Ci sono poi tutte le forme di amianto, noti agenti cancerogeni, associati al mesotelioma e a tumori polmonari, della laringe e delle ovaie.
Sebbene l’Unione europea l’abbia vietato nel 2005, l’amianto è ancora presente in edifici e infrastrutture, con conseguente esposizione dei lavoratori impegnati in attività di ristrutturazione e demolizione.
Inoltre, i tumori continuano a manifestarsi molti anni dopo l’esposizione: secondo le stime, l’amianto è responsabile del 55-88% dei tumori ai polmoni di origine professionale.
Ma ci sono anche alcuni “killer” sconosciuti. Ad esempio il radon, la cui esposizione in ambienti chiusi è correlata al 2% di tutti i casi di cancro e al 10 % dei casi di tumore ai polmoni.
Si tratta di un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore; tutte caratteristiche che non lo rendono percepibile dai nostri sensi e perciò difficile da individuare e da quantificarne la presenza.
Il radon si trova principalmente nei locali, specie quelli a diretto contatto con il suolo, come cantine, scantinati, taverne, garage, perché il terreno è la fonte principale in cui questo gas abita, con possibilità tuttavia di arrivare ad irradiarsi anche negli ambienti dei piani più alti.
Infine, le radiazioni ultraviolette naturali, causa del 4% del totale dei casi oncologici. Negli ultimi decenni, in particolare, l’incidenza del melanoma, una grave forma di cancro della pelle, è aumentata in tutto il nostro continente. Tutte le persone sono esposte quotidianamente a una certa dose di radiazioni ultraviolette, in gran parte derivanti dal sole, ma anche da fonti artificiali in campo industriale, commerciale o nel tempo libero.
Tutti questi elementi sono alla base ogni anno del 10% dei casi di cancro in Europa.
Con circa 3 milioni di nuove diagnosi e 1,3 milioni di decessi ogni anno in tutta l’Unione europea, il cancro ha ripercussioni pesantissime sulla nostra società. Anche in termini economici, stimati in circa 178 miliardi di euro all’anno.
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