La Sicilia presentata come un videogioco nell’arcade letterario di Orazio Labbate

Al momento, della sua trilogia, sono usciti “Cravuni” e “Cumùriu”. Ed è in cantiere un progetto realizzato dal team torinese Tiny Bull Studios

Francesco Toniolo
|17 ore fa
I lord di Resident Evil Village
I lord di Resident Evil Village
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Un “arcade letterario” suddiviso su tre livelli. È così che è stata presentata la trilogia di Orazio Labbate, tassello cartaceo di un più ampio progetto crossmediale che andrà a comprendere anche il cinema e i videogiochi. Al momento sono usciti due dei tre libri previsti. Il primo, Cravuni, è stato pubblicato nel 2025. Di recente è stato seguito da Cumùriu. Entrambi sono stati pubblicati nella collana Grey Interzona dell’editore Polidoro, nata proprio per progetti crossmediali come questo.
Come accennato, è in cantiere anche la realizzazione di un videogioco, da parte del team torinese Tiny Bull Studios, che di recente ha anche vinto gli Italian Video Game Awards – un premio per le eccellenze italiane organizzato da IIDEA, l’associazione di categoria degli sviluppatori – con il suo The Lonesome Guild. Al momento si sa ancora poco su quello che sarà il lavoro di Tiny Bull Studios all’interno di questa operazione crossmediale, ma i libri di Orazio Labbate sono già fortemente “videoludici” nella loro struttura e nel loro immaginario.
Partiamo brevemente dalla storia. Seguiamo il detective Frank Labella, quarantenne orbo degli Stati Uniti ma originario della Sicilia. In Cravuni, il primo libro della trilogia, Labella deve fare ritorno a Riesi (in provincia di Caltanissetta), il paese natale di suo nonno, per indagare sulla morte della madre. Giunto sul posto, Frank Labella deve confrontarsi con la misteriosa Mafia spiritica, guidata da un potente capo che vive nelle miniere e vaticina sgranocchiando corn flakes. La storia prosegue poi in Cumùriu, in cui Labella continua a far luce sul suo passato, mentre emergono quelle che sembrano prove iniziatiche, legate a quattro boss della Mafia spiritica.
La costruzione di queste due opere ha molto di videoludico. I quattro boss potrebbero benissimo essere i classici nemici di fine livello di un videogioco, magari come i quattro lord di Resident Evil Village, per citare un esempio specifico da una delle tante serie videoludiche amate da Orazio Labbate, che non nasconde il suo amore per il gaming. Cito proprio Resident Evil anche perché pure in un altro romanzo di Labbate – Chianafera, pubblicato con NN Editore – è possibile leggere parecchie somiglianze con la saga di Capcom su zombie e mutanti, oltre a numerosi altri videogiochi, come il western Red Dead Redemption. In tutti questi casi, sembra che Labbate voglia tratteggiare una sorta di “Sicilia videoludica” che resta però ben lontana dal turismo e dalle tradizioni culinarie. Siamo insomma ben lontani da operazioni come The Great Palermo (2016) dei We Are Muesli, una visual novel pensata per far conoscere i piatti tipici palermitani. Labbate racconta un entroterra siciliano mitico, oscuro, spesso respingente, un corrispettivo italiano di quei tanti luoghi dei videogiochi horror e investigativi. Un po’ Resident Evil, un po’ Silent Hill, con un protagonista che ha qualcosa di Max Payne, poliziotto di New York protagonista di una serie omonima di videogiochi sparatutto.
Al pari dei videogiochi, dove ogni tanto arriva il game over se non si fa attenzione, anche Cravuni e Cumùriu richiedono di essere letti con la giusta concentrazione. Pur essendo due testi brevi (circa 120 pagine ciascuno) sono densi, a tratti spigolosi, ricchi anche di riferimenti letterari. Sono libri “videoludici”, certo, ma non sono “giochini”.
Orazio Labbate
Orazio Labbate
I VIDEGAME AMBIENTATI NELL'ISOLA, TRA CIBO, LUOGHI DA CAROLINA E MAFIOSI
Ogni regione italiana appare in qualche videogioco. A volte è semplicemente una tappa di passaggio, in altri casi abbiamo intere avventure videoludiche ambientate in specifici territori italiani. Per chi volesse farsi un’idea su queste rappresentazioni, online trova la “mappa dei giochi” curata da IVIPRO, l’Italian Videogame Program, un’associazione che si occupa di promuovere la cultura videoludica, soffermandosi soprattutto sulla preservazione e sui legami con il territorio italiano. È proprio partendo da questa seconda “anima” che da anni portano avanti questo loro inventario, suddiviso per regioni.
Tra queste possiamo prendere come esempio la Sicilia, le cui rappresentazioni videoludiche raccontano bene i due volti di tanti territori italiani. Da un lato c’è la bella vita, il turismo, il buon cibo, i luoghi da cartolina. Dall’altro lato ci sono oscure tradizioni, delitti, associazioni mafiose e storie inquietanti. Cosa ben nota anche a scrittori come il siciliano Orazio Labbate, con il disturbante entroterra “videoludico” della Sicilia che appare nei suoi romanzi, in cui ci si confronta con una Mafia spiritica che potrebbe benissimo essere uscita da un survival horror. E parlando di mafia, è difficile non partire proprio da quella che è una serie di videogiochi che ha preso il nome dalla tristemente nota organizzazione criminale. La serie Mafia, sviluppata prima dal team 2k Games e poi da Hangar 13, è sempre stata ambientata negli Stati Uniti, con sporadiche incursioni nella terra d’origine dei protagonisti, la Sicilia, come si era visto soprattutto in Mafia 2. Le cose sono cambiate nel 2025 con la pubblicazione di quello che attualmente è l’ultimo episodio della serie: Mafia: Terra Madre. Questo prequel della trilogia è ambientato in Sicilia all’inizio del Novecento. Il team statunitense Hangar 13 ha chiesto la collaborazione di una realtà italiana, Stormind Games, per realizzare Terra Madre, trattandosi di un team siciliano (ha sede ad Acireale). Hanno compiuto insieme diversi sopralluoghi sul territorio. L’operazione compiuta è curiosa perché, pur avendo cercato di ricreare con grande fedeltà i paesaggi siciliani, molti luoghi presenti in Mafia: Terra Madre sono località verosimili ma inventate, con l’eccezione di Palermo e pochi altri.
Il realismo di Mafia: Terra Madre
Il realismo di Mafia: Terra Madre
Mafia: Terra Madre è un kolossal videoludico, uno di quei progetti molto grandi e costosi, fuori dal budget di gran parte dei team di sviluppatori italiani. È un videogioco molto piacevole ma, pur con tutte le attenzioni del caso, risente comunque di quella mitizzazione statunitense dei mafiosi che si è stratificata col tempo anche grazie al cinema e alla letteratura. Un altro videogioco ambientato in Sicilia che prende una direzione radicalmente opposta, in termini di obiettivi ma anche di budget, è The Great Palermo, pubblicato nel 2016 dal piccolo team milanese We Are Muesli. The Great Palermo è una visual novel, un racconto interattivo composto da testi e immagini generalmente statiche. Ci mette nei panni di Gaetano, un ragazzino che viene mandato da sua madre al mercato di Palermo per comprare delle uova. Ma lungo la strada Gaetano cambia percorso, imbattendosi in una serie di incontri che lo portano a scoprire le tradizioni della città. In ogni episodio c’è una leggenda, una storia o almeno un aneddoto legati a Palermo, che vengono accostati a uno dei tanti cibi caratteristici, come le panelle o la frutta di Martorana. Ogni volta che Gaetano assaggia uno di questi cibi si trasforma in un’altra persona, diventando per esempio “il Re” o “il Povero”, come a voler estendere idealmente a chiunque questo viaggio di scoperta del cibo palermitano. Se Mafia: Terra Madre parte da uno sguardo internazionale (statunitense) in cui cerca di coniugare il classico immaginario cinematografico con la realtà siciliana, The Great Palermo parte dalla specificità di un singolo territorio e tenta di raccontarla all’estero.
Al fianco di questi due esempi se ne potrebbero ricordare tanti altri. Come i videogiochi tratti dal celebre Il commissario Montalbano, che furono pubblicati tra il 2000 e il 2002 su computer, in cui venne fatto un ampio utilizzo del dialetto siciliano (tanto che venne allegato una sorta di dizionario al videogioco sul Cane di terracotta). O come Sorelle del 2024, in cui tre sorelline devono salvare il festival dell’Isola di Santa Chiara, che è palesemente ispirata alla Sicilia.