Un polpo intelligente, il supereroe accorciato, Sandler ora fa sul serio
Rotta Streaming - L’oceano dei film original al setaccio: “Creature luminose” e “Diamanti grezzi” promossi, “The punisher” si può perdere
Giorgio Occhipinti
|1 ora fa

Una sequenza da "Creature luminose"
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Creature luminose
Adattamento del bestseller di Shelby Van Pelt (“Remarkably Bright Creatures”), questo film parla di Tova (Sally Field), una vecchia signora, Cameron (Lewis Pullman), un giovane smarrito e Marcellus, un polpo. Tova è una signora profondamente ferita dalla vita e lavora come donna delle pulizie in un acquario. In una delle vasche vive Marcellus, polpo estremamente intelligente che riesce a capire gli esseri umani. I due, pur non parlandosi direttamente, hanno un rapporto speciale, si fanno compagnia e forza a vicenda. Nelle loro vite piomba come un uragano Cameron, scapestrato musicista, alla ricerca del padre che lo ha abbandonato da piccolo. Questi tre personaggi verranno legati indissolubilmente dagli eventi. La storia ha due facce, una leggera, quasi comica e l’altra profonda e drammatica. I personaggi soffrono ed è chiaro che le loro ferite hanno influito pesantemente sulle loro vite, ma sono dotati di una gentilezza e umanità toccanti. Ho approcciato questo film con molta diffidenza, innumerevoli volte ho preso delle batoste con film del genere su Netflix, questa volta però sono stato sorpreso ed è vero che molta della forza del film arriva dal libro, ma ci sono vari altri elementi che funzionano. Sally Field, la mamma per eccellenza (“Mrs. Doubtfire” e “Forrest Gump”) riesce come sempre a trasmettere forza ma anche una dolcezza infinita, non a caso come attrice ha vinto due Oscar in carriera. Le si affianca quello che sembra destinato a diventare uno dei nuovi volti maschili di Hollywood ovvero Lewis Pullman, che tutto sommato sa fare il suo, ma non ha ancora fatto vedere se riesce a staccarsi dal ruolo di “giovanotto con i problemi”. Il cast funziona, la CGI sul polpo è buona, la storia fila ed è anche un buon film da vedere in famiglia.
Lo trovi su: Netflix
● Saltare
The Punisher: One Last Kill
Tutti abbiamo amato i supereroi, chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Da quando, nel 2009, la Disney comprò per 4 miliardi la Marvel Studios, il più grande studio di produzione di CineComics al mondo, si è assistito a qualcosa di epocale. La tessitura di un fil rouge capace di interconnettere personaggi, mondi e storie. Da anni serviva qualcuno sanguinario, sporco e disperato per contrastare le immacolate figure dei supereroi Disneyani. Jon Bernthal (“The Walking Dead”) interpreta il Punitore, Frank Castle, nell’omonima serie TV in modo perfetto e infatti l’operazione fù un successo anche se cancellata in corso d’opera. Da qualche anno la Disney sta provando un’operazione interessante, produrre dei cortometraggi autoconclusivi che non si capisce bene però che ruolo abbiano nell’economia globale. C’è chi dice che sono ricerche di mercato, chi che sono modi per accendere o mantenere l’hype su un personaggio, altri che sono solo sciocchezze per fare qualche milioncino. Il corto “The Punisher: One Last Kill”, è inutile chiamarlo film visto che dura 44 minuti esclusi i titoli, si svolge dopo la serie TV. Frank è tormentato dai fantasmi della sua famiglia ed è altamente instabile, è però costretto a lottare per sopravvivere quando viene messa sulla sua testa una grossa taglia. 20 minuti di pianti e disperamenti, 20 minuti scarsi di botte e se proprio devo dirla tutta anche piuttosto bruttine. Una scena in particolare si vede benissimo che è fatta con la CGI del 1990, una cosa raccapricciante. Questo corto ha una qualità inferiore rispetto ad una puntata di una serie, non aggiunge assolutamente niente al personaggio, non introduce antagonisti importanti e non preannuncia eventi straordinari. Nonsense. Ovviamente il pubblico americano sta amando questo prodotto, io non ve lo consiglio. Se volete botte da orbi in spazi ristretti e coreografie spettacolari recuperatevi “The Raid - Redenzione” (2011, Amazon Prime).
Lo trovi su: Disney+
● Recuperare
Diamanti grezzi
Non potevo non portare alla vostra attenzione il mio amato Adam Sandler, uno degli imperatori della comicità Americana. Da quando sono nato (1992) ad oggi non conto neanche più in quanti film mi abbia fatto ridere di cuore. Nel 2019 Adam però decide di buttarsi in un progetto molto distante dalle sue corde, un thriller drammatico che ci mostra una vicenda piuttosto turpe della vita di Howard Ratner, un ebreo nevrotico e ludopatico di New York. La trama è concentratissima in un arco di tempo molto breve ma densa di avvenimenti che vede l’ebreo coinvolto in un giro di usura e scommesse sportive folli. Capite quindi che la tensione dovrebbe essere l’aspetto fondamentale della pellicola, della recitazione e molti sospettano che Sandler abbia fatto il passo più lungo della gamba… niente di più sbagliato. La recitazione di Adam è ottima. Riesce a farti sentire il fremito della scommessa, il desiderio di volere sempre più soldi, cosa vuol dire non riuscire a fermarsi. Un vortice di eccitazione e paura che destabilizza, può succedere di tutto. Sia chiaro, non si parla di un change mostruoso come ha fatto, per esempio, Matthew McConaughey in “Dallas Buyers Club”, ma è assolutamente degno di nota e nessuno se lo aspettava. Dovete vederlo per crederci, se potete guardatevi prima un suo film comico e poi questo, mi saprete dire.
Lo trovi su: Netflix

