Letture diverse che però hanno in comune la vita e l’esperienza
“Non scrivere di me” di Raimo, “Come un miraggio” di Yoshimoto, “Da nessuna parte” di Reza, “Estetica della misura” di Latronico
Paola Torretta
|2 ore fa

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita, la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni”. Nei momenti di pausa, in Instagram, ho trovato questo pensiero di Umberto Eco, pubblicato da Rai cultura. Colpita e inspirata ho scelto libri molto diversi tra loro, scritti da autori e autrici con caratteristiche personali ma che hanno una cosa in comune: parlano della vita, nascono da un’esperienza umana, cercano di interpretarla e darle un significato.
“Non scrivere di me” di Veronica Raimo è il primo. Mentre lavora come cameriera in un bar, S. – il suo nome non è mai scritto per esteso - viene a sapere che Dannis May, un regista indie di poco successo, si è suicidato. Per S. la notizia è uno shock perché lui è stato l’oggetto della sua ossessione amorosa e anche il motivo per cui la vita ad un certo punto si è congelata ed ha cambiato direzione. Da studentessa di talento, prossima alla laurea, con tanti progetti, S., si innamora e tutto si concentra su di lui. Il rapporto si mostra subito tossico e sbilanciato: lui misterioso e distante, lei completamente dipendente. Il centro del racconto è una scena molto forte di violenza sessuale che segna il punto di rottura nella relazione. S. si allontana ma rimane intrappolata in una malata nostalgia per l’uomo che le ha fatto del male, nella difficoltà di riconoscersi come vittima e nell’attendere inutilmente da lui una spiegazione. Il cambiamento avviene in un viaggio finale verso Milano, città dove tutto è incominciato. Grazie a un momento di condivisione, smette di aspettare e inizia a riprendere in mano la sua vita e raccontarla. “Non scrivere di me” mi è piaciuto tantissimo perché è un libro che approfondisce l’analisi emotiva, la memoria, il trauma e il potere della scrittura. Il tema è di grande attualità ed S. incarna le tante donne che vivono rapporti sbilanciati, di dipendenza emotiva, di situazioni ambigue o violente.
“Non scrivere di me” di Veronica Raimo è il primo. Mentre lavora come cameriera in un bar, S. – il suo nome non è mai scritto per esteso - viene a sapere che Dannis May, un regista indie di poco successo, si è suicidato. Per S. la notizia è uno shock perché lui è stato l’oggetto della sua ossessione amorosa e anche il motivo per cui la vita ad un certo punto si è congelata ed ha cambiato direzione. Da studentessa di talento, prossima alla laurea, con tanti progetti, S., si innamora e tutto si concentra su di lui. Il rapporto si mostra subito tossico e sbilanciato: lui misterioso e distante, lei completamente dipendente. Il centro del racconto è una scena molto forte di violenza sessuale che segna il punto di rottura nella relazione. S. si allontana ma rimane intrappolata in una malata nostalgia per l’uomo che le ha fatto del male, nella difficoltà di riconoscersi come vittima e nell’attendere inutilmente da lui una spiegazione. Il cambiamento avviene in un viaggio finale verso Milano, città dove tutto è incominciato. Grazie a un momento di condivisione, smette di aspettare e inizia a riprendere in mano la sua vita e raccontarla. “Non scrivere di me” mi è piaciuto tantissimo perché è un libro che approfondisce l’analisi emotiva, la memoria, il trauma e il potere della scrittura. Il tema è di grande attualità ed S. incarna le tante donne che vivono rapporti sbilanciati, di dipendenza emotiva, di situazioni ambigue o violente.

Banana Yoshimoto è molto famosa fin dal 1988 quando ha pubblicato “Kitchen”. “Come un miraggio” è stato scritto poco dopo ma in Italia è arrivato ora. Il libro è breve e composto da due racconti: “Come un miraggio” e “Santuario”.
Toriumi Ningyo ha un nome bellissimo che significa creatura del mare. La sua famiglia è fragile: vive con la madre che ha accettato un legame a distanza con il padre. Adora la madre e non ama invece il padre che vede distante e inquietante. Come un miraggio arriva Arashi, un ragazzo abbandonato davanti alla casa del padre che diventa il suo primo amore adolescenziale e che le fa vivere un sentimento dolce e insicuro. Toriumi Ningyo deve affrontare anche la malattia della madre che la costringe a crescere improvvisamente e prendersene cura.
“Santuario” è il secondo racconto. I protagonisti sono Tomoaki e Karou, due persone sole perché ferite dalla vita. Si incontrano una notte su una spiaggia. Lei piange disperata, lui si avvicina. Si riconoscono nel dolore e un sentimento di tenerezza nasce tra loro che li porterà verso una guarigione emotiva. Il Santuario, che dà il titolo, è quel luogo tranquillo dove due persone possono cambiare, darsi pace e comprensione. Con una scrittura intima e ricca di simboli, la scrittrice giapponese va dritta al cuore e commuove.
Toriumi Ningyo ha un nome bellissimo che significa creatura del mare. La sua famiglia è fragile: vive con la madre che ha accettato un legame a distanza con il padre. Adora la madre e non ama invece il padre che vede distante e inquietante. Come un miraggio arriva Arashi, un ragazzo abbandonato davanti alla casa del padre che diventa il suo primo amore adolescenziale e che le fa vivere un sentimento dolce e insicuro. Toriumi Ningyo deve affrontare anche la malattia della madre che la costringe a crescere improvvisamente e prendersene cura.
“Santuario” è il secondo racconto. I protagonisti sono Tomoaki e Karou, due persone sole perché ferite dalla vita. Si incontrano una notte su una spiaggia. Lei piange disperata, lui si avvicina. Si riconoscono nel dolore e un sentimento di tenerezza nasce tra loro che li porterà verso una guarigione emotiva. Il Santuario, che dà il titolo, è quel luogo tranquillo dove due persone possono cambiare, darsi pace e comprensione. Con una scrittura intima e ricca di simboli, la scrittrice giapponese va dritta al cuore e commuove.

“Da nessuna parte” è l’ultimo libro di Yasmina Reza. Opera difficile da definire, infatti non è un romanzo ma una raccolta di riflessioni personali e ricordi. Non mancano episodi di vita dell’autrice e pensieri sulla famiglia, sulle origini, sull’essere apolide e sulla memoria. I brevi testi sono definiti da lei fotografie: scene quotidiane, la maternità, i momenti con i figli, la relazione con il padre, il tempo che passa. Ne esce un diario intimo, raccontato con eleganza e ironia che permette di conoscere a fondo l’autrice.

In conclusione ecco il saggio di Enzo Latronico: “Estetica della misura”. Alla base c’è l’idea che eleganza, stile e buon gusto nascano dall’equilibrio e dalla cura dei dettagli nella vita quotidiana. Un’educazione alla gentilezza, legata all’idea classica di misura, che è sì un principio estetico ma anche etico e che, visto i tempi che corrono, può essere considerata modo di vivere rivoluzionario. Ogni capitolo sviluppa un concetto che è poi esemplificato in alcune citazioni cinematografiche, arte in cui l’autore è esperto.
Il libro comprende anche otto racconti brevi che mostrano personaggi che ricercano una forma di eleganza personale e ricordano la tradizione del Dandy europeo. Utilizzando il garbo, e ispirandomi a Latronico, vi consiglio di leggere questi libri per imparare, per crescere ma soprattutto per prendervi cura di voi stessi in tutti i sensi.
[email protected]
Il libro comprende anche otto racconti brevi che mostrano personaggi che ricercano una forma di eleganza personale e ricordano la tradizione del Dandy europeo. Utilizzando il garbo, e ispirandomi a Latronico, vi consiglio di leggere questi libri per imparare, per crescere ma soprattutto per prendervi cura di voi stessi in tutti i sensi.
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