Cadono le foglie autunnali ma gli alberi sempreverdi colorano i giardini d’inverno
La cura dei cedri del Libano ai Margherita: crescono in silenzio, restituendo respiro, e garantiscono un futuro allo storico parco
Dea De Angelis
|2 ore fa

L'autunno ai Giardini Margherita - © Libertà/Dea De Angelis
“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” è un detto popolare tra i più noti. Quanto è vero! Gli eventi negativi, la caduta di un albero per esempio come spesso ormai accade, specie quando causa di incidenti, spostano decisamente la nostra attenzione, molto di più di eventi positivi come tanti alberi che crescono silenziosamente. Scopriamo l’acqua calda e viviamo il detto quotidianamente dalle aperture dei giornali. Raramente raccontano eventi positivi. Passeggiando però in queste splendide giornate autunnali all’interno dei Giardini Margherita di Piacenza, di fronte alla Stazione Ferroviaria, non ci siamo fatti sfuggire la vista dei due piccoli cedri nello spazio del giardino lungo via Alberoni. Piantumati per sostituire due cedri monumentali, alti più di venti metri, persi negli ultimi anni, i due alberelli crescono, centimetro su centimetro, di mese in mese, senza fare rumore. Si notano tra le numerose piante che ombreggiano il giardino e si notano ancora di più mentre gli altri alberi perdono le foglie.

Il cedro del Libano, questa la specie che raccontiamo, è un Sempreverde di origine esotica che può raggiungere anche i trenta metri di altezza e si adatta bene in parchi o aree gioco urbane. La sua chioma è a forma piramidale e può raggiungere un’estensione importante. È una specie non invasiva, a differenza dell’ailanto, e per questo motivo viene spesso scelta da botanici e agronomi. Il cedro del Libano, introdotto in tutta Europa nel Rinascimento, lo troviamo nell’elenco degli alberi per la città stilato dai funzionari della Regione Emilia-Romagna. Come molte altre resinose (pino, abete, cipresso) rende piacevole passeggiare nei giardini anche d’inverno. I due giovani cedri del Libano, dicevamo, sostituiscono due giganti della stessa specie che sono stati abbattuti (facendo molto rumore) l’uno per cause naturali e l’altro collassato sotto il peso di una forte nevicata di sei anni fa. La messa a dimora di queste due piante tra la trentina di specie (platano, ippocastano, sofora, tasso, acero…) presenti nel giardino, soggetto a vincolo di tutela della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, per un numero complessivo di circa cento alberi rientrava in un progetto più ampio di riqualificazione dell’area. In un decennio, forse millennio, di grandi rivoluzioni ambientali, di questioni climatiche anche critiche, la cura verso quei due piccoli cedri in crescita è un gesto che dà respiro.

