Moon Colony Bloodbath, un Halloween da incubo sulla Luna
Un titolo però da giocare tutto l'anno, ideato da Donald X. Vaccarino
Carlo Chericoni
|2 ore fa

Le illustrazioni di Moon Colony hanno uno stile molto particolare, che contribuisce all'atmosfera del gioco ma potrebbe lasciare perplessi gli amanti di una grafica più moderna
Questa sera è Halloween e, per entrare nell’atmosfera, immaginiamoci come nei migliori film horror americani, seduti intorno a un falò, nel buio della notte, con una torcia che illumina il viso dal basso, pronti a raccontare una storia da brividi.
La nostra, però, non è ambientata in un bosco sperduto o in una casa infestata, ma a quasi 400mila chilometri dalla Terra, sulla superficie della Luna, dove una tranquilla colonia umana sta per trasformarsi nel teatro di un autentico bagno di sangue.
E pensare che, almeno all’inizio, sulla Luna sembra andare tutto a meraviglia. L’umanità ha costruito enormi cupole che ospitano laboratori, serre e fabbriche, le scoperte scientifiche migliorano continuamente le condizioni di vita e un esercito di servizievoli robot pensa a tutto, dalla preparazione dei pasti alla manutenzione degli edifici. La colonia prospera, ogni cosa funziona alla perfezione e il futuro appare radioso. Un autentico paradiso tecnologico. Cosa potrebbe mai andare storto?
La risposta è: tutto.
Nessuno saprà mai con certezza dove sia cominciato l’orrore. Forse in una cucina, durante una tranquilla colazione, quando un robot domestico, anziché affettare il pane, ha deciso di fare a pezzi la padrona di casa. O forse quando i droni delle consegne hanno cominciato a sganciare pesanti pacchi sulle teste degli ignari passanti. Persino gli androidi medici hanno iniziato a considerare una semplice sbucciatura al ginocchio una sofferenza da eliminare definitivamente. Sopprimendo il paziente.
All’inizio si è parlato di incidenti isolati, piccoli difetti di programmazione facilmente risolvibili. Poi i malfunzionamenti si sono moltiplicati, trasformando i servitori meccanici in spietati assassini. E mentre i coloni cercavano disperatamente di difendersi, la situazione è precipitata ulteriormente, con una serie di calamità che hanno messo in ginocchio la colonia. Terremoti, guasti, perdite d’aria, incidenti nelle fabbriche. Le scorte alimentari diminuiscono, i sistemi di sicurezza cedono e intere famiglie vengono sterminate. Il sogno lunare si è trasformato in un incubo.
La nostra, però, non è ambientata in un bosco sperduto o in una casa infestata, ma a quasi 400mila chilometri dalla Terra, sulla superficie della Luna, dove una tranquilla colonia umana sta per trasformarsi nel teatro di un autentico bagno di sangue.
E pensare che, almeno all’inizio, sulla Luna sembra andare tutto a meraviglia. L’umanità ha costruito enormi cupole che ospitano laboratori, serre e fabbriche, le scoperte scientifiche migliorano continuamente le condizioni di vita e un esercito di servizievoli robot pensa a tutto, dalla preparazione dei pasti alla manutenzione degli edifici. La colonia prospera, ogni cosa funziona alla perfezione e il futuro appare radioso. Un autentico paradiso tecnologico. Cosa potrebbe mai andare storto?
La risposta è: tutto.
Nessuno saprà mai con certezza dove sia cominciato l’orrore. Forse in una cucina, durante una tranquilla colazione, quando un robot domestico, anziché affettare il pane, ha deciso di fare a pezzi la padrona di casa. O forse quando i droni delle consegne hanno cominciato a sganciare pesanti pacchi sulle teste degli ignari passanti. Persino gli androidi medici hanno iniziato a considerare una semplice sbucciatura al ginocchio una sofferenza da eliminare definitivamente. Sopprimendo il paziente.
All’inizio si è parlato di incidenti isolati, piccoli difetti di programmazione facilmente risolvibili. Poi i malfunzionamenti si sono moltiplicati, trasformando i servitori meccanici in spietati assassini. E mentre i coloni cercavano disperatamente di difendersi, la situazione è precipitata ulteriormente, con una serie di calamità che hanno messo in ginocchio la colonia. Terremoti, guasti, perdite d’aria, incidenti nelle fabbriche. Le scorte alimentari diminuiscono, i sistemi di sicurezza cedono e intere famiglie vengono sterminate. Il sogno lunare si è trasformato in un incubo.

Oggi, aggirarsi per la colonia significa attraversare gli immensi saloni di palazzi ormai vuoti, abitazioni abbandonate in tutta fretta e interminabili corridoi immersi nell’oscurità. Un silenzio spettrale avvolge ogni cosa, rotto soltanto dal rumore metallico alle vostre spalle. È quello di uno dei robot impazziti, pronto a uccidervi senza alcun rimorso. E, nel silenzio della Luna, nessuno sentirà le vostre urla.
È questa la premessa di Moon Colony Bloodbath, un gioco da tavolo decisamente insolito, tanto per l’ambientazione quanto per le sue meccaniche. A idearlo è Donald X. Vaccarino, vincitore per ben due volte dello Spiel des Jahres, il più prestigioso premio internazionale dedicato ai giochi da tavolo.
Conosciuto per la sua abilità nel creare sistemi di gioco basati sulla crescita e sullo sviluppo, questa volta Vaccarino ha deciso di ribaltare la prospettiva: si parte costruendo un insediamento lunare sempre più prospero ed efficiente, ma ben presto l’obiettivo diventa cercare di salvarlo da una catastrofe dopo l’altra.
Ogni partecipante si trova alla guida di una colonia con trenta abitanti, alcune risorse e i progetti dei primi edifici da costruire. A scandire lo sviluppo della partita è un mazzo di carte comune, chiamato Progresso, che determina ciò che accade contemporaneamente in tutte le colonie. Il funzionamento è semplice: si scopre una carta, tutti ne applicano le istruzioni e si passa alla successiva.
Quando viene pescata una carta Lavoro, ogni giocatore può scegliere fra cinque azioni: procurarsi denaro attraverso le miniere, coltivare cibo nelle fattorie, rifornirsi di materiali, condurre ricerche per ottenere nuovi progetti oppure costruire uno degli edifici che ha in mano, pagandone il costo. Le nuove strutture permettono di accogliere altri coloni, ma soprattutto offrono vantaggi che si combinano fra loro. Una miniera, per esempio, può aumentare i guadagni delle successive estrazioni, mentre una fattoria rende più abbondanti i raccolti. Scegliendo con attenzione cosa costruire e in quale ordine, è possibile sviluppare un sistema in cui ogni attività rende più efficaci le altre. È quello che gli appassionati chiamano motore di gioco, e vederlo funzionare sempre meglio rappresenta una delle principali soddisfazioni della prima parte della partita.
È questa la premessa di Moon Colony Bloodbath, un gioco da tavolo decisamente insolito, tanto per l’ambientazione quanto per le sue meccaniche. A idearlo è Donald X. Vaccarino, vincitore per ben due volte dello Spiel des Jahres, il più prestigioso premio internazionale dedicato ai giochi da tavolo.
Conosciuto per la sua abilità nel creare sistemi di gioco basati sulla crescita e sullo sviluppo, questa volta Vaccarino ha deciso di ribaltare la prospettiva: si parte costruendo un insediamento lunare sempre più prospero ed efficiente, ma ben presto l’obiettivo diventa cercare di salvarlo da una catastrofe dopo l’altra.
Ogni partecipante si trova alla guida di una colonia con trenta abitanti, alcune risorse e i progetti dei primi edifici da costruire. A scandire lo sviluppo della partita è un mazzo di carte comune, chiamato Progresso, che determina ciò che accade contemporaneamente in tutte le colonie. Il funzionamento è semplice: si scopre una carta, tutti ne applicano le istruzioni e si passa alla successiva.
Quando viene pescata una carta Lavoro, ogni giocatore può scegliere fra cinque azioni: procurarsi denaro attraverso le miniere, coltivare cibo nelle fattorie, rifornirsi di materiali, condurre ricerche per ottenere nuovi progetti oppure costruire uno degli edifici che ha in mano, pagandone il costo. Le nuove strutture permettono di accogliere altri coloni, ma soprattutto offrono vantaggi che si combinano fra loro. Una miniera, per esempio, può aumentare i guadagni delle successive estrazioni, mentre una fattoria rende più abbondanti i raccolti. Scegliendo con attenzione cosa costruire e in quale ordine, è possibile sviluppare un sistema in cui ogni attività rende più efficaci le altre. È quello che gli appassionati chiamano motore di gioco, e vederlo funzionare sempre meglio rappresenta una delle principali soddisfazioni della prima parte della partita.

Ma nel mazzo ci sono anche carte che introducono imprevisti, modificano le regole e, soprattutto, fanno entrare in gioco nuovi eventi sempre più catastrofici. Quando il mazzo si esaurisce, viene rimescolato e si ricomincia a pescare, ma nel frattempo il suo contenuto è cambiato: le carte che consentono di far prosperare la colonia si trovano ora mescolate a quelle che ne provocano la distruzione. Anche i robot assassini finiscono nel mazzo e ogni volta che ricompaiono possono provocare nuove vittime. Così, mentre i giocatori continuano a cercare di sviluppare le proprie città, le occasioni per lavorare vengono progressivamente soffocate da una successione di calamità sempre più devastanti.
Quello che sembrava un tranquillo esercizio di pianificazione economica diventa una disperata lotta per la sopravvivenza e, quando le perdite superano gli abitanti disponibili, bisogna sacrificare persino gli edifici, rinunciando ai vantaggi che garantivano. Una costruzione che fino a pochi minuti prima rappresentava il cuore dell’economia della colonia può scomparire per sempre, trascinando con sé un’intera strategia.
Il colpo di genio di Vaccarino sta proprio nell’aver ribaltato una delle meccaniche più diffuse nei giochi da tavolo moderni, quella che permette di costruire un sistema produttivo sempre più efficiente e potente. In Moon Colony Bloodbath, invece, dopo una prima fase di crescita, ci si ritrova a dover difendere ciò che si è costruito da una serie di calamità che finiscono per smantellarlo pezzo dopo pezzo. Ma che cosa può esserci di divertente nel vedere distrutto tutto ciò che si è fatto con tanta fatica? La risposta è nell’insolito miscuglio di soddisfazione, tensione e umorismo nero che accompagna ogni partita. I primi minuti sono dominati dall’entusiasmo: si progettano combinazioni ingegnose e si osserva con orgoglio la propria colonia crescere. Poi arrivano le prime vittime. Qualcuno perde un edificio fondamentale, qualcun altro rimane senza cibo e un altro ancora scopre di non poter più sostenere la propria popolazione. Le certezze svaniscono e il tavolo comincia a riempirsi di proteste, risate e commenti increduli.
Quello che sembrava un tranquillo esercizio di pianificazione economica diventa una disperata lotta per la sopravvivenza e, quando le perdite superano gli abitanti disponibili, bisogna sacrificare persino gli edifici, rinunciando ai vantaggi che garantivano. Una costruzione che fino a pochi minuti prima rappresentava il cuore dell’economia della colonia può scomparire per sempre, trascinando con sé un’intera strategia.
Il colpo di genio di Vaccarino sta proprio nell’aver ribaltato una delle meccaniche più diffuse nei giochi da tavolo moderni, quella che permette di costruire un sistema produttivo sempre più efficiente e potente. In Moon Colony Bloodbath, invece, dopo una prima fase di crescita, ci si ritrova a dover difendere ciò che si è costruito da una serie di calamità che finiscono per smantellarlo pezzo dopo pezzo. Ma che cosa può esserci di divertente nel vedere distrutto tutto ciò che si è fatto con tanta fatica? La risposta è nell’insolito miscuglio di soddisfazione, tensione e umorismo nero che accompagna ogni partita. I primi minuti sono dominati dall’entusiasmo: si progettano combinazioni ingegnose e si osserva con orgoglio la propria colonia crescere. Poi arrivano le prime vittime. Qualcuno perde un edificio fondamentale, qualcun altro rimane senza cibo e un altro ancora scopre di non poter più sostenere la propria popolazione. Le certezze svaniscono e il tavolo comincia a riempirsi di proteste, risate e commenti increduli.

Con il procedere della partita, ogni nuova carta viene accolta con un misto di speranza e apprensione. Potrebbe finalmente arrivare l’occasione di recuperare qualche risorsa o rimettere in sesto la colonia, ma ecco comparire un altro robot impazzito, un taglio al budget o un guasto agli impianti. E poiché molte calamità colpiscono tutti i partecipanti, il susseguirsi delle disgrazie finisce spesso per creare situazioni talmente assurde da scatenare le risate attorno al tavolo.
La fortuna gioca un ruolo importante e una sciagurata sequenza di catastrofi può mandare all’aria anche i piani meglio studiati, ma proprio questa imprevedibilità, che rischia di frustrare chi ama avere tutto sotto controllo, è uno degli aspetti che rendono il gioco così insolito e divertente.
A completare il tutto contribuisce un’ironia feroce esaltata dalle illustrazioni delle carte. L’estetica ricorda le pubblicità americane degli anni Cinquanta, con scienziati sorridenti, famiglie entusiaste e meravigliose promesse tecnologiche. Un ottimismo talmente esagerato da rendere ancora più grottesca la catastrofe che segue.
Alla fine, ciò che rimane impresso non è tanto il risultato, quanto la storia che si è sviluppata intorno al tavolo. Perché Moon Colony Bloodbath riesce in qualcosa di piuttosto raro: trasformare il fallimento in uno degli aspetti più divertenti dell’esperienza. E quando anche l’ultima luce della vostra colonia si sarà spenta, avrete probabilmente una gran voglia di ricominciare da capo. Magari questa volta facendo molta più attenzione al robot che vi prepara la colazione.
La fortuna gioca un ruolo importante e una sciagurata sequenza di catastrofi può mandare all’aria anche i piani meglio studiati, ma proprio questa imprevedibilità, che rischia di frustrare chi ama avere tutto sotto controllo, è uno degli aspetti che rendono il gioco così insolito e divertente.
A completare il tutto contribuisce un’ironia feroce esaltata dalle illustrazioni delle carte. L’estetica ricorda le pubblicità americane degli anni Cinquanta, con scienziati sorridenti, famiglie entusiaste e meravigliose promesse tecnologiche. Un ottimismo talmente esagerato da rendere ancora più grottesca la catastrofe che segue.
Alla fine, ciò che rimane impresso non è tanto il risultato, quanto la storia che si è sviluppata intorno al tavolo. Perché Moon Colony Bloodbath riesce in qualcosa di piuttosto raro: trasformare il fallimento in uno degli aspetti più divertenti dell’esperienza. E quando anche l’ultima luce della vostra colonia si sarà spenta, avrete probabilmente una gran voglia di ricominciare da capo. Magari questa volta facendo molta più attenzione al robot che vi prepara la colazione.
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