God of War Laufey e una madre come protagonista
Una rarità nei videogiochi
Francesco Toniolo
|2 ore fa

God of War. Laufey in cui una madre è protagonista
Qualche giorno fa si è tenuto lo State of Play, un evento in cui Sony annuncia le principali novità del mondo PlayStation. Tra i numerosi videogiochi che sono stati mostrati in anteprima c’è anche God of War Laufey, che verrà pubblicato in futuro (ancora non è stata comunicata una data d’uscita). Laufey fa parte della longeva serie God of War, incentrata sulla storia di Kratos, un generale spartano che diventa il dio della guerra dopo aver sconfitto Ares. Negli ultimi episodi della serie, Kratos ha abbandonato la Grecia, spostandosi a nord, dove ha vissuto una serie di avventure contro divinità e mostri del folklore norreno, in compagnia di suo figlio Atreus, nato dall’unione con la guerriera Faye.
A sorpresa, è proprio Faye la protagonista del nuovo God of War Laufey. Una scelta curiosa, visto che avevamo assistito al rito funebre per la sua morte nel precedente gioco pubblicato nel 2018. In Laufey, si scopre che Faye ha raggiunto Everywhen, l’aldilà degli dei. Il luogo è scosso dal conflitto tra Sekhmet (una divinità egizia) e Begtse (il dio guerriero della Mongolia).
In termini culturali, sarà interessante vedere come trasporranno varie mitologie all’interno del gioco, ma al momento una delle scelte più interessanti è proprio l’aver inserito Faye come protagonista, perché siamo davanti a uno dei pochissimi casi in cui il personaggio principale di un videogioco è una madre. Con pochissime eccezioni, le figure materne nei videogiochi sono quasi sempre marginali, come la mamma del protagonista nella serie Pokémon, che ti saluta all’inizio dell’avventura e poi rimane un personaggio sullo sfondo. È possibile trovare qualche madre protagonista tra i videogiochi indipendenti (con budget ridotti rispetto ai grandi blockbuster) e c’è qualche eccezione anche tra i titoli un po’ più costosi. Negli ultimi anni abbiamo per esempio visto Saga Anderson di Alan Wake 2 (2023) e Selene Vassos di Returnal (2021): due protagoniste che sono anche madri. Per cui Faye di God of War Laufey non rappresenta una novità assoluta, ma gli antecedenti sono pochi, soprattutto nelle grandi produzioni mainstream come God of War.
Il caso è ancor più interessante perché, negli ultimi anni, le figure paterne sono invece progressivamente cresciute di numero, tra i protagonisti dei videogiochi. Lo stesso Kratos, il marito di Faye, ha visto questa trasformazione. Nei primissimi giochi su di lui era solo un guerriero rabbioso, mentre negli ultimi God of War è stato approfondito anche il suo rapporto col figlio Atreus. Tra i celebri esempi degli ultimi mesi c’è stato anche Pragmata di Capcom, in cui giochiamo nei panni dell’astronauta Hugh, che collabora con l’androide-bambina Diana per sopravvivere su una base lunare. Diana non è ovviamente la sua figlia biologica, ma Hugh si comporta come un genitore nei suoi confronti. Il fenomeno ha anche un nome: “dadification”, cioè la progressiva trasformazione in padri di tanti personaggi dei videogiochi.
Tornando a God of War Laufey, resta da vedere quanto sarà centrale il ruolo materno di Faye all’interno del gioco. Per quanto si è visto finora, potrebbe essere più che marginale, a differenza di quello del marito Kratos, che è quasi sempre in compagnia del figlio. Ma questo sarà possibile scoprirlo solo quando il gioco verrà pubblicato.
A sorpresa, è proprio Faye la protagonista del nuovo God of War Laufey. Una scelta curiosa, visto che avevamo assistito al rito funebre per la sua morte nel precedente gioco pubblicato nel 2018. In Laufey, si scopre che Faye ha raggiunto Everywhen, l’aldilà degli dei. Il luogo è scosso dal conflitto tra Sekhmet (una divinità egizia) e Begtse (il dio guerriero della Mongolia).
In termini culturali, sarà interessante vedere come trasporranno varie mitologie all’interno del gioco, ma al momento una delle scelte più interessanti è proprio l’aver inserito Faye come protagonista, perché siamo davanti a uno dei pochissimi casi in cui il personaggio principale di un videogioco è una madre. Con pochissime eccezioni, le figure materne nei videogiochi sono quasi sempre marginali, come la mamma del protagonista nella serie Pokémon, che ti saluta all’inizio dell’avventura e poi rimane un personaggio sullo sfondo. È possibile trovare qualche madre protagonista tra i videogiochi indipendenti (con budget ridotti rispetto ai grandi blockbuster) e c’è qualche eccezione anche tra i titoli un po’ più costosi. Negli ultimi anni abbiamo per esempio visto Saga Anderson di Alan Wake 2 (2023) e Selene Vassos di Returnal (2021): due protagoniste che sono anche madri. Per cui Faye di God of War Laufey non rappresenta una novità assoluta, ma gli antecedenti sono pochi, soprattutto nelle grandi produzioni mainstream come God of War.
Il caso è ancor più interessante perché, negli ultimi anni, le figure paterne sono invece progressivamente cresciute di numero, tra i protagonisti dei videogiochi. Lo stesso Kratos, il marito di Faye, ha visto questa trasformazione. Nei primissimi giochi su di lui era solo un guerriero rabbioso, mentre negli ultimi God of War è stato approfondito anche il suo rapporto col figlio Atreus. Tra i celebri esempi degli ultimi mesi c’è stato anche Pragmata di Capcom, in cui giochiamo nei panni dell’astronauta Hugh, che collabora con l’androide-bambina Diana per sopravvivere su una base lunare. Diana non è ovviamente la sua figlia biologica, ma Hugh si comporta come un genitore nei suoi confronti. Il fenomeno ha anche un nome: “dadification”, cioè la progressiva trasformazione in padri di tanti personaggi dei videogiochi.
Tornando a God of War Laufey, resta da vedere quanto sarà centrale il ruolo materno di Faye all’interno del gioco. Per quanto si è visto finora, potrebbe essere più che marginale, a differenza di quello del marito Kratos, che è quasi sempre in compagnia del figlio. Ma questo sarà possibile scoprirlo solo quando il gioco verrà pubblicato.

I FILM DELLA MARVEL HANNO ROVINATO I VIDEOGIOCHI?
Con l’annuncio di God of War Laufey, in cui sono stati mostrati alcuni momenti di questo futuro videogioco, è riemerso online un dibattito legato agli ultimi episodi di God of War e, più in generale, a tanto intrattenimento videoludico degli ultimi anni: stanno diventando tutti simili ai film della Marvel?
Alcuni videogiochi mainstream, al pari del cinema commerciale, starebbero attraversando una crisi legata al modo di costruire le storie e alla qualità dei dialoghi, secondo diversi commentatori. Questo fenomeno viene talvolta definito “marvelization”: la progressiva trasformazione dell’intrattenimento in uno storytelling da film Marvel coi supereroi. Il termine può confondere, perché nel corso del tempo è stato impiegato con significati differenti. Il primo ad averlo utilizzato – o perlomeno ad averlo portato al successo – sarebbe stato il regista e sceneggiatore Quentin Tarantino, nel 2010. Nel suo caso, la critica alla “marvelizzazione” del cinema riguardava la progressiva attenzione verso le grandi proprietà intellettuali, come appunto il franchise dei supereroi Marvel, che andava a mettere in secondo piano le singole voci di attori e registi. La sua posizione è stata in vario modo dibattuta nel corso del tempo, ma a distanza di una quindicina d’anni non è più il concetto principale a cui si lega il termine.
Oggi, quando si lamenta il fatto che un videogioco (o un film, una serie tv, ecc.) sembra una pellicola del Marvel Cinematic Universe si fa riferimento al fatto che presenta alcune cifre stilistiche di quei film, inserite però in un contesto in cui non sembrano appropriate. Una di queste caratteristiche è il costante ricorso a battute e ironia anche in situazioni drammatiche. Questo si è effettivamente visto in tantissimi film Marvel, dove persino in momenti serissimi – come la battaglia finale contro il temibile e potentissimo Thanos nella serie degli Avengers – c’è sempre qualche inserto comico o qualche eroe che fa lo “splendido”, come dicono alcuni.
Con l’annuncio di God of War Laufey, in cui sono stati mostrati alcuni momenti di questo futuro videogioco, è riemerso online un dibattito legato agli ultimi episodi di God of War e, più in generale, a tanto intrattenimento videoludico degli ultimi anni: stanno diventando tutti simili ai film della Marvel?
Alcuni videogiochi mainstream, al pari del cinema commerciale, starebbero attraversando una crisi legata al modo di costruire le storie e alla qualità dei dialoghi, secondo diversi commentatori. Questo fenomeno viene talvolta definito “marvelization”: la progressiva trasformazione dell’intrattenimento in uno storytelling da film Marvel coi supereroi. Il termine può confondere, perché nel corso del tempo è stato impiegato con significati differenti. Il primo ad averlo utilizzato – o perlomeno ad averlo portato al successo – sarebbe stato il regista e sceneggiatore Quentin Tarantino, nel 2010. Nel suo caso, la critica alla “marvelizzazione” del cinema riguardava la progressiva attenzione verso le grandi proprietà intellettuali, come appunto il franchise dei supereroi Marvel, che andava a mettere in secondo piano le singole voci di attori e registi. La sua posizione è stata in vario modo dibattuta nel corso del tempo, ma a distanza di una quindicina d’anni non è più il concetto principale a cui si lega il termine.
Oggi, quando si lamenta il fatto che un videogioco (o un film, una serie tv, ecc.) sembra una pellicola del Marvel Cinematic Universe si fa riferimento al fatto che presenta alcune cifre stilistiche di quei film, inserite però in un contesto in cui non sembrano appropriate. Una di queste caratteristiche è il costante ricorso a battute e ironia anche in situazioni drammatiche. Questo si è effettivamente visto in tantissimi film Marvel, dove persino in momenti serissimi – come la battaglia finale contro il temibile e potentissimo Thanos nella serie degli Avengers – c’è sempre qualche inserto comico o qualche eroe che fa lo “splendido”, come dicono alcuni.

Nei videogiochi, tutto ciò emerge con più forza per due ragioni. La prima, immediatamente comprensibile, è che molti di loro sono pieni di combattimenti e di sequenze action, rispetto a tanti film, anche quelli con supereroi come protagonisti. Per cui c’è una maggior frequenza di momenti concitati e battaglie epiche in cui trovare personaggi che scherzano e fanno battute. In secondo luogo, c’è un’effettiva tendenza di molte grosse produzioni videoludiche a rendere estremamente verbosi i protagonisti dei loro videogiochi. Parlano costantemente, in qualunque momento, commentando ciò che avviene intorno a loro. Quando non è direttamente il protagonista a farlo, c’è al suo fianco un aiutante o un compagno che parla. Questa scelta è anche legata a una filosofia di design in cui si cerca di suggerire al giocatore come proseguire, per non frustrarlo. Il protagonista è chiuso in una stanza e deve risolvere un enigma per proseguire? Un compagno di squadra potrebbe dargli un suggerimento, rivolgendolo implicitamente a noi giocatori. O potrebbe essere il protagonista stesso a verbalizzare i suoi pensieri, dicendo per esempio “forse dovrei osservare meglio quel mosaico all’ingresso”. Sono tutti trucchetti per inserire dei suggerimenti nel mondo diegetico, senza dover ricorrere a un meno elegante box a schermo in cui viene scritto “premi il pulsante A davanti al mosaico”. Il problema è che questo ha contribuito a creare dei personaggi estremamente ciarlieri, che non stanno mai zitti, e in mezzo a questo loro costante flusso di chiacchiere capita spesso di trovare battutine di vario genere, che a molti hanno ricordato l’approccio dei supereroi Marvel.
Detto ciò, dare tutta la colpa agli Avengers è sicuramente eccessivo, visto che non sono certo i primi eroi a scherzare in mezzo a una battaglia. Per fare giusto un esempio, si può citare la serissima e drammatica trilogia cinematografica del Signore degli Anelli, dove sono comunque presenti alcuni battibecchi comici tra l’elfo Legolas e il nano Gimli, anche durante le battaglie campali. Il fastidio di tanti utenti è probabilmente legato alla frequenza di questi siparietti, motivo per cui si parla tanto di “marvelization” soprattutto nei videogiochi, essendo prodotti mediali molto lunghi e con tantissimi dialoghi al loro interno. Ecco perché a qualcuno non piace l’idea di passare ore e ore, in God of War Laufey, in compagnia di un misterioso cubo parlante che scherza in continuazione con la protagonista, mentre vagano per l’aldilà.

