Il mondo social è differente per millennials e vintage
Si leggono commenti pieni di cattiveria gratuita che a volte lasciano senza parole. La tecnologia serve, ma anche l’ironia
Anna Morando
|2 ore fa

Il mondo social per i millennials e per i vintage è molto differente © ANSA
Bentornati cari amici lettori, oggi affrontiamo un argomento che probabilmente farà innervosire molti vintage. Ma noi millennials viviamo così, sul filo del rasoio. Ci piace il brivido, anche se, ormai, è quello che preannuncia l’influenza.
Parliamo del mondo social. Un mondo meraviglioso, che regala gioie, perle di saggezza ironiche, meme divertenti e incomprensioni epocali.
Qua nasce una differenza importante tra millennials e vintage: il millennial medio riconosce video fake, fatti con IA, e si rendono conto che non è possibile. I video dei gatti che aprono la porta di notte con una chitarra in mano mi sembrano palesemente finti. E invece NO!
Puntualmente arriva il signor Gianpirlo di turno, e grazie al cielo sono abbastanza limitati, che crede che tutto ciò che vede sullo schermo sia reale e veritiero. La maggior parte di questi, commenta sotto i suddetti video indignato o stupito. Un po' mi fanno tenerezza, un po' mi fanno ringraziare per essere nata in un periodo storico diverso.
Ma non è solo questione di video fake. Cambia il mondo di stare online.
Leggo commenti pieni di cattiverai gratuita che a volte lascia senza parole. Persone che non colgono minimamente il senso del contenuto, ma sono lì pronte a insultare qualcuno solo perché dietro alla tastiera siamo tutti più coraggiosi.
Io capisco che non si può piacere a tutti, ma se qualcosa non mi piace, vado oltre; al massimo esprimo un parere, senza attaccare nessuno.
A volte mi chiedo: ma dal vivo lo faresti?
Non credo che si inizi a prendere a parole la cassiera del supermercato semplicemente perché non ti piace come ha messo le cose sulle scaffale.
Viviamo periodo storico molto difficile, e credo che ironia e comicità ci possano tornare utili, senza diventare un campo di battaglia.
Altra differenza importante tra vintage e millennials è il rapporto con la tecnologia; la mia generazione è cresciuta nel mezzo del cambiamento: siamo passati dall’avere dei telefonini che sembravano cabine telefoniche portatili: pesavano 2 tonnellate, avevano l’antenna e per scrivere due parole ci stavi 30 minuti; ad avere smartphone con cui videochiami dall’altra parte del mondo mentre sei in pigiama sul divano.
Ci siamo adattati. Anche se vedo bambini di tre anni che si aprono YouTube e scelgono i video da guardare. Alla loro età io probabilmente giocavo con le biglie.
I vintage invece si dividono in due categorie: quelli che sono smart, e obiettivamente stanno al passo con i tempi, a volte anche meglio di noi.
E quelli che appena entri in casa ti riempiono di domande del tipo: qual è la password del Wi-Fi?
Mi fai lo spid? Perché non i va più Facebook? Con la suoneria a volume altissimo, che appena squilla il telefono pensi sia partito un allarme nucleare.
Ci vedono come degli ingeneri della Nasa. Quando al massimo usiamo il telefono per lavoro, mandarci reel divertenti e chattare con gli amici. Si prece la mia generazioni chatta, non chiama.
Odiamo le telefonate. Non so perché, ma è così.
E che passano ore e ore a mandare immagini di gattini, buongiornissimi e fiorellini su whatsapp.
Che passano il tempo a giocare a Candy Crush, a leggere tutto e credere a tutto. Quelli che poi ci riprendono perché “abbiamo sempre il telefono in mano”.
Forse il problema non è il telefono, ma come lo usiamo. Noi per scappare dalla realtà ( e bisogna farlo con parsimonia) e loro per passare il tempo. Nel dubbio, torno su Instagram, almeno li i gatti no suonano davvero la chitarra. Credo.
Parliamo del mondo social. Un mondo meraviglioso, che regala gioie, perle di saggezza ironiche, meme divertenti e incomprensioni epocali.
Qua nasce una differenza importante tra millennials e vintage: il millennial medio riconosce video fake, fatti con IA, e si rendono conto che non è possibile. I video dei gatti che aprono la porta di notte con una chitarra in mano mi sembrano palesemente finti. E invece NO!
Puntualmente arriva il signor Gianpirlo di turno, e grazie al cielo sono abbastanza limitati, che crede che tutto ciò che vede sullo schermo sia reale e veritiero. La maggior parte di questi, commenta sotto i suddetti video indignato o stupito. Un po' mi fanno tenerezza, un po' mi fanno ringraziare per essere nata in un periodo storico diverso.
Ma non è solo questione di video fake. Cambia il mondo di stare online.
Leggo commenti pieni di cattiverai gratuita che a volte lascia senza parole. Persone che non colgono minimamente il senso del contenuto, ma sono lì pronte a insultare qualcuno solo perché dietro alla tastiera siamo tutti più coraggiosi.
Io capisco che non si può piacere a tutti, ma se qualcosa non mi piace, vado oltre; al massimo esprimo un parere, senza attaccare nessuno.
A volte mi chiedo: ma dal vivo lo faresti?
Non credo che si inizi a prendere a parole la cassiera del supermercato semplicemente perché non ti piace come ha messo le cose sulle scaffale.
Viviamo periodo storico molto difficile, e credo che ironia e comicità ci possano tornare utili, senza diventare un campo di battaglia.
Altra differenza importante tra vintage e millennials è il rapporto con la tecnologia; la mia generazione è cresciuta nel mezzo del cambiamento: siamo passati dall’avere dei telefonini che sembravano cabine telefoniche portatili: pesavano 2 tonnellate, avevano l’antenna e per scrivere due parole ci stavi 30 minuti; ad avere smartphone con cui videochiami dall’altra parte del mondo mentre sei in pigiama sul divano.
Ci siamo adattati. Anche se vedo bambini di tre anni che si aprono YouTube e scelgono i video da guardare. Alla loro età io probabilmente giocavo con le biglie.
I vintage invece si dividono in due categorie: quelli che sono smart, e obiettivamente stanno al passo con i tempi, a volte anche meglio di noi.
E quelli che appena entri in casa ti riempiono di domande del tipo: qual è la password del Wi-Fi?
Mi fai lo spid? Perché non i va più Facebook? Con la suoneria a volume altissimo, che appena squilla il telefono pensi sia partito un allarme nucleare.
Ci vedono come degli ingeneri della Nasa. Quando al massimo usiamo il telefono per lavoro, mandarci reel divertenti e chattare con gli amici. Si prece la mia generazioni chatta, non chiama.
Odiamo le telefonate. Non so perché, ma è così.
E che passano ore e ore a mandare immagini di gattini, buongiornissimi e fiorellini su whatsapp.
Che passano il tempo a giocare a Candy Crush, a leggere tutto e credere a tutto. Quelli che poi ci riprendono perché “abbiamo sempre il telefono in mano”.
Forse il problema non è il telefono, ma come lo usiamo. Noi per scappare dalla realtà ( e bisogna farlo con parsimonia) e loro per passare il tempo. Nel dubbio, torno su Instagram, almeno li i gatti no suonano davvero la chitarra. Credo.

