I murales di Resmini, viaggio immersivo nel mondo di Armani
Dal pennello di Natalia prendono vita le scenografie della “Design Week”: dialogo tra illustrazione, arredo d’autore e atmosfere senza tempo
Giulia Marzoli
|2 ore fa

L'artista piacentina Natalia Resmini all’opera
Tra le pareti dello show-room di Armani/Casa in Corso Venezia, durante la Design Week milanese, tre mondi diversi hanno preso forma attraverso il disegno: la Milano elegante e senza tempo di Giorgio Armani, la luce mediterranea di Pantelleria e il rifugio alpino di Saint Moritz. A trasformare questi ambienti in scenografie è stata l’artista e illustratrice piacentina Natalia Resmini, chiamata dalla maison per realizzare una serie di grandi murales immersivi destinati a dialogare con gli arredi della collezione. «L’idea era quella di ricreare l’atmosfera delle tre case di Giorgio Armani», racconta. «Ogni ambiente aveva una propria identità precisa: la città, il mare e la montagna. Il mio lavoro è stato quello di costruire un immaginario visivo che accompagnasse questi spazi». Nata artisticamente come illustratrice di moda, l’artista ha alle spalle un percorso che unisce pittura tradizionale, editoria e fashion illustration. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti si è specializzata alla Central Saint Martins, una delle scuole più prestigiose nel campo della moda e dell’arte. Negli anni ha collaborato con testate italiane e internazionali, lavorando anche con il Corriere della Sera e con Vogue Paris, oltre ad aver insegnato illustrazione per la moda allo IUAV di Venezia. Negli ultimi anni, però, il suo linguaggio si è spostato sempre di più verso il muralismo e le installazioni artistiche.
«Con il digitale si sono aperti ulteriori orizzonti», spiega. «Oggi lavoro molto con brand, hotel e showroom che cercano un linguaggio diverso dalla fotografia. Attraverso il disegno provo a raccontare atmosfere». La collaborazione con Armani nasce proprio da questo. Il team visual della maison conosceva già il suo lavoro e l’ha coinvolta nel progetto della Design Week. Un incarico importante, ma anche particolarmente complesso. «Mi è stato dato un brief precisissimo, e ogni elemento doveva dialogare con i mobili, con la posizione dei divani, dei tavoli, delle poltrone. È stata forse la parte più difficile, dato che il lavoro creativo doveva rispettare una struttura molto controllata». Un processo intenso, durato circa due mesi tra progettazione e realizzazione. Prima il lavoro in studio sugli artwork e sui mock-up degli allestimenti, poi quindici giorni trascorsi direttamente nello showroom milanese a dipingere le pareti. «Le opere erano tantissime, circa una trentina, e tutte molto grandi. Ho dovuto lavorare con tempi strettissimi e con la responsabilità di creare qualcosa per Giorgio Armani. Quello sicuramente si sente». Nonostante la pressione, l’artista racconta di aver trovato nel team Armani «persone estremamente competenti e disponibili», capaci di accompagnarla durante tutto il processo creativo. E il risultato finale, visto per la prima volta durante l’inaugurazione ufficiale, è stato quasi sorprendente anche per lei. «Io avevo lavorato negli ambienti vuoti, tornare e vedere tutto completato, con gli arredi inseriti nelle scenografie, è stato emozionante. Ho avuto la sensazione che ogni elemento fosse entrato in armonia con gli altri». Nel progetto emerge chiaramente anche il dialogo tra il suo stile personale e l’estetica Armani.
«Mi sono immersa completamente nel suo universo visivo, e molti degli elementi che ho dipinto esistono davvero nelle sue case. Però allo stesso tempo il mio linguaggio è stato rispettato, credo mi abbiano scelta proprio per questo tratto minimale, leggero ed evocativo che infondo è coerente con il mondo Armani». Dietro la dimensione spettacolare dell’allestimento resta anche una componente più fragile e personale del lavoro artistico. «Ogni progetto è un processo molto emotivo», racconta. «C’è sempre la paura di non riuscire e fallire. Lavorare da soli, chiusi in studio, può essere anche alienante, ma credo che proprio quella sensibilità poi entri nel lavoro e permetta di trasmettere qualcosa». Con oltre duecento murales realizzati nel mondo e collaborazioni con maison come Missoni, Etro, Moschino e Pucci, considera questo progetto «un grande traguardo», ma anche il naturale risultato di un percorso costruito nel tempo. «Quando si porta avanti il proprio lavoro con costanza e passione, i progetti importanti arrivano. Almeno nella mia esperienza è stato così». L’installazione di Armani/Casa resterà visitabile ancora nelle prossime settimane, è stata infatti prorogata fino a giugno.
Nel frattempo, l’artista continua a lavorare tra murales, opere su commissione e workshop creativi dedicati all’arte e all’illustrazione. Tra i prossimi appuntamenti anche un laboratorio ispirato ai tarocchi, organizzato insieme all’insegnante di yoga Giada Campanella. «Mi piace molto anche lavorare con le persone», conclude. «Dopo tante ore in studio da sola, condividere il processo creativo diventa qualcosa di molto prezioso». Per scoprire il lavoro di Natalia e i workshop (come il T-shirt Lab o i retreat tra yoga e pittura), è possibile consultare il sito ufficiale o seguire il profilo Instagram: @nataliaresmini
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