Giornata mondiale della Menopausa: affrontarla con serenità e consapevolezza
Il 18 ottobre l’attenzione è puntata su una fase della vita della donna che merita maggiore informazione
Francesca Pelucchi
|2 ore fa

Giornata mondiale della Menopausa © ANSA
La menopausa è una fase naturale della vita di ogni donna, ma continua spesso a essere accompagnata da tabù, disinformazione e luoghi comuni. Per questo, ogni anno il 18 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Menopausa, un’importante occasione per promuovere consapevolezza e informazione su una fase che comporta cambiamenti fisici, metabolici ed emotivi e che merita di essere affrontata con serenità e gli strumenti più adeguati. Riduzione dell’energia, alterazioni del sonno, sbalzi d’umore, vampate di calore e una maggiore difficoltà nel mantenere tono e forza muscolare sono tra gli aspetti che possono accompagnare la perimenopausa e la menopausa. Gli estrogeni contribuiscono a proteggere la massa muscolare e, con il loro calo, la perdita di forza che fisiologicamente inizia dopo i quarant’anni tende ad accelerare. In questo contesto, il supporto di soluzioni mirate può aiutare le donne ad affrontare i cambiamenti con maggiore equilibrio, sostenendo il benessere e la vitalità quotidiana. «La donna di cinquant’anni che vedo oggi è nel pieno: lavora, si allena, viaggia, ha progetti e un livello di esigenza verso sé stessa molto alto. Non è una donna che si ferma, ma una donna che non vuole rallentare», osserva Laura Villanueva, psicologa. «Quello che la mette in difficoltà non è la menopausa in sé, è lo scarto tra il ritmo che vuole tenere, legittimamente, e un corpo che in questa fase chiede un carburante diverso. Il problema non è l’età, ma è continuare a usare le strategie usate a trent’anni. Il passaggio psicologico più utile è smettere di “resistere” e cominciare a “prepararsi”, come un’atleta che cambia categoria. Non abbassa l’asticella, cambia la preparazione», continua la psicologa. «Chi legge la stanchezza come un segnale da ascoltare, non come un limite da nascondere e si organizza di conseguenza, allenamento di forza, sonno, alimentazione, un supporto quando serve, vive questa fase da protagonista. Prendersi cura di sé a cinquant’anni non è un ripiego, è il modo di tenere il passo con la propria vita», conclude Villanueva.
MENOPAUSA E LAVORO
Disturbi del sonno, stanchezza, difficoltà di concentrazione, cambiamenti dell’umore o episodi di “nebbia mentale” possono accompagnare la giornata lavorativa senza che colleghi e responsabili se ne accorgano. Riunioni, scadenze e responsabilità rimangono le stesse. Da fuori, spesso, non cambia nulla. Ma per mantenere lo stesso ritmo può essere necessario uno sforzo molto maggiore. Continuare a lavorare come sempre, però, non significa stare bene. Lo mostra l’indagine nazionale “Menopausa e Lavoro”, realizzata nel 2025 dall’Università IULM su 1.576 donne tra i 45 e i 65 anni. Il 70% delle intervistate riferisce sintomi fisici, il 62% disturbi emotivi e il 64% difficoltà cognitive. Quasi 7 donne su 10 segnalano, inoltre, un impatto medio-alto sulle proprie performance lavorative. Le competenze non cambiano, ma può cambiare lo sforzo necessario per esprimerle. La menopausa arriva spesso in una fase centrale della carriera, quando molte donne hanno esperienza, competenze consolidate e responsabilità importanti. Dormire male per diverse notti, perdere momentaneamente il filo durante una riunione o avere più difficoltà a concentrarsi può incidere anche sulla fiducia nelle proprie capacità, pur lasciando intatti esperienza e know-how. È proprio questo contrasto tra normalità professionale apparente e fatica invisibile uno degli aspetti meno visibili della menopausa sul lavoro. A questa fatica si aggiunge spesso il silenzio. Secondo la stessa indagine, il 37,7% delle donne non ha mai parlato con nessuno dei propri sintomi. Solo il 2,7% ne parla con il datore di lavoro e appena l’11% dichiara di essersi sentita a proprio agio nel farlo. Possono pesare l’imbarazzo, la mancanza di interlocutori o il timore di essere considerate meno affidabili, efficienti o disponibili.
Disturbi del sonno, stanchezza, difficoltà di concentrazione, cambiamenti dell’umore o episodi di “nebbia mentale” possono accompagnare la giornata lavorativa senza che colleghi e responsabili se ne accorgano. Riunioni, scadenze e responsabilità rimangono le stesse. Da fuori, spesso, non cambia nulla. Ma per mantenere lo stesso ritmo può essere necessario uno sforzo molto maggiore. Continuare a lavorare come sempre, però, non significa stare bene. Lo mostra l’indagine nazionale “Menopausa e Lavoro”, realizzata nel 2025 dall’Università IULM su 1.576 donne tra i 45 e i 65 anni. Il 70% delle intervistate riferisce sintomi fisici, il 62% disturbi emotivi e il 64% difficoltà cognitive. Quasi 7 donne su 10 segnalano, inoltre, un impatto medio-alto sulle proprie performance lavorative. Le competenze non cambiano, ma può cambiare lo sforzo necessario per esprimerle. La menopausa arriva spesso in una fase centrale della carriera, quando molte donne hanno esperienza, competenze consolidate e responsabilità importanti. Dormire male per diverse notti, perdere momentaneamente il filo durante una riunione o avere più difficoltà a concentrarsi può incidere anche sulla fiducia nelle proprie capacità, pur lasciando intatti esperienza e know-how. È proprio questo contrasto tra normalità professionale apparente e fatica invisibile uno degli aspetti meno visibili della menopausa sul lavoro. A questa fatica si aggiunge spesso il silenzio. Secondo la stessa indagine, il 37,7% delle donne non ha mai parlato con nessuno dei propri sintomi. Solo il 2,7% ne parla con il datore di lavoro e appena l’11% dichiara di essersi sentita a proprio agio nel farlo. Possono pesare l’imbarazzo, la mancanza di interlocutori o il timore di essere considerate meno affidabili, efficienti o disponibili.
OGNI MENOPAUSA è DIVERSA
«Quando si parla di menopausa, è molto importante ricordare che non esiste una menopausa uguale per tutte», precisa Maria Waag, biologa, insegnante e formatrice di yoga e mindfulness. «È una transizione che riguarda tutte le donne, ma che può avere forme e intensità molto diverse. Per alcune passa quasi inosservata, per altre può essere un periodo molto più impegnativo. Per chi la sta vivendo, è importante potersi sentire viste e riconosciute nella propria esperienza, senza giudizio e senza sentirsi sole. Per chi ancora non ci è arrivata, conoscere prima ciò che può accadere significa poter entrare in questa fase con più consapevolezza, più strumenti, meno paura e più preparate. Conoscenza e consapevolezza sul tema sono anche una forma di potere. Quando comprendiamo meglio ciò che sta accadendo nel nostro corpo e abbiamo gli strumenti per sostenerci, possiamo sentirci meno in balia del cambiamento e più protagoniste del modo in cui lo attraversiamo. Dobbiamo andare oltre l’idea della menopausa raccontata soltanto attraverso sintomi, perdita e declino. Il cambiamento è reale, ma cambiamento non significa necessariamente declino. Può essere anche adattamento, crescita e una nuova forma di forza», spiega Waag.
«Quando si parla di menopausa, è molto importante ricordare che non esiste una menopausa uguale per tutte», precisa Maria Waag, biologa, insegnante e formatrice di yoga e mindfulness. «È una transizione che riguarda tutte le donne, ma che può avere forme e intensità molto diverse. Per alcune passa quasi inosservata, per altre può essere un periodo molto più impegnativo. Per chi la sta vivendo, è importante potersi sentire viste e riconosciute nella propria esperienza, senza giudizio e senza sentirsi sole. Per chi ancora non ci è arrivata, conoscere prima ciò che può accadere significa poter entrare in questa fase con più consapevolezza, più strumenti, meno paura e più preparate. Conoscenza e consapevolezza sul tema sono anche una forma di potere. Quando comprendiamo meglio ciò che sta accadendo nel nostro corpo e abbiamo gli strumenti per sostenerci, possiamo sentirci meno in balia del cambiamento e più protagoniste del modo in cui lo attraversiamo. Dobbiamo andare oltre l’idea della menopausa raccontata soltanto attraverso sintomi, perdita e declino. Il cambiamento è reale, ma cambiamento non significa necessariamente declino. Può essere anche adattamento, crescita e una nuova forma di forza», spiega Waag.
YOGA, EQUILIBRIO E MOVIMENTO
«Secondo la medicina tradizionale cinese, che ho approfondito all’interno della mia formazione sulla salute femminile, la fine della fase riproduttiva può essere vista non soltanto come qualcosa che termina, ma come l’ingresso in una nuova fase della vita. Mi piace l’immagine di una seconda fioritura associata alla menopausa, non meno donna, non meno vitale, ma una donna che può iniziare a rivolgere energia, attenzione e creatività in nuove direzioni», spiega Maria Waag. «Attraverso lo yoga, la presa di consapevolezza del proprio corpo e anche grazie a piccoli giochi di equilibrio, è possibile esplorare cosa significa trovare stabilità e forza mentre siamo in movimento e mentre qualcosa continua a cambiare. La stabilità non è immobilità. Il nostro corpo trova stabilità proprio attraverso continui piccoli adattamenti. E forse possiamo guardare così anche alle grandi transizioni della vita. Possiamo cambiare senza perdere la nostra forza. La mindfulness aggiunge un altro strumento potente. Imparare a riconoscere dove stiamo portando la nostra attenzione e, quando possibile, scegliere consapevolmente dove riportarla. Dove portiamo l’attenzione cambia ciò che vediamo. E ciò che vediamo cambia il modo in cui viviamo la nostra vita. Non significa ignorare ciò che è difficile o cercare di trasformare tutto in qualcosa di positivo. Significa ampliare lo sguardo, riconoscere ciò che c’è, ma ricordarci che possiamo scegliere a cosa dare spazio, cosa nutrire e cosa vogliamo far crescere. Con la meditazione è possibile lavorare proprio sul cambiamento e sull’impermanenza, attraverso una visualizzazione guidata. Pensiamo all’autunno: ci si riferisce a questa stagione soprattutto come alla fine dell’estate, ma gli alberi ci mostrano anche la bellezza del lasciare andare. Lasciano cadere le foglie, conservano le proprie risorse e si preparano a ciò che verrà dopo. Anche nella vita possiamo avere stagioni più introspettive, in cui abbiamo bisogno di fermarci e raccoglierci, e altre in cui siamo pronte a rifiorire. Non dobbiamo essere sempre nella stessa stagione. Non possiamo scegliere tutti i cambiamenti che incontriamo, ma possiamo scegliere come sostenerci mentre li attraversiamo. Possiamo arrivarci con più conoscenza, più strumenti e più consapevolezza e quindi anche con più forza e potere personale. Non per tornare a ciò che eravamo prima, ma per scoprire, con curiosità, che cosa può fiorire adesso», conclude Maria Waag.
«Secondo la medicina tradizionale cinese, che ho approfondito all’interno della mia formazione sulla salute femminile, la fine della fase riproduttiva può essere vista non soltanto come qualcosa che termina, ma come l’ingresso in una nuova fase della vita. Mi piace l’immagine di una seconda fioritura associata alla menopausa, non meno donna, non meno vitale, ma una donna che può iniziare a rivolgere energia, attenzione e creatività in nuove direzioni», spiega Maria Waag. «Attraverso lo yoga, la presa di consapevolezza del proprio corpo e anche grazie a piccoli giochi di equilibrio, è possibile esplorare cosa significa trovare stabilità e forza mentre siamo in movimento e mentre qualcosa continua a cambiare. La stabilità non è immobilità. Il nostro corpo trova stabilità proprio attraverso continui piccoli adattamenti. E forse possiamo guardare così anche alle grandi transizioni della vita. Possiamo cambiare senza perdere la nostra forza. La mindfulness aggiunge un altro strumento potente. Imparare a riconoscere dove stiamo portando la nostra attenzione e, quando possibile, scegliere consapevolmente dove riportarla. Dove portiamo l’attenzione cambia ciò che vediamo. E ciò che vediamo cambia il modo in cui viviamo la nostra vita. Non significa ignorare ciò che è difficile o cercare di trasformare tutto in qualcosa di positivo. Significa ampliare lo sguardo, riconoscere ciò che c’è, ma ricordarci che possiamo scegliere a cosa dare spazio, cosa nutrire e cosa vogliamo far crescere. Con la meditazione è possibile lavorare proprio sul cambiamento e sull’impermanenza, attraverso una visualizzazione guidata. Pensiamo all’autunno: ci si riferisce a questa stagione soprattutto come alla fine dell’estate, ma gli alberi ci mostrano anche la bellezza del lasciare andare. Lasciano cadere le foglie, conservano le proprie risorse e si preparano a ciò che verrà dopo. Anche nella vita possiamo avere stagioni più introspettive, in cui abbiamo bisogno di fermarci e raccoglierci, e altre in cui siamo pronte a rifiorire. Non dobbiamo essere sempre nella stessa stagione. Non possiamo scegliere tutti i cambiamenti che incontriamo, ma possiamo scegliere come sostenerci mentre li attraversiamo. Possiamo arrivarci con più conoscenza, più strumenti e più consapevolezza e quindi anche con più forza e potere personale. Non per tornare a ciò che eravamo prima, ma per scoprire, con curiosità, che cosa può fiorire adesso», conclude Maria Waag.
INTEGRATORI:
Strumenti di benessere per affrontare il cambiamento
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