La favola nera del mostro che nessuno voleva vedere

Marco Maisano firma per OnePodcast un’inchiesta dura e necessaria sul caso del Forteto: una ferita ancora aperta

Claudia Labati
|1 ora fa
La favola nera del mostro che nessuno voleva vedere
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Quarant’anni di abusi su minori, una condanna definitiva ignorata dalla magistratura stessa, una cooperativa agricola trasformata in un sistema di potere e sopruso. E nessuno che abbia voluto davvero vedere. “L’isola che non c’era - La favola nera del Forteto”, il podcast in sette puntate firmato da Marco Maisano per OnePodcast, ricostruisce uno degli scandali più inquietanti dell’Italia contemporanea. Lo dico subito, con chiarezza: è un ascolto duro, molto duro. Una storia vergognosa, un esempio di cecità collettiva e sociale che si fa fatica anche solo ad immaginare. Eppure, come dice l’autore che ha lavorato a questa inchiesta insieme all’avvocato Emanuele Orlandi, “la verità era davanti agli occhi di tutti, ma nessuno ha mai voluto vedere. Una cappa ideologica ha protetto e tenuto nascosto il mostro per oltre vent’anni”.
Detto questo, è un lavoro che deve essere ascoltato. Maisano, giornalista, già autore del notevolissimo Fantasma sul caso Unabomber, comincia con un affresco del momento storico che vede la nascita di questa storia che ha radici nel 1977, quando sulle colline del Mugello nasce la cooperativa Il Forteto, fondata da Rodolfo Fiesoli, presto chiamato “il profeta” dai suoi seguaci. È il momento degli ideali di comunità, il rifiuto di una società che imponeva modelli tradizionali per abbracciare quello che era una comune rurale, ovvero la forma più radicale della controcultura degli anni Settanta: una comunità intenzionale fondata sul rifiuto della famiglia tradizionale, della proprietà privata e della società borghese, con l’agricoltura come strumento di emancipazione collettiva. Per quasi quarant’anni, il Tribunale per i Minorenni di Firenze affida a quel luogo bambini provenienti da famiglie in difficoltà o con gravi problemi. Per quasi quarant’anni, politica, magistratura e assistenti sociali lodano il modello Forteto. Per quasi quarant’anni, dentro quelle mura accade l’indicibile. Il podcast si distingue per l’architettura sonora con cui la storia viene restituita. Maisano usale testimonianze dirette delle vittime senza filtri e senza retoriche, e la scelta di non ammorbidirne il racconto con musiche consolatorie si rivela una decisione etica prima ancora che estetica. Il tappeto sonoro è scarno, quasi asciutto, e proprio per questo lascia spazio alle voci, che sono il cuore vero di tutto. Quando Giuseppe Aversa, che da bambino di dieci anni entrò al Forteto, racconta, non serve nient’altro.
La domanda che attraversa ogni episodio è la più difficile: come è stato possibile? La risposta che Maisano costruisce insieme all’avvocato Edoardo Orlandi è scomoda per tutti. Silenzi che forse facevano comodo a tutti, lo scontro tra cattocomunisti e Democrazia Cristiana, un pregiudizio positivo che proteggeva Fiesoli in quanto figura della sinistra toscana: tutto questo ha reso ciechi chi avrebbe dovuto vedere. Già nel 1985 c’era una condanna definitiva per reati sessuali su minori. Pochi giorni dopo, il tribunale di Firenze affidò al Forteto un bambino disabile di tre anni. Il podcast non assolve nessuno e non cerca facili nemici. È invece un atto di memoria civile, costruito con rigore giornalistico e una scrittura capace di tenere insieme indignazione e lucidità.