Tra i tigli in fiore a passeggio col nostro amico a quattro zampe
Il "Bosco di Fornace Vecchia" a Podenzano è una risorsa ambientale
Dea De Angelis
|11 mesi fa

Filari di tigli in fiore lungo un sentiero del "Bosco di Fornace Vecchia" di Podenzano. Cani portati al guinzaglio in passeggiata dalla cinofila Silvia Guglieri © Libertà/Dea De Angelis
Un’oasi naturale quella del “Bosco di Fornace Vecchia” che dà respiro a uno dei paesi più popolati della nostra provincia: Podenzano. Più di novemila abitanti, un bel numero, cui è stata restituita quest’ oasi verde tra il torrente Nure e i campi agricoli. «Facciamo del monitoraggio ambientale, per esempio studiamo la presenza del lupo con fototrappole - racconta Silvia Guglieri, biologa e presidente di “Fullofjoy ASD”, Società di esperti addestratori cinofili molto attiva sul territorio -. Apprezziamo il “Bosco di Fornace Vecchia” dove portiamo anche i nostri cani in passeggiata. A loro piace - come a noi - sentire il profumo del bosco, per esempio il profumo dei tigli in fiore, presenza botanica importante nell’area». «Ricorderei ai cittadini quanto sia importante tenere i propri animali d’affezione al guinzaglio quando si passeggia in natura. È un comportamento rispettoso verso gli altri visitatori ma anche verso la fauna selvatica - aggiunge Guglieri -. Non oso immaginare quante minilepri rincorrerebbero i miei cani se li lasciassi liberi».
Il “Bosco di Fornace Vecchia” è stato oggetto pochi anni fa di un progetto di riqualificazione. In buona sostanza si è cercato di contenere le presenze arboree alloctone - la robinia - per favorire piante autoctone come le querce, pioppi o gli ornielli. È un bosco che «ha radici storiche». Lo realizzò la Ditta Garrè - famosa a Piacenza per aver costruito, a fine Ottocento, un acquedotto per la città - che a fronte della concessione amministrativa, si impegnò ad acquistare i terreni di Fornace Vecchia e coltivarvi un bosco di olmi, querce e frassini. L’intenzione poi realizzata era ricreare aspetti naturalistici dell’antica fascia planiziale. «Abbiamo portato anche alcune scolaresche per fare educazione ambientale - conclude l’esperta cinofila -. La ricca biodiversità presente in questo bosco, diversa nelle stagioni, è un’ottima materia su cui far stupire i bambini». Mentre restano le api catturate dai fiori dei tigli, usciamo dal bosco e, a giudicare dal vicino apiario, il miele di tiglio - produzione 2025 - dovrebbe essere garantito.
Il “Bosco di Fornace Vecchia” è stato oggetto pochi anni fa di un progetto di riqualificazione. In buona sostanza si è cercato di contenere le presenze arboree alloctone - la robinia - per favorire piante autoctone come le querce, pioppi o gli ornielli. È un bosco che «ha radici storiche». Lo realizzò la Ditta Garrè - famosa a Piacenza per aver costruito, a fine Ottocento, un acquedotto per la città - che a fronte della concessione amministrativa, si impegnò ad acquistare i terreni di Fornace Vecchia e coltivarvi un bosco di olmi, querce e frassini. L’intenzione poi realizzata era ricreare aspetti naturalistici dell’antica fascia planiziale. «Abbiamo portato anche alcune scolaresche per fare educazione ambientale - conclude l’esperta cinofila -. La ricca biodiversità presente in questo bosco, diversa nelle stagioni, è un’ottima materia su cui far stupire i bambini». Mentre restano le api catturate dai fiori dei tigli, usciamo dal bosco e, a giudicare dal vicino apiario, il miele di tiglio - produzione 2025 - dovrebbe essere garantito.

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