Il nuovo videogioco italiano ispirato allo scrittore Lovecraft
"Omen Exitio: Hunger", pubblicato il 25 giugno tramite Steam, è già stato definito «un librogame investigativo» che rimanda all’autore
Francesco Toniolo
|18 ore fa

"Omen Exitio: Hunger"
C’è chi dice che le storie del brivido sono un toccasana, durante le estati roventi. Per cui, considerando il caldo intenso di questi ultimi giorni, il nuovo videogioco di Tiny Bull Studios potrebbe rivelarsi un vero balsamo rinfrescante. Questo team torinese ha fatto parlare di sé per varie ragioni, ultimamente, anche grazie alla vittoria degli Italian Video Game Awards con il suo The Lonesome Guild, un videogioco sulla solitudine e l’amicizia uscito l’anno scorso. Ma l’argomento del giorno è un altro: il 25 giugno è stato pubblicato il loro Omen Exitio: Hunger, acquistabile su computer (tramite la piattaforma Steam) a 9,99 euro.
Sulla pagina Steam del gioco, Omen Exitio: Hunger viene definito un “librogame investigativo lovecraftiano”, sulla scia del precedente Omen Exitio: Plague che il team aveva pubblicato nel 2018. Queste tre parole chiave dicono già molto, sul videogioco. Con “librogame” si intende che siamo davanti a una sorta di libro interattivo a bivi, un gioco dove la narrazione fa da padrona rispetto alle meccaniche. Le scelte compiute nel corso dell’avventura modificano la storia, portandoci verso differenti finali. C’è ovviamente un mistero da risolvere, come suggerisce il termine “investigativo”: il piccolo Billy Gaffney, di quattro anni, è misteriosamente scomparso. Questa storia – peraltro tratta da un caso di cronaca realmente accaduto, nel 1927 – potrebbe essere ottima per un podcast sul true crime, ma la terza parola chiave apre una dimensione inedita. Omen Exitio: Hunger è un videogioco “lovecraftiano” perché attinge all’orrore cosmico di H.P. Lovecraft, uno dei più famosi e influenti scrittori horror del Novecento. Lovecraft ha ideato un intero pantheon di mostruose entità cosmiche come Cthulhu e Yog-Sothoth, potentissime e misteriose, che talvolta si interfacciano con il nostro mondo tramite i loro cultisti.
Sulla pagina Steam del gioco, Omen Exitio: Hunger viene definito un “librogame investigativo lovecraftiano”, sulla scia del precedente Omen Exitio: Plague che il team aveva pubblicato nel 2018. Queste tre parole chiave dicono già molto, sul videogioco. Con “librogame” si intende che siamo davanti a una sorta di libro interattivo a bivi, un gioco dove la narrazione fa da padrona rispetto alle meccaniche. Le scelte compiute nel corso dell’avventura modificano la storia, portandoci verso differenti finali. C’è ovviamente un mistero da risolvere, come suggerisce il termine “investigativo”: il piccolo Billy Gaffney, di quattro anni, è misteriosamente scomparso. Questa storia – peraltro tratta da un caso di cronaca realmente accaduto, nel 1927 – potrebbe essere ottima per un podcast sul true crime, ma la terza parola chiave apre una dimensione inedita. Omen Exitio: Hunger è un videogioco “lovecraftiano” perché attinge all’orrore cosmico di H.P. Lovecraft, uno dei più famosi e influenti scrittori horror del Novecento. Lovecraft ha ideato un intero pantheon di mostruose entità cosmiche come Cthulhu e Yog-Sothoth, potentissime e misteriose, che talvolta si interfacciano con il nostro mondo tramite i loro cultisti.

In Omen Exitio: Hunger abbiamo fin da subito a che fare con un mostro. Senza fare troppi spoiler, visto che si parla dei primissimi minuti di gioco, il protagonista si imbatte per caso in un essere abominevole e cannibale. Probabilmente un ghoul, una creatura dell’immaginario arabo a cui anche Lovecraft aveva attinto per alcune sue storie, come Il modello di Pickman. È da qui che partono le indagini, perché quel mostro – che sembra anche essere un mutaforma – è probabilmente colui che ha rapito il bambino scomparso, il piccolo Gaffney. Come si può intuire già da qui, il videogioco propone tematiche forti, potenzialmente disturbanti, per cui non è certo una storia per bambini.
Per scoprire la verità dovremo indagare e raccogliere il maggior numero possibile di indizi. Le scelte che faremo ci porteranno a scoprirne alcuni e a tralasciarne degli altri. Spetta a noi decidere come muoverci al meglio, volta per volta. Per esempio, con chi dovremmo confidarci dopo l’iniziale scoperta del mostro? Col nostro amico poliziotto o col nostro capo alla redazione del giornale? E quanto conviene dire loro, per non fargli dubitare della nostra sanità mentale? Scelta dopo scelta, arriveremo a uno dei cinque finali possibili. una volta terminato il gioco è ovviamente possibile ricominciarlo per sperimentare altre scelte e vedere dove ci condurranno, anche se l’esperienza più intensa rimarrà probabilmente la prima, con il brivido della scoperta sugli orrori cosmici nascosti sotto l’apparente normalità del nostro mondo.
Per scoprire la verità dovremo indagare e raccogliere il maggior numero possibile di indizi. Le scelte che faremo ci porteranno a scoprirne alcuni e a tralasciarne degli altri. Spetta a noi decidere come muoverci al meglio, volta per volta. Per esempio, con chi dovremmo confidarci dopo l’iniziale scoperta del mostro? Col nostro amico poliziotto o col nostro capo alla redazione del giornale? E quanto conviene dire loro, per non fargli dubitare della nostra sanità mentale? Scelta dopo scelta, arriveremo a uno dei cinque finali possibili. una volta terminato il gioco è ovviamente possibile ricominciarlo per sperimentare altre scelte e vedere dove ci condurranno, anche se l’esperienza più intensa rimarrà probabilmente la prima, con il brivido della scoperta sugli orrori cosmici nascosti sotto l’apparente normalità del nostro mondo.

TANTI VIDEOGAME SUL ROMANZIERE: QUANDO L'HORROR DIVENTA UN'INDAGINE
Pur non essendo un autore di gialli, lo scrittore Howard Phillips Lovecraft si è trovato spesso legato al mondo investigativo, soprattutto in seguito alla sua morte, quando le sue opere hanno visto un gran numero di ibridazioni e recuperi. I videogiochi non fanno eccezione. Nel corso degli anni, si sono viste tantissime opere videoludiche legate all’immaginario di Lovecraft in cui giochiamo nei panni di un investigatore che deve risolvere un mistero. Una simile direzione si era già vista decenni fa, con prodotti come Call of Cthulhu: Shadow of the Comet del 1993 e Call of Cthulhu: Prisoner of Ice del 1995, due avventure grafiche sviluppare dal team Infogrames in cui bisognava indagare su una serie di mostruosi misteri ispirati alle opere di Lovecraft.
Spostandoci avanti di qualche anno, uno degli esempi più emblematici è Sherlock Holmes: The Awakened, realizzato dal team Frogwares e pubblicato nel 2006. Come suggerisce il titolo stesso, siamo davanti all’unione di due celebri universi narrativi. Giochiamo infatti nei panni del noto detective Sherlock Holmes, accompagnato come sempre dal fedele Watson, ma questa volta le sue indagini non hanno a che fare con furti e omicidi. Holmes finisce infatti per scoprire dei cultisti intenzionati a risvegliare Cthulhu, un mostruoso e gigantesco essere che riposa sul fondo dell’oceano (nonché il più famoso tra gli abomini cosmici partoriti dalla mente di Lovecraft). Il videogioco è stato poi ripubblicato nel 2023, in una versione riveduta e corretta, con una grafica migliorata.
Pur non essendo un autore di gialli, lo scrittore Howard Phillips Lovecraft si è trovato spesso legato al mondo investigativo, soprattutto in seguito alla sua morte, quando le sue opere hanno visto un gran numero di ibridazioni e recuperi. I videogiochi non fanno eccezione. Nel corso degli anni, si sono viste tantissime opere videoludiche legate all’immaginario di Lovecraft in cui giochiamo nei panni di un investigatore che deve risolvere un mistero. Una simile direzione si era già vista decenni fa, con prodotti come Call of Cthulhu: Shadow of the Comet del 1993 e Call of Cthulhu: Prisoner of Ice del 1995, due avventure grafiche sviluppare dal team Infogrames in cui bisognava indagare su una serie di mostruosi misteri ispirati alle opere di Lovecraft.
Spostandoci avanti di qualche anno, uno degli esempi più emblematici è Sherlock Holmes: The Awakened, realizzato dal team Frogwares e pubblicato nel 2006. Come suggerisce il titolo stesso, siamo davanti all’unione di due celebri universi narrativi. Giochiamo infatti nei panni del noto detective Sherlock Holmes, accompagnato come sempre dal fedele Watson, ma questa volta le sue indagini non hanno a che fare con furti e omicidi. Holmes finisce infatti per scoprire dei cultisti intenzionati a risvegliare Cthulhu, un mostruoso e gigantesco essere che riposa sul fondo dell’oceano (nonché il più famoso tra gli abomini cosmici partoriti dalla mente di Lovecraft). Il videogioco è stato poi ripubblicato nel 2023, in una versione riveduta e corretta, con una grafica migliorata.

Un altro celebre caso è Call of Cthulhu di Cyanide Studio, del 2018. Anche se il titolo del videogioco è lo stesso di uno dei più famosi racconti di Lovecraft, questa è una storia originale che attinge a tutto l’universo lovecraftiano, senza essere un adattamento puntuale. Nei panni di un investigatore privato siamo chiamati a indagare sulla tragica morte della famiglia Hawkins. Per fare ciò, dobbiamo recarci sulla remota isola di Darkwater, dove le storie dei balenieri sembrano intrecciarsi con antichi misteri e riti occulti, con cui gli Hawkins erano in qualche modo entrati in contatto, forse come vittime, forse come artefici. Anche l’Italia si è inserita in questo filone, con videogiochi come Omen Exitio: Plague (sempre del 2018) e Omen Exitio: Hunger del 2026, entrambi del team torinese Tiny Bull Studios.
Dietro a questo binomio – in cui troviamo questi e tantissimi altri esempi – ci sono diverse ragioni possibili. Per prima cosa, alcuni personaggi degli scritti di Lovecraft sono dei detective, ma questa non sembra essere una spiegazione sufficiente, visto che tanti altri suoi protagonisti fanno tutt’altro, come il sognatore Randolph Carter (che troviamo in molte sue storie). Un’altra spiegazione può essere di ordine pratico, legata a una gestione efficace del materiale lovecraftiano. I mostri che lui ha ideato sono in generale delle potentissime entità cosmiche, a malapena comprensibili per la mente di un essere umano. Affrontarle a suon di proiettili sarebbe ottimo, in termini di giocabilità, perché aprirebbe la strada a tanti action o sparatutto con ambientazioni affascinanti, ma finirebbe per banalizzare il materiale originario. Funziona molto di più la gestione di una serie di indagini in cui occorre scoprire quelli che sono gli effetti prodotti da Cthulhu e dalle altre entità, oppure in cui ci si imbatte nell’operato dei loro seguaci.
C’è infine anche una ragione di carattere storico. Prima dell’avvento dei videogiochi, le opere di Lovecraft avevano già ispirato diversi giochi di ruolo e librigame, spesso basati proprio su misteri ed enigmi. Queste opere hanno lasciato una traccia piuttosto evidente, visto che alcuni elementi lovecraftiani nell’immaginario collettivo nascono in realtà da qui e non dai racconti originali. Per cui non è strano ipotizzare che molti team di sviluppo abbiano deciso di trarre ispirazione da qui, per i loro videogiochi. Anzi, in alcuni casi l’operazione è decisamente esplicita, come nel caso di Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth del 2005, che si ispira a due specifiche avventure del gioco di ruolo Call of Cthulhu della Chaosium, pubblicato negli anni ’80, che ha plasmato l’immaginario di tanti giocatori. Qualunque sia stata la ragione che ha portato alla nascita di questo filone, comunque, gli amanti dell’horror e del mistero hanno tantissimo materiale interessante a loro disposizione.
Dietro a questo binomio – in cui troviamo questi e tantissimi altri esempi – ci sono diverse ragioni possibili. Per prima cosa, alcuni personaggi degli scritti di Lovecraft sono dei detective, ma questa non sembra essere una spiegazione sufficiente, visto che tanti altri suoi protagonisti fanno tutt’altro, come il sognatore Randolph Carter (che troviamo in molte sue storie). Un’altra spiegazione può essere di ordine pratico, legata a una gestione efficace del materiale lovecraftiano. I mostri che lui ha ideato sono in generale delle potentissime entità cosmiche, a malapena comprensibili per la mente di un essere umano. Affrontarle a suon di proiettili sarebbe ottimo, in termini di giocabilità, perché aprirebbe la strada a tanti action o sparatutto con ambientazioni affascinanti, ma finirebbe per banalizzare il materiale originario. Funziona molto di più la gestione di una serie di indagini in cui occorre scoprire quelli che sono gli effetti prodotti da Cthulhu e dalle altre entità, oppure in cui ci si imbatte nell’operato dei loro seguaci.
C’è infine anche una ragione di carattere storico. Prima dell’avvento dei videogiochi, le opere di Lovecraft avevano già ispirato diversi giochi di ruolo e librigame, spesso basati proprio su misteri ed enigmi. Queste opere hanno lasciato una traccia piuttosto evidente, visto che alcuni elementi lovecraftiani nell’immaginario collettivo nascono in realtà da qui e non dai racconti originali. Per cui non è strano ipotizzare che molti team di sviluppo abbiano deciso di trarre ispirazione da qui, per i loro videogiochi. Anzi, in alcuni casi l’operazione è decisamente esplicita, come nel caso di Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth del 2005, che si ispira a due specifiche avventure del gioco di ruolo Call of Cthulhu della Chaosium, pubblicato negli anni ’80, che ha plasmato l’immaginario di tanti giocatori. Qualunque sia stata la ragione che ha portato alla nascita di questo filone, comunque, gli amanti dell’horror e del mistero hanno tantissimo materiale interessante a loro disposizione.
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