Allenamento e infiammazione
Quando può diventare un problema
Paola Miretta
|21 ore fa

Quando facciamo esercizio sottoponiamo l’organismo a uno stress e attiviamo una risposta infiammatoria. Ma non tutta l’infiammazione è negativa: quella provocata dall’attività fisica può essere parte dei meccanismi attraverso cui il corpo si adatta e diventa più efficiente. Il punto è imparare a distinguere una risposta fisiologica da un mancato adattamento.
Negli ultimi anni “infiammazione” è diventata quasi una parola da evitare. Si parla di alimenti anti-infiammatori, integratori, protocolli e strategie per “spegnere” l’infiammazione. Ma l’infiammazione, di per sé, non è un nemico: è una normale risposta dell’organismo a uno stimolo. E anche allenarsi rappresenta uno stimolo.
Negli ultimi anni “infiammazione” è diventata quasi una parola da evitare. Si parla di alimenti anti-infiammatori, integratori, protocolli e strategie per “spegnere” l’infiammazione. Ma l’infiammazione, di per sé, non è un nemico: è una normale risposta dell’organismo a uno stimolo. E anche allenarsi rappresenta uno stimolo.
Cosa succede quando ci alleniamo?
Durante l’esercizio il muscolo non si limita a contrarsi. Si comporta anche come un vero e proprio organo endocrino, capace di produrre e rilasciare molecole chiamate miochine, che partecipano alla comunicazione tra muscolo e altri tessuti e intervengono nella regolazione del metabolismo e della risposta immunitaria.
Una sessione di esercizio può quindi provocare un aumento transitorio di alcuni mediatori dell’infiammazione. Studi recenti mostrano, per esempio, variazioni di diverse miochine dopo l’esercizio aerobico e di resistenza.
Questo segnale, però, non deve essere automaticamente interpretato come qualcosa di dannoso. È uno degli stimoli ai quali l’organismo risponde mettendo in moto processi di recupero e adattamento.
È un po’ il principio alla base dell’allenamento: forniamo al corpo uno stress adeguato perché possa adattarsi a quello stress.
Durante l’esercizio il muscolo non si limita a contrarsi. Si comporta anche come un vero e proprio organo endocrino, capace di produrre e rilasciare molecole chiamate miochine, che partecipano alla comunicazione tra muscolo e altri tessuti e intervengono nella regolazione del metabolismo e della risposta immunitaria.
Una sessione di esercizio può quindi provocare un aumento transitorio di alcuni mediatori dell’infiammazione. Studi recenti mostrano, per esempio, variazioni di diverse miochine dopo l’esercizio aerobico e di resistenza.
Questo segnale, però, non deve essere automaticamente interpretato come qualcosa di dannoso. È uno degli stimoli ai quali l’organismo risponde mettendo in moto processi di recupero e adattamento.
È un po’ il principio alla base dell’allenamento: forniamo al corpo uno stress adeguato perché possa adattarsi a quello stress.
Infiammazione acuta e cronica non sono la stessa cosa
La distinzione fondamentale è quindi tra una risposta acuta e transitoria, che può comparire dopo un allenamento e poi risolversi, e uno stato infiammatorio persistente.
Nel primo caso lo stimolo ha un inizio e una fine. Ci alleniamo, recuperiamo e il corpo si adatta.
Quando invece stress e recupero non sono più in equilibrio, il discorso cambia. Allenamenti troppo ravvicinati o non adeguati al proprio livello, poco sonno e insufficiente recupero possono rendere più difficile il ritorno all’equilibrio.
Ed è qui che entra in gioco un concetto spesso trascurato: non è soltanto l’allenamento a produrre risultati. È l’alternanza tra stimolo e recupero.
La distinzione fondamentale è quindi tra una risposta acuta e transitoria, che può comparire dopo un allenamento e poi risolversi, e uno stato infiammatorio persistente.
Nel primo caso lo stimolo ha un inizio e una fine. Ci alleniamo, recuperiamo e il corpo si adatta.
Quando invece stress e recupero non sono più in equilibrio, il discorso cambia. Allenamenti troppo ravvicinati o non adeguati al proprio livello, poco sonno e insufficiente recupero possono rendere più difficile il ritorno all’equilibrio.
Ed è qui che entra in gioco un concetto spesso trascurato: non è soltanto l’allenamento a produrre risultati. È l’alternanza tra stimolo e recupero.
Più allenamento non significa necessariamente più risultati
La tentazione, soprattutto quando si vuole migliorare rapidamente la propria forma fisica, è pensare che aggiungere un altro allenamento sia sempre la soluzione. Non necessariamente.
L’intensità deve essere proporzionata alla persona e alternata a giornate e attività meno impegnative. Camminare, lavorare sulla mobilità, praticare Pilates o Yoga a intensità moderata e curare il sonno possono trovare spazio accanto agli allenamenti più intensi.
Anche per questo un programma equilibrato non dovrebbe essere composto soltanto da HIIT o sessioni ad alta intensità.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti 150-300 minuti settimanali di attività aerobica moderata oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, insieme ad attività di rinforzo muscolare almeno due volte alla settimana. Non esiste quindi un unico tipo di esercizio da ripetere ogni giorno: varietà, progressione e continuità sono parte della strategia.
La tentazione, soprattutto quando si vuole migliorare rapidamente la propria forma fisica, è pensare che aggiungere un altro allenamento sia sempre la soluzione. Non necessariamente.
L’intensità deve essere proporzionata alla persona e alternata a giornate e attività meno impegnative. Camminare, lavorare sulla mobilità, praticare Pilates o Yoga a intensità moderata e curare il sonno possono trovare spazio accanto agli allenamenti più intensi.
Anche per questo un programma equilibrato non dovrebbe essere composto soltanto da HIIT o sessioni ad alta intensità.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti 150-300 minuti settimanali di attività aerobica moderata oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, insieme ad attività di rinforzo muscolare almeno due volte alla settimana. Non esiste quindi un unico tipo di esercizio da ripetere ogni giorno: varietà, progressione e continuità sono parte della strategia.
Quindi dobbiamo sempre combattere l’infiammazione?
Non sempre. Quando è acuta e proporzionata allo stimolo, la risposta infiammatoria fa parte della fisiologia del nostro organismo. L’obiettivo dell’allenamento non dovrebbe essere evitare qualsiasi forma di stress, ma imparare a dosarlo.
Un buon programma non è quello che ci lascia esausti ogni giorno. È quello che alterna stimoli differenti, permette di recuperare e, nel tempo, rende il corpo capace di tollerare meglio lo sforzo.
Perché allenarsi significa proprio questo: creare uno stress sufficientemente importante da stimolare un adattamento, ma non così grande da superare continuamente la nostra capacità di recupero. Il movimento è lo stimolo. Il recupero è il momento in cui il corpo costruisce la risposta.
Non sempre. Quando è acuta e proporzionata allo stimolo, la risposta infiammatoria fa parte della fisiologia del nostro organismo. L’obiettivo dell’allenamento non dovrebbe essere evitare qualsiasi forma di stress, ma imparare a dosarlo.
Un buon programma non è quello che ci lascia esausti ogni giorno. È quello che alterna stimoli differenti, permette di recuperare e, nel tempo, rende il corpo capace di tollerare meglio lo sforzo.
Perché allenarsi significa proprio questo: creare uno stress sufficientemente importante da stimolare un adattamento, ma non così grande da superare continuamente la nostra capacità di recupero. Il movimento è lo stimolo. Il recupero è il momento in cui il corpo costruisce la risposta.
Come capire se stiamo recuperando abbastanza?
Non esiste un singolo segnale che possa dirci da solo che siamo “infiammati” o che ci stiamo allenando troppo. È più utile osservare come il nostro organismo risponde nel tempo.
Un indolenzimento muscolare dopo un allenamento nuovo o particolarmente intenso può essere del tutto normale. Diverso è quando la sensazione di affaticamento continua ad accumularsi e il corpo sembra non tornare mai veramente fresco.
Tra i segnali a cui prestare attenzione ci sono stanchezza persistente, peggioramento delle prestazioni, indolenzimento che dura più del solito, sonno disturbato e una riduzione insolita della motivazione ad allenarsi.
Un singolo giorno “no” non significa molto. Se invece più segnali persistono nel tempo, può essere utile ridurre temporaneamente volume o intensità dell’allenamento e aumentare il recupero. Se i sintomi sono importanti o prolungati, è opportuno parlarne con un professionista sanitario.
Anche imparare ad ascoltare queste variazioni fa parte dell’allenamento: recuperare non significa perdere tempo, ma creare le condizioni perché lo stimolo produca un adattamento. Segui il nostro prossimo articolo!
Non esiste un singolo segnale che possa dirci da solo che siamo “infiammati” o che ci stiamo allenando troppo. È più utile osservare come il nostro organismo risponde nel tempo.
Un indolenzimento muscolare dopo un allenamento nuovo o particolarmente intenso può essere del tutto normale. Diverso è quando la sensazione di affaticamento continua ad accumularsi e il corpo sembra non tornare mai veramente fresco.
Tra i segnali a cui prestare attenzione ci sono stanchezza persistente, peggioramento delle prestazioni, indolenzimento che dura più del solito, sonno disturbato e una riduzione insolita della motivazione ad allenarsi.
Un singolo giorno “no” non significa molto. Se invece più segnali persistono nel tempo, può essere utile ridurre temporaneamente volume o intensità dell’allenamento e aumentare il recupero. Se i sintomi sono importanti o prolungati, è opportuno parlarne con un professionista sanitario.
Anche imparare ad ascoltare queste variazioni fa parte dell’allenamento: recuperare non significa perdere tempo, ma creare le condizioni perché lo stimolo produca un adattamento. Segui il nostro prossimo articolo!
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