I videogiochi: un lusso che non possiamo (più) permetterci?
Per far fronte ai rincari di hardware, ora il mercato software offre alternative accessibili tra abbonamenti e titoli “indie”
Francesco Toniolo
|4 ore fa

Le notizie sull’andamento dei prezzi non sono state molto incoraggianti, negli ultimi mesi, per coloro che seguono il mondo dei videogiochi. Non solo per l’ovvio impatto dell’attuale situazione geopolitica, che sta portando numerosi aumenti in vari settori. Questo è un – drammatico – scenario di fondo che attraverserà tutta una serie di settori in modo più o meno drammatico, a seconda del genere di previsioni a cui si vuol dare credito. Su questo sostrato si innestano una serie di aumenti più specifici. Sony ha aumentato ancora il prezzo della sua PlayStation 5, la cui versione Pro sfiora attualmente i novecento euro. La Steam Deck – un dispositivo portatile pensato per giocare ai titoli per computer – è attualmente esaurita su tutti i canali di vendita ufficiali e chi ne possiede delle copie le vende a prezzi sempre più alti. Assemblare un computer pensato per il gaming costa sempre di più. Giusto per fare alcuni esempi. Tra le tante ragioni dietro a questi aumenti c’è stata la grande diffusione delle intelligenze artificiali generative, che richiedono hardware potenti e soprattutto molta RAM, cosa che ha portato a un aumento vertiginoso di queste componenti.
Questa è la situazione sul fronte dell’hardware, dei dispositivi necessari per poter videogiocare. Spostandosi sul software, cioè sui singoli videogiochi, lo scenario appare un po’ più roseo. I videogiochi più costosi raggiungono prezzi considerevoli, di settanta o ottanta euro per un singolo titolo, ma esistono molteplici modi per pagarli meno. A volte è sufficiente aspettare qualche mese per acquistarli in sconto o per trovarli inclusi all’interno di servizi di abbonamento in cui pagando una cifra mensile è possibile giocare a quel che si desidera. Ci sono inoltre tantissimi videogiochi, quelli che vengono generalmente etichettati come “indie”, che costano molto meno già al momento della loro pubblicazione. In questi casi, con una ventina di euro è spesso possibile acquistare fin da subito un videogioco che può tenerci impegnati per decine di ore.
Con un po’ di pazienza e accortezza è quindi possibile risparmiare in vario modo sul software, ma l’hardware rimane lo scoglio principale, a cui bisogna aggiungere numerosi altri fattori che non sono solo quelli del costo diretto. In Italia c’è per esempio ancora oggi un fortissimo divario digitale legato alle connessioni internet, come si è purtroppo visto durante il periodo del lockdown. Ormai un gran numero di videogiochi sono acquistabili solo digitalmente e in alcuni casi richiedono anche una connessione stabile e costante per poter essere giocati. Questo taglia fuori tutti coloro che vivono ancora in zone poco coperte o rende comunque molto difficoltoso giocare, se per scaricare un videogioco dal peso di novanta giga devono aspettare intere giornate.
Che fare, quindi? È probabile che, salvo ulteriori difficoltà globali, prima o poi la situazione si stabilizzerà, ma questo scenario è l’occasione per riflettere sul fatto che i videogiochi non sono solo fruibili in questo modo. Esistono tantissimi videogiochi gratuiti (o dal costo irrisorio) che possono essere giocati su computer poco performanti o anche direttamente dal browser. Così come c’è un enorme numero di videogiochi per telefono che funzionano anche su vecchi smartphone ricondizionati. Tutto questo mondo può esser visto come un compromesso, ma anche come una sfida, un modo con cui esplorare altri lati di questa passione.

