Con Sabato De Sarno il design è l’unico lusso che ci salva dalla fretta

Dalle passerelle di Gucci al Salone del Mobile, il talentuoso creativo cerca rifugio nella lentezza. Dodici eccellenze italiane si raccontano

Giulia Marzoli
|2 ore fa
Con Sabato De Sarno il design è l’unico lusso che ci salva dalla fretta
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Moda e design sono sempre state due facce della stessa medaglia, e il percorso di Sabato De Sarno, che si sposta dalla direzione creativa di Gucci alla curatela legata al Salone del Mobile di “INSIEME” negli spazi della Piscina Cozzi, evidenzia un confine fluido tra le discipline. Ma la moda oggi corre aduna velocità insostenibile. È un sistema che ti allena a decidere in un secondo, a gestire una complessità mostruosa, ma che toglie il diritto fondamentale di ogni creativo: il tempo. Al contrario, il design offre ancora quel lusso della decantazione che il “fast-luxury” ha ormai espulso dalle sue logiche. In un’industria che ti chiede dieci collezioni l’anno, tra main, pre-fall e capsule, il design diventa per lo stilista rifugio dove la progettualità non scade con l’arrivo dei saldi. De Sarno lo dice chiaramente in diverse interviste: il suo progetto nasce da un bisogno fisico di rallentare, dalla volontà di comprendere cosa sorregga un oggetto quando lo si osserva con attenzione e lo si racconta con cura.
L’esposizione, curata visivamente da TIPSTUDIO, coinvolge dodici realtà italiane focalizzate sull’origine della propria manifattura. Le storie che emergono sono spesso legate a memorie intime ,come nel caso di una sirena in ceramica di Solimene, nato da una memoria familiare, che sembra un bronzo antico pur essendo terracotta. È la dimostrazione di quanto il tessuto delle nostre aziende familiari sia intrecciato con la storia profonda del Paese, una connessione che spesso il marketing globale finisce per annacquare. Ognuna delle dodici realtà coinvolte ha lavorato su un punto preciso del proprio “creare”: dai tappeti di Amini all’alabastro di Artieri 1895, fino alla lavorazione del ferro di Bottega Vazzoler e al vetro di Venini. A rendere poi il progetto pop è l’intervento di JR sulla facciata della Piscina Cozzi. L’artista francese ha trasformato l’edificio in un enorme ritratto collettivo dei 72 artigiani coinvolti. È un’operazione che scardina l’idea del direttore creativo come genio solitario per riportare al centro lo sforzo corale; spesso infatti, nel lusso, ci si dimentica che dietro una firma prestigiosa c’è il lavoro di decine di persone invisibili. “Insieme” rappresenta dunque un esempio di resistenza alla velocità. È un’indagine sulla dignità del lavoro manuale e un invito a noi, pubblico spesso distratto, a osservare l’esistente con una consapevolezza diversa, dove la qualità del risultato dipende direttamente dalla cura e dal tempo investiti nel processo. Nel design il lavoro creativo continua essere una pratica fatta di prove, correzioni e persone che condividono la responsabilità di una visione comune, e se la moda vuole salvarsi dal suo stesso ritmo frenetico, forse deve guardare più spesso verso questa direzione.