«Io, sempre connesso ma solo»: i rischi di una relazione quotidiana con lo smartphone e la rete
Interessante convegno sul tema del Lions club rivolto agli studenti
Leonardo Chiavarini
|1 ora fa

Anna Tanzi con il governatore Roberto Rocchetti e i relatori del convegno Lions- © Libertà/Leonardo Chiavarini
Si sa, il futuro (tema al centro di questa rubrica) passa e sta già passando dal digitale. L’assunto, difficile da confutare senza cadere in nostalgie illusorie, non implica però che il passaggio in questione debba avvenire in maniera acritica, ovvero accettando passivamente qualsiasi innovazione ci venga propinata attraverso i pixel di un device. Insomma, sarebbe auspicabile che l’impatto della tecnologia sulla nostra vita e, soprattutto, sulle vite delle generazioni future, fosse affrontato con maggiore serietà, con più consapevolezza e, magari, da una prospettiva ampia e multidisciplinare. Con questa sensibilità e attenzione per il tema, la professoressa Anna Tanzi, coordinatrice Lions del Distretto 108 Ib3 per il service “Comunità Umanitaria Attiva”, ha organizzato il convegno dal titolo “Socialità 2.0: tra like, relazioni vere e futuro di una Comunità umanitaria attiva”. Circa 60 ragazzi e ragazze delle classi seconde degli istituti superiori Colombini, Gioia e Respighi si sono ritrovati nella sede di Confindustria Piacenza per trattare qualcosa di tanto complesso quanto quotidiano: la loro relazione costante con la tecnologia e il modo in cui quest’ultima cambia di continuo anche le altre relazioni, quelle umane, con i coetanei e con gli adulti.
Dalla mattinata, che ha goduto della partecipazione del sociologo Paolo Bory (Politecnico di Milano) e della psicologa Chiara Remondini (Fondazione “La Ricerca”), sono emersi spunti utili e meritevoli di condivisione. Di questi abbiamo parlato direttamente con la professoressa Tanzi.
ATTENZIONE ALLE FONTI
«Come Lions international e come Lions club di Castel San Giovanni, in particolare, vogliamo cercare di dare il nostro contributo per un tema capitale, sul quale si gioca il futuro delle nuove generazioni – spiega Tanzi –. Da un lato, abbiamo scelto di farlo rinnovando il nostro sostegno alla “Fondazione La Ricerca Ets”, coinvolta nell’iniziativa, dall’altro, raggiungendo direttamente i ragazzi delle scuole, per il secondo anno di fila». L’idea di un seminario specifico sulla socialità al tempo dell’IA e degli smartphone è stata infatti messa a terra per la prima volta l’anno scorso, con alcuni ragazzi di quarta superiore. Quest’anno, invece, è toccato a quelli di seconda superiore. «Incontri del genere – spiega Tanzi – possono essere utili ai più giovani, per porsi domande e mettere in discussione abitudini consolidate, ma anche agli adulti per prendere contezza della portata di fenomeni a volte un po’ sottovalutati». Se deve segnalare i due aspetti più minacciosi della pervasività digitale, Tanzi non ha dubbi: «È preoccupante – dice – in primis l’interrogazione continua della tecnologia e l’accettazione acritica del dato con cui, di volta in volta, essa fornisce una risposta alle nostre domande».
Si badi bene: il tema sollevato dalla professoressa non riguarda tanto la tecnologia in sé, sia essa una sofisticata IA o un motore di ricerca sul web, quanto più l’approccio che noi scegliamo di avere con essa. «Spesso – continua – manca la sensibilità nei confronti delle varie fonti o quella per il cosiddetto fact checking, che non deve mai mancare, a maggior ragione se si sta indagando un argomento tramite il digitale».
Dalla mattinata, che ha goduto della partecipazione del sociologo Paolo Bory (Politecnico di Milano) e della psicologa Chiara Remondini (Fondazione “La Ricerca”), sono emersi spunti utili e meritevoli di condivisione. Di questi abbiamo parlato direttamente con la professoressa Tanzi.
ATTENZIONE ALLE FONTI
«Come Lions international e come Lions club di Castel San Giovanni, in particolare, vogliamo cercare di dare il nostro contributo per un tema capitale, sul quale si gioca il futuro delle nuove generazioni – spiega Tanzi –. Da un lato, abbiamo scelto di farlo rinnovando il nostro sostegno alla “Fondazione La Ricerca Ets”, coinvolta nell’iniziativa, dall’altro, raggiungendo direttamente i ragazzi delle scuole, per il secondo anno di fila». L’idea di un seminario specifico sulla socialità al tempo dell’IA e degli smartphone è stata infatti messa a terra per la prima volta l’anno scorso, con alcuni ragazzi di quarta superiore. Quest’anno, invece, è toccato a quelli di seconda superiore. «Incontri del genere – spiega Tanzi – possono essere utili ai più giovani, per porsi domande e mettere in discussione abitudini consolidate, ma anche agli adulti per prendere contezza della portata di fenomeni a volte un po’ sottovalutati». Se deve segnalare i due aspetti più minacciosi della pervasività digitale, Tanzi non ha dubbi: «È preoccupante – dice – in primis l’interrogazione continua della tecnologia e l’accettazione acritica del dato con cui, di volta in volta, essa fornisce una risposta alle nostre domande».
Si badi bene: il tema sollevato dalla professoressa non riguarda tanto la tecnologia in sé, sia essa una sofisticata IA o un motore di ricerca sul web, quanto più l’approccio che noi scegliamo di avere con essa. «Spesso – continua – manca la sensibilità nei confronti delle varie fonti o quella per il cosiddetto fact checking, che non deve mai mancare, a maggior ragione se si sta indagando un argomento tramite il digitale».

CONNESSO EPPURE SOLO
Il secondo aspetto segnalato come minaccia dalla prof. Tanzi riguarda invece la socialità. «La frase di uno di questi giovani ragazzi – spiega – mi ha colpito più delle altre. Ha detto: “Sono sempre collegato con i miei amici, ma è come se fossi sempre solo”. Credo che qui ci sia tutto il disagio che può insorgere quando si fa confusione tra relazioni reali e amicizie virtuali – continua –. Questi strumenti hanno sì semplificato le nostre vite, ma, se usati a sproposito e soprattutto in modo inconsapevole, rischiano di creare danni enormi, specie sulle generazioni native digitali. Il virtuale e il reale sono due piani qualitativamente differenti – conclude Tanzi –. Non possiamo permettere che i nostri ragazzi vivano le loro relazioni con gli altri soltanto nello spazio di un social network o di una chat».
LA REGOLA “60-1-30”
Da un supporto nelle attività scolastiche o di lavoro, fino a funzioni ludiche legate al divertimento, allo svago e al relax: dei dispositivi digitali, oggi, colpisce soprattutto la pervasività nella routine quotidiana di tutti noi. Antidoti e soluzioni definitive non esistono e i divieti quasi mai risultano essere la strategia migliore per affrontare un problema. La strada più sensata da percorrere sembra avere a che fare invece con le parole “gestione” e “consapevolezza”. Non una demonizzazione degli strumenti, ma una conoscenza dei rischi connessi a un loro abuso. In questo senso, la dott.ssa Remondini ha fornito alle ragazze e ai ragazzi partecipanti al convegno un suggerimento tanto semplice quanto prezioso: “La regola del 60-1-30”. «È importante – spiega la psicologa – smettere di guardare lo smartphone 60 minuti prima di coricarsi; tenere i dispositivi ad almeno 1 metro di distanza; e aspettare circa 30 minuti prima di usare lo smartphone al risveglio». Quelle fornite ai ragazzi, sono piccole accortezze utili anche agli adulti per evitare problemi di vario genere: dal cervello alla vista, senza trascurare i disturbi legati alla psiche e alla parte emotiva dell’essere umano. La nomofobia, ovvero la condizione psicologica caratterizzata da paura o ansia intensa di essere separati o di non avere accesso al telefono cellulare o ad altri dispositivi, è infatti un pericolo serpeggiante e silenzioso, sul quale la letteratura scientifica continua a produrre studi e aggiornamenti.

