L’Agenzia Spaziale Italiana conquista il cosmo… dei comics

Ogni grande avventura ha bisogno di qualcuno che la racconti e l’ASI ha scelto i personaggi più amati dei nostri fumetti

Alessandro Sisti
|2 ore fa
Zio Paperone nello spazio, in missione per conto dell’ASI © Disney.
Zio Paperone nello spazio, in missione per conto dell’ASI © Disney.
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Mentre scrivo questa pagina gli astronauti della missione Artemis 2 sono sulla rotta di ritorno verso la Terra e quando la leggerete avranno già disfatto i bagagli. Per il prossimo biennio il Programma Artemis prevede il lancio di Artemis 3, che porterà nell’orbita lunare un equipaggio incaricato di testare i sistemi d’allunaggio, così che finalmente, nel 2028 con Artemis 4, l’umanità rimetterà piede sulla Luna. Stavolta per restarci, installandovi un habitat permanente utile anche per le future esplorazioni del sistema solare.
Roba da libri di storia quanto quel lontano sbarco del 1969 e che ora coinvolge direttamente il nostro Paese, poiché sulla navicella Orion impiegata per queste missioni la tecnologia che fornisce la propulsione, l’energia e il supporto vitale per gli astronauti è stata progettata e realizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana ASI e dalle industrie aerospaziali nazionali. Ancora l’ASI e le aziende italiane saranno in prima fila nella costruzione della base lunare, grazie all’esperienza maturata fornendo oltre il 50% della Stazione Spaziale Internazionale ISS, che ruota sulle nostre teste. Aggiungiamoci che probabilmente entro il 2030, secondo l’accordo firmato dall’amministratore della NASA Jared Isaacman e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, un astronauta italiano (o una astronauta, ci sono possibilità per entrambi i sessi) andrà a passeggiare sul nostro satellite con Artemis 6 e avremo di che emozionarci al solo sentirne il nome, che è poi quello di Artemide, dea olimpica dell’astro notturno. Eppure, a mio parere, giornali e altri media, pur dandone notizia, non hanno offerto a questo nuovo passo della conquista del cosmo il risalto che avrebbe meritato. Colpa di altre quisquilie come guerre e crisi energetiche assortite, per le quali gli eventuali alieni che decidessero di confinarci sul nostro pianeta finché non saremo cresciuti non avrebbero tutti i torti, ma anche del fatto che oggi lo spazio è più realtà che immaginario.
Esiste una Space Economy che fuori dell’atmosfera terrestre offre concrete opportunità di lavoro agli aspiranti astronauti (se proprio ci tenete, io evito di salire anche solo sull’ottovolante) e ancor più nell’ingegneria, nell’hi-tech o in qualunque settore scientifico, nonché nella comunicazione e in ogni ambito cui si possa guardare. Però, adesso che non è più un sogno, quella che sarà la più eccezionale avventura umana – se non ci autodistruggeremo prima – rischia la banalizzazione. Le serve un’epica, per restituirle grandezza occorre narrarla e l’Agenzia Spaziale Italiana ha pensato di farlo sul web con ASI TV e i podcast, con la rivista “Spazio 2050” e attraverso i fumetti, capaci di raggiungere il pubblico di massa e in particolare i ragazzi, ai quali domani spetterà portare avanti l’impresa.
La Missione Comics (per darle un nome adeguato a un programma spaziale) ha quasi un decennio, avendo esordito nel 2017 a Lucca Comics & Games con l’albo “Space Kids”, creato dalla società di editing Il Sole di Carta con una squadra di giovani autori e dedicato – in prospettiva – alla prima colonia su Marte, guidata dal “veterano” Luca Parmitano. Distribuito in allegato a testate mirate quali il “National Geographic Kids”, ma anche al magazine calcistico “Bomber”, a giudizio dei lettori “Space Kids” ha dichiarato missione compiuta, poiché con ciascuna uscita che l’ha avuto come supplemento, “National Geographic Kids” ha rilevato un aumento del 10% delle vendite.
Lo spazio, quello vero, non ha insomma perso il suo fascino, anche perché l’ASI ha preso a bordo qualcuno dei personaggi più popolari delle vignette nostrane. Già nello stesso anno Rat-Man di Leo Ortolani è stato protagonista di “C’è spazio per tutti”, in cui ripercorre l’epopea spaziale fino a raggiungere Paolo Nespoli sull’ISS e non solo nella fantasia, poiché l’astronauta ha realmente portato con sé sulla stazione spaziale la graphic novel, che è così divenuta il primo fumetto in orbita. “C’è spazio per tutti” ha inaugurato una trilogia in collaborazione con ASI e con l’Agenzia Spaziale Europea ESA proseguita con “Luna 2069”, dove accanto allo pseudo-supereroe di Ortolani appare Luca Parmitano, e completata da “Blu tramonto”, che vede su Marte un Rat-Man in tuta spaziale dotata di orecchie giganti.
Se Ortolani unisce comicità e divulgazione, per un approccio avventuroso l’ASI s’è rivolta a Nathan Never, l’eroe fantascientifico dell’editore Bonelli, mettendolo in azione sia sul satellite ormai colonizzato del 22° secolo in “Destinazione Luna” e ne “I naufraghi della Luna”, sia portandolo nel nostro tempo a causa di un fenomeno cosmico in “Stazione Spaziale Internazionale”, sceneggiati da Bepi Vigna per i disegni di Sergio Giardo come pure “L’energia del cosmo”, in cui Nathan Never affianca Martin Mystère, l’intrepido archeologo di un’altra serie Bonelli. Il solo Martin Mystère interpreta invece “L’enigma del satellite”, scritto da Carlo Recagno e illustrato da Alfredo Orlandi, e la commistione fra futuro e presente, mistero e fantascienza permette di porgere al pubblico informazioni autentiche sui progetti lunari, visti in retrospettiva come si fossero già concretizzati, o sugli infiniti utilizzi dei satelliti, adottati anche dalla ricerca archeologica.
In una simile impresa spaziale non poteva mancare il settimanale “Topolino”, dal 2010 associato all’ASI nel raccontare come si diventa astronauti nelle tre storie di “Tre gradini per le stelle” disegnate da Stefano Intini, con Paperino al fianco di Roby Vic – alias disneyano dell’astronauta Roberto Vittori – mentre in “Topolino, Paolo Nexp e l’orbita del domani”, ancora per le matite di Intini, Topolino e Paolo Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale sconfiggono Macchia Nera, che tentava d’impadronirsene. Sono invece di Andrea Malgeri i disegni de “I Bassotti e la missione a rovescio”, che mostra come gli astronauti si addestrino sulla Terra in condizioni ambientali proibitive, dai deserti alle profondità marine (ma i Bassotti credono d’essere davvero su un altro mondo) ed è Francesco D’Ippolito l’artista di “Zio Paperone e il ritardo marziano”, in cui Paperon de’ Paperoni precede sul pianeta rosso il rover, ovvero il robot esploratore della NASA, per il quale l’ASI ha realizzato un braccio perforatore per cercare tracce di vita nel sottosuolo.
Ancora D’Ippolito ha disegnato “Zio Paperone e la corsa all’asteroide”, che prende spunto dalla missione LICIA dell’ASI, la prima interamente italiana nello spazio profondo, e “Zio Paperone e la Luna d’occasione”, dove l’astuto stramiliardario, in vista del ritorno sul nostro satellite naturale, cerca di sbolognare per nuova all’agenzia spaziale paperopolese una flotta di veicoli lunari che ha fatto produrre dopo il primo, storico allunaggio e rimasta invenduta. Tutte sceneggiate da me e mi scuso se ancora una volta mi cito da solo, però ne vado fiero, perché è stata un’esperienza galattica (alla lettera) collaborare con la nostra Agenzia Spaziale e conoscere astronauti, progettisti e responsabili di missione che mi hanno spiegato quanto occorreva sapere affinché quelle pagine si lanciassero nello spazio da una solida e documentata rampa di lancio. Mi è capitato che qualche lettore mi dicesse d’aver scelto il proprio campo professionale, dall’economia alla scienza e alla semiologia, ispirato nell’infanzia da una mia storia. Se mai in avvenire qualcuno mi manderà una cartolina da un altro pianeta potrò ritenere d’aver fatto bene il mio lavoro.