Chessball: «Scacchi e Calcio giocano nella stessa squadra»
Intervista al game designer Simone Cavalieri
Carlo Chericoni
|10 ore fa

Il campo di gioco di Chessball - © Libertà/Carlo Chericoni
Quante volte abbiamo sentito cronisti e allenatori paragonare una combattuta partita di calcio a una sfida a scacchi? Un accostamento ardito, ma calzante, che il game designer Simone Cavalieri ha deciso di prendere alla lettera, trasformandolo in un gioco da tavolo. È nato così Chessball, nome che fonde chess, “scacchi”, e football, “calcio”.
L’idea risale al 2013, ma rimane a lungo nel cassetto: solo di recente, grazie a condizioni personali più favorevoli e un approccio più determinato, Simone riprende in mano il progetto per dare forma alla sua intuizione.
Il risultato è un titolo decisamente originale, che porta sulla scacchiera la tattica e la tensione del calcio, riproducendone con attenzione numerosi aspetti. Abbiamo incontrato il suo autore per scoprire come ha fatto convivere scacchi e pallone e farci raccontare la genesi, le regole e gli obiettivi di Chessball.
L’idea risale al 2013, ma rimane a lungo nel cassetto: solo di recente, grazie a condizioni personali più favorevoli e un approccio più determinato, Simone riprende in mano il progetto per dare forma alla sua intuizione.
Il risultato è un titolo decisamente originale, che porta sulla scacchiera la tattica e la tensione del calcio, riproducendone con attenzione numerosi aspetti. Abbiamo incontrato il suo autore per scoprire come ha fatto convivere scacchi e pallone e farci raccontare la genesi, le regole e gli obiettivi di Chessball.
Qual è stata la scintilla che ha portato alla nascita del gioco?
«Sono un ex calciatore dilettante, per cui l’argomento calcio mi è sempre stato a cuore, e appassionato di scacchi benché scarsamente praticante. In quel periodo ne seguivo il mondiale su YouTube e fu l’anno del giovane fenomeno Magnus Carlsen che sconfisse il vecchio e fortissimo Anand, diventando per la prima volta campione del mondo. Provai allora a fondere quei due mondi: la strategia scacchistica con la dinamicità del calcio».
«Sono un ex calciatore dilettante, per cui l’argomento calcio mi è sempre stato a cuore, e appassionato di scacchi benché scarsamente praticante. In quel periodo ne seguivo il mondiale su YouTube e fu l’anno del giovane fenomeno Magnus Carlsen che sconfisse il vecchio e fortissimo Anand, diventando per la prima volta campione del mondo. Provai allora a fondere quei due mondi: la strategia scacchistica con la dinamicità del calcio».
In effetti, a prima vista, Chessball sembra trovarsi esattamente a metà strada tra due mondi. Lo considera più un gioco di calcio costruito sulla scacchiera o una variante degli scacchi ispirata al calcio?
«Sebbene l’apparenza sia 50/50, il gioco è spostato verso il calcio. Si gioca con i pezzi degli scacchi, ma le regole, la tattica, il ritmo sono decisamente calcistici».
«Sebbene l’apparenza sia 50/50, il gioco è spostato verso il calcio. Si gioca con i pezzi degli scacchi, ma le regole, la tattica, il ritmo sono decisamente calcistici».
Gli scacchi sono il gioco deterministico per eccellenza: non esistono eventi casuali e ogni conseguenza dipende dalle decisioni dei giocatori. In Chessball, invece, i dadi intervengono nei passaggi, nei contrasti, nei dribbling e nei tiri. Perché ha scelto di introdurre questo elemento di imprevedibilità?
«Durante i playtest, questo è stato l’aspetto più difficile da accettare per gli appassionati di strategia più incalliti. Il motivo è semplice: non ho inventato un gioco da zero, ma ho portato sul tavolo uno sport reale, e nel calcio gli errori e gli imprevisti hanno un peso enorme. Si può sbagliare la forza di un passaggio, la precisione di un tiro o il momento in cui intervenire. Nessuno tira con l’intenzione di mandare la palla fuori, eppure succede per tanti motivi: persino i campioni sbagliano i rigori. Il dado serve proprio a questo: riprodurre nel gioco quegli errori che, sul campo, si commettono senza volerlo».
«Durante i playtest, questo è stato l’aspetto più difficile da accettare per gli appassionati di strategia più incalliti. Il motivo è semplice: non ho inventato un gioco da zero, ma ho portato sul tavolo uno sport reale, e nel calcio gli errori e gli imprevisti hanno un peso enorme. Si può sbagliare la forza di un passaggio, la precisione di un tiro o il momento in cui intervenire. Nessuno tira con l’intenzione di mandare la palla fuori, eppure succede per tanti motivi: persino i campioni sbagliano i rigori. Il dado serve proprio a questo: riprodurre nel gioco quegli errori che, sul campo, si commettono senza volerlo».

Ogni figura degli scacchi possiede una specializzazione calcistica. Come ha stabilito questi abbinamenti e quale pezzo è stato il più difficile da trasformare in un calciatore?
«Ogni ruolo è stato assegnato in base al tipo di movimento scacchistico del pezzo: il cavallo salta i pezzi così come un’ala “salta” un difensore in dribbling, la torre si muove su e giù sulle corsie laterali così come fanno gli instancabili terzini, il re, come il portiere, è il custode definitivo, se cade lui, cade la squadra. E il più difficile è stato proprio quest’ultimo. Una parata è l’atto terminale di un micro-calcolo di diversi fattori: la distanza, la velocità della palla, il posizionamento rispetto al tiro, i riflessi del portiere. Tradurre tutto questo in pochi, semplici passaggi che non implicassero l’affiancamento di una IA per fare i calcoli non è stato per niente facile. Nel tempo ho creato, testato e quindi scartato venti modelli di tiro diversi, poiché ciascuno, sotto stress test, mostrava dei bug strutturali. Quello attualmente in uso è il ventunesimo e finora ha retto alle prove».
«Ogni ruolo è stato assegnato in base al tipo di movimento scacchistico del pezzo: il cavallo salta i pezzi così come un’ala “salta” un difensore in dribbling, la torre si muove su e giù sulle corsie laterali così come fanno gli instancabili terzini, il re, come il portiere, è il custode definitivo, se cade lui, cade la squadra. E il più difficile è stato proprio quest’ultimo. Una parata è l’atto terminale di un micro-calcolo di diversi fattori: la distanza, la velocità della palla, il posizionamento rispetto al tiro, i riflessi del portiere. Tradurre tutto questo in pochi, semplici passaggi che non implicassero l’affiancamento di una IA per fare i calcoli non è stato per niente facile. Nel tempo ho creato, testato e quindi scartato venti modelli di tiro diversi, poiché ciascuno, sotto stress test, mostrava dei bug strutturali. Quello attualmente in uso è il ventunesimo e finora ha retto alle prove».
Quanto può essere complicato imparare Chessball per un giocatore occasionale che non conosce bene né gli scacchi né i giochi da tavolo moderni?
«Se c’è una cosa che mi piace trovare nei giochi è la scalabilità. La possibilità di raggiungere un più ampio spettro di pubblico, senza però togliere complessità a chi la ricerca. Per questo Chessball ha due livelli di difficoltà: Arcade, una versione semplificata soprattutto nella dinamica del tiro, studiata proprio per un pubblico del tutto neofita, e Simulation, un simulatore calcistico a tutti gli effetti, con possibilità di configurare le skill dei giocatori, effettuare cambi, schierare formazioni e mettere in pratica tattiche diverse, dal catenaccio al tiki-taka».
«Se c’è una cosa che mi piace trovare nei giochi è la scalabilità. La possibilità di raggiungere un più ampio spettro di pubblico, senza però togliere complessità a chi la ricerca. Per questo Chessball ha due livelli di difficoltà: Arcade, una versione semplificata soprattutto nella dinamica del tiro, studiata proprio per un pubblico del tutto neofita, e Simulation, un simulatore calcistico a tutti gli effetti, con possibilità di configurare le skill dei giocatori, effettuare cambi, schierare formazioni e mettere in pratica tattiche diverse, dal catenaccio al tiki-taka».
Ha già fatto delle sessioni di prova del gioco? Quali sono state le reazioni del pubblico che lo ha provato?
«È ormai un annetto che porto il gioco in giro per eventi. Il primo è stato IDEAG a Roma, a maggio di quest’anno; poi l’ho proposto agli incontri settimanali di playtesting del gruppo GdT Roma Players e infine a un concorso per giochi inediti organizzato dall’associazione culturale ludica La Tana degli Orchi di Viterbo, dove la giuria lo ha premiato come miglior prototipo. Uno degli aspetti più apprezzati è sicuramente l’estetica: il campo con i pezzi schierati ha un notevole impatto visivo e attira sempre qualche curioso. Chi si ferma a provarlo si aspetta un gioco semplice come il calcio, ma rimane spiazzato dalla profondità tattica. Dai pareri raccolti emerge che a piacere è forse proprio ciò che sta alla base di Chessball: riprodurre la semplicità del calcio attraverso una struttura di gioco fortemente strategica e complessa come quella degli scacchi».
«È ormai un annetto che porto il gioco in giro per eventi. Il primo è stato IDEAG a Roma, a maggio di quest’anno; poi l’ho proposto agli incontri settimanali di playtesting del gruppo GdT Roma Players e infine a un concorso per giochi inediti organizzato dall’associazione culturale ludica La Tana degli Orchi di Viterbo, dove la giuria lo ha premiato come miglior prototipo. Uno degli aspetti più apprezzati è sicuramente l’estetica: il campo con i pezzi schierati ha un notevole impatto visivo e attira sempre qualche curioso. Chi si ferma a provarlo si aspetta un gioco semplice come il calcio, ma rimane spiazzato dalla profondità tattica. Dai pareri raccolti emerge che a piacere è forse proprio ciò che sta alla base di Chessball: riprodurre la semplicità del calcio attraverso una struttura di gioco fortemente strategica e complessa come quella degli scacchi».
A che punto si trova oggi il progetto e quali sono i prossimi obiettivi per Chessball?
«Io credo che sia al 99% e praticamente pronto per essere pubblicato. Il prossimo obiettivo è infatti proprio quello di trovare un editore interessato o un aiuto per perseguire la via dell’autoproduzione tramite crowdfunding».
«Io credo che sia al 99% e praticamente pronto per essere pubblicato. Il prossimo obiettivo è infatti proprio quello di trovare un editore interessato o un aiuto per perseguire la via dell’autoproduzione tramite crowdfunding».

IL PALLONE SULLA SCACCHIERA, TRA TATTICA E GOL
Chessball di Simone Cavalieri non è il solo gioco da tavolo che porta le meccaniche degli scacchi sul campo da calcio.
Già nel 2007 Aaron Fink propone FIFA World Cup Chess, un’autoproduzione in cui pezzi e movimenti restano quasi quelli degli scacchi, ma cambia l’obiettivo. Il re diventa un portiere da battere e vince chi segna tre gol. Un adattamento essenziale, più vicino a una variante scacchistica che a una simulazione calcistica.
Dal Giappone arriva poi Soccer Shogi, pubblicato da Gakken nel 2013 e ispirato agli scacchi giapponesi. Si affrontano due squadre di sei pedine e ogni turno offre due azioni per muovere i giocatori, passare o tirare. Le pedine possono anche scavalcare le altre con salti concatenati, sorprendendo la difesa avversaria. Vince chi segna due reti.
Chessball di Simone Cavalieri non è il solo gioco da tavolo che porta le meccaniche degli scacchi sul campo da calcio.
Già nel 2007 Aaron Fink propone FIFA World Cup Chess, un’autoproduzione in cui pezzi e movimenti restano quasi quelli degli scacchi, ma cambia l’obiettivo. Il re diventa un portiere da battere e vince chi segna tre gol. Un adattamento essenziale, più vicino a una variante scacchistica che a una simulazione calcistica.
Dal Giappone arriva poi Soccer Shogi, pubblicato da Gakken nel 2013 e ispirato agli scacchi giapponesi. Si affrontano due squadre di sei pedine e ogni turno offre due azioni per muovere i giocatori, passare o tirare. Le pedine possono anche scavalcare le altre con salti concatenati, sorprendendo la difesa avversaria. Vince chi segna due reti.

Socchess punta sul fai da te, con campo, pedine e regole da scaricare gratuitamente. Ogni squadra schiera undici pezzi su una griglia di 24 per 18 caselle e i movimenti scacchistici valgono anche per passaggi e tiri. L’alfiere calcia in diagonale, il cavallo passa con un salto a L. Footballers, già presentato nel 2022 come JOGO X, nasce dall’idea dell’allenatore Odysseas Economides di tradurre il calcio in una sfida senza dadi né fortuna. Si parte dal quattro contro quattro, fino alla versione a undici con abilità differenziate, sostituzioni e fuorigioco.
Da Londra arriva infine End To End di Andy McAllen, finanziato su Kickstarter nel 2026. Accessibile anche ai bambini, prevede squadre da cinque a undici giocatori. Tiri e contrasti si risolvono scegliendo carte che indicano una direzione: intuire le intenzioni dell’avversario conta quanto smarcare un compagno davanti alla porta.
Dopo aver visto quanti giochi hanno provato a portare il calcio sulla scacchiera, la prossima volta che un cronista parlerà di «sfida a scacchi» saprete che qualcuno ha preso il paragone alla lettera.
Da Londra arriva infine End To End di Andy McAllen, finanziato su Kickstarter nel 2026. Accessibile anche ai bambini, prevede squadre da cinque a undici giocatori. Tiri e contrasti si risolvono scegliendo carte che indicano una direzione: intuire le intenzioni dell’avversario conta quanto smarcare un compagno davanti alla porta.
Dopo aver visto quanti giochi hanno provato a portare il calcio sulla scacchiera, la prossima volta che un cronista parlerà di «sfida a scacchi» saprete che qualcuno ha preso il paragone alla lettera.

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