Apologia animata dell’uomo comune, dal mitico Minivip al Signor Rossi

Il David alla carriera a Bruno Bozzetto: tributo al genio che ha reso i “cartoni” una forma d’arte

Alessandro Sisti
|2 ore fa
Studi di Bruno Bozzetto per la recitazione del Signor Rossi
Studi di Bruno Bozzetto per la recitazione del Signor Rossi
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Fumetto e animazione non sono la stessa cosa. Parenti stretti, certo, fratello e sorella più che cugini primi; nazioni confinanti la cui frontiera si attraversa senza passaporto o mari limitrofi le cui acque si mescolano… però non la stessa cosa. Tuttavia, per un’occasione eccezionale, possiamo fingere di non saperlo e dar libera cittadinanza a un’Officina del Fumetto che parlerà soprattutto di cinema d’animazione. È questa che state leggendo e l’occasione che spero la renda lecita è il David speciale alla carriera conferito a Bruno Bozzetto dall’Accademia del Cinema Italiano, alla quale si aggiunge l’annuncio della produzione d’una nuova serie dedicata al Signor Rossi. Per chi bazzichi poco le sale cinematografiche il Premio David di Donatello è l’equivalente nostrano dell’Oscar: fatte le debite proporzioni, d’accordo, ma neanche troppo, poiché la cinematografia nazionale resta pur sempre fra le più apprezzate al mondo. Quanto all’ottantottenne (ancorché attivissimo, lavorare con la fantasia è una terapia anti-invecchiamento) Bruno Bozzetto, disegnatore, animatore, regista e produttore, neppure ci sarebbe bisogno di presentarlo se non per sottolineare quanto multiforme, qualitativo e all’avanguardia sia stato il suo lavoro lungo quasi settant’anni di quelli che colloquialmente chiamiamo “cartoni animati”. O perfino di più, calcolando le opere iniziali ancora amatoriali, ma limitando il conto alla sfera propriamente professionale, il milanese Bozzetto debutta nel 1958 con “Tapum! La storia delle armi” ed è un esordio di lusso, con quel cortometraggio animato proiettato al Festival di Cannes. In undici minuti “Tapum!” riassume con ironia l’evoluzione dell’uomo attraverso quella delle sue più letali invenzioni, il taglio è già quello che l’autore conserverà, capace di raccontare con umorismo accattivante argomenti sui quali c’è poco da scherzare e gli guadagna da subito attenzione e collaborazioni internazionali.
Due anni più tardi nascono la Bruno Bozzetto Film e contemporaneamente il personaggio del Signor Rossi, a proposito del quale c’è parecchio da dire, per cui mi permetto di rimandarlo di qualche riga. Tanto più perché se il Signor Rossi – coll’iniziale maiuscola anche per l’appellativo “signor”, come fosse il nome di battesimo – è indubbiamente il protagonista più conosciuto di Bozzetto, altrettanto di sicuro non è l’unica creazione che l’ha reso famoso. L’accompagnano lungometraggi indimenticati e irresistibili che abbiamo visto al cinema da bambini, rivisto in tivù e magari collezionato come “West and Soda”, del 1965, che mette in parodia gli stereotipi del western per quanto riguarda eroi e trame, nonché – per chi sa guardare – la regia e le inquadrature, oppure nel 1968 “Vip – Mio fratello superuomo”, dove la satira del genere supereroistico nei fumetti (allora i cinecomics non esistevano) è un pretesto per parlare di massificazione e consumismo, e ancora il capolavoro del 1976 “Allegro non troppo”. Il titolo, dalle notazioni degli spartiti, è motivato da una struttura in episodi, ciascuno sulle note di un brano di musica classica, dal “Preludio al pomeriggio di un fauno” di Claude Debussy, dove un satiro sovrappeso e anzianotto, ma non dimentico delle velleità amorose peculiari della sua specie, corteggia invano una giovane ninfa, al “Bolero” di Maurice Ravel, che su un pianeta alieno vede la vita sorgere e svilupparsi dallo sgocciolare d’una bottiglietta abbandonata di Coca-Cola, a Dvořàk e i cavernicoli, alla malinconia dei ricordi musicata da Sibelius, a Vivaldi con un picnic visto da un’ape e addirittura una rilettura biblica per Stravinskij. Un concerto visivo che ha portato critici e cinefili a proclamare “Allegro non troppo” la risposta italiana al disneyano “Fantasia”, con meno retorica e l’amabile sarcasmo di cui Bozzetto ha fatto una cifra di stile. Pellicole sempreverdi per le quali però non ha accantonato i corti, dal simbolico “Mister Tao” premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1990, a “Cavallette”, candidato all’Oscar l’anno seguente, senza dimenticare i moltissimi – all’incirca un centinaio – inserti divulgativi per “Quark” di Piero Angela.
Nel 2000 la Bruno Bozzetto Film chiude per rinascere nel 2008 come Studio Bozzetto e la produzione continua, portando sul piccolo schermo alcune fra le serie oggi preferite dai più piccini, come quella del Topo Tip, realizzata in computer graphic 3D, o “Pino & Shinoby” e “Maestro Lorenzo”, finalizzata all’educazione musicale. Più l’imminente ritorno del Signor Rossi di cui sopra, che dal 1960 che l’ha visto nascere non è invecchiato di un giorno, almeno quanto a divertimento, poiché già all’epoca era di mezz’età. Chi non lo conosca per capirlo ha solo da guardarsi attorno, perché il Signor Rossi – il nome lo dichiara – è l’uomo comune, con le sue abitudini, le astuzie maldestre, i piccoli vizi e le banalità che ci appartengono, ma indossate da lui ci fanno ridere. Descritto così sembrerebbe un personaggio per gli spettatori adulti, eppure ha un doppio livello di lettura, grazie al quale il pubblico maturo ne riconosce le caratteristiche complesse, mentre per i bambini è semplicemente buffo. Bozzetto, con la collaborazione del quasi alter-ego creativo Guido Manuli, che insieme a lui lavorerà a tutti i corto-e-lungometraggi citati, lo inventa nel pieno di quel boom economico che negli anni Sessanta porta un benessere i cui risvolti negativi – dall’inquinamento alla solitudine, all’esasperazione della competitività – ancora non si sono manifestati. Se non per il Signor Rossi, che già li subisce tutti. Quello dell’uomo qualunque è un tema che l’autore spende anche in “Vip”, dove colui che tutti adorano è l’impareggiabile SuperVip, però a sventare la minaccia dell’omologazione definitiva è il fratello minore MiniVip, supereroe patetico e malriuscito doppiato da Oreste Lionello, al tempo voce italiana di Woody Allen. Sia di questo film sia del Signor Rossi e di “West and Soda” Bozzetto negli anni ’70 disegnerà le strisce per “Il Corriere dei Piccoli”, dunque anche il fumetto è servito. Per il suo creatore il Signor Rossi è l’italiano medio, nondimeno è una medietà (o mediocrità) condivisa internazionalmente, che lo rende ugualmente immedesimativo in Italia, Germania e Spagna con sette cortometraggi, tre film e due serie televisive, oltreché in Svizzera, dove nel 2017 la principale emittente nazionale fa incontrare dal vivo Bozzetto e il suo personaggio, interpretato dall’attore Pietro Ghislandi. Come prologo alla consegna del David di Donatello, Bruno Bozzetto è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito il cinema (nello specifico quello d’animazione, ma non solo) «eredità fondamentale del Paese», mentre il direttore di Rai Kids Roberto Genovesi ha dichiarato «Bozzetto è il padre nobile dell’animazione italiana, che ha insegnato a generazioni di autori, autrici e spettatori che il disegno animato è un linguaggio capace di unire ironia e profondità, divulgazione e poesia, sperimentazione e immediatezza popolare», confermando la produzione di una nuova serie dedicata al Signor Rossi, che andrà in onda su Rai Gulp e Rai Play. Per parte sua, ricevendo il premio l’autore ha invece commentato che «L’animazione non è un mestiere solitario. Questo David appartiene a tutta la gente del mio studio» aggiungendo «Io fornisco l’idea, ma sono loro che le danno gambe per camminare e una voce per parlare». Complimenti anche per questo, Signor Bozzetto.