Pointe Ninì - Storie di montagna al femminile

Il podcast è scritto da Francesca Borghetti, diretto artisticamente da Andrea Borgnino con la voce dell'attrice Valentina Carnelutti. La produzione è di RaiPlay Sound

Claudia Labati
|20 ore fa
L'immagine di copertina del podcast
L'immagine di copertina del podcast
3 MIN DI LETTURA
Da piccola dormivo spesso a casa di mia nonna. Era nata nel 1911 ed era una straordinaria cantastorie. Il suo repertorio non comprendeva solo le fiabe dei fratelli Grimm o Cappuccetto Rosso: nelle sue storie comparivano anche montagne, scalate, imprese giovanili vissute grazie a un ingegnere torinese amico di famiglia che, per passione, portava i ragazzi sulle cime per insegnare loro l’amore per la montagna.
Ricordo ancora il modo in cui le raccontava mia nonna. Nei suoi occhi vedevo una passione quasi feroce per l’altitudine e per quei panorami che aveva potuto amare durante le sue escursioni. Quello sguardo sognante non parlava solo di ricordi: raccontava un legame profondo con la montagna. Per questo, quando ho iniziato ad ascoltare Pointe Ninì – storie di montagna al femminile, ho avuto un piccolo sussulto. Mi è sembrato, per un momento, di ritrovare le stesse atmosfere dei racconti di mia nonna: storie di ragazze coraggiose che, in gonnellone e scarponi, scalavano montagne per scoprire il mondo e forse anche se stesse.
Il podcast, ideato e scritto da Francesca Borghetti produzione RaiPlay Sound con il CAI, prende il nome da una cima del massiccio del Monte Bianco battezzata così da Renato Chabod in onore della sua compagna di cordata Ninì Pietrasanta. Ed è proprio la figura di Ninì il cuore del racconto. Nata in una famiglia borghese negli anni Venti del Novecento, si avvicina alla montagna nel 1927 e da quel momento non smette più di salire, affrontando vette impegnative come il Cervino lungo la celebre cresta del Leone. Nello zaino porta spesso una cinepresa da 16 millimetri, con cui documenta ascensioni e paesaggi: quelle immagini sono oggi una testimonianza rarissima dell’alpinismo degli anni Trenta.
Nel 1932 incontra Gabriele Boccalatte, con cui formerà una coppia destinata a entrare nella storia dell’alpinismo italiano. Insieme firmano numerose prime ascensioni, fino alle medaglie d’oro e d’argento al valore alpinistico del 1937. La loro è una cordata unita anche dall’amore, da cui nascerà un figlio. Le parole di Ninì, tratte dai suoi diari e interpretate dalla voce di Valentina Carnelutti, restituiscono una presenza viva e sorprendentemente contemporanea. A dare profondità al racconto contribuiscono le interviste con la storica Linda Cottino e le testimonianze familiari di Lorenzo Boccalatte. Come osserva Cottino, la montagna non è un territorio da conquistare, ma uno spazio di libertà dove l’identità femminile può esprimersi fuori dagli schemi sociali.
Dal punto di vista narrativo, Pointe Ninì funziona perché evita la retorica dell’impresa eroica: non celebra solo scalate e record, ma cerca di restituire il rapporto più profondo tra le donne e la montagna. Nei suoni dell’ambiente - il vento, i passi sulla neve, il respiro durante la salita — si avverte una dimensione quasi intima, che trasforma l’alpinismo in un’esperienza di conoscenza e libertà. È anche un modo per riscrivere una parte della storia alpina, ricordando che fin dagli inizi molte donne hanno contribuito a costruirne la memoria, spesso rimanendo ai margini del racconto ufficiale.
E forse è per questo che, mentre ascoltavo, tornavo con la mente a mia nonna e ai suoi racconti. Perché la montagna, prima ancora di essere una sfida, è sempre stata una storia da tramandare.
Donne in cordata: le alpiniste italiane del Novecento
La storia dell’alpinismo italiano del Novecento non è stata scritta soltanto da uomini. Fin dagli anni tra le due guerre molte donne hanno affrontato pareti e ghiacciai con determinazione, aprendo nuove vie e contribuendo a cambiare l’immagine stessa della montagna.
Una delle figure più significative è Mary Varale (1905-1987), torinese, tra le prime alpiniste italiane a conquistarsi spazio in un ambiente ancora fortemente maschile. Negli anni Trenta realizzò importanti ascensioni sulle Alpi occidentali e si impegnò attivamente nella promozione dell’alpinismo femminile.
Diversa ma altrettanto affascinante è la figura di Antonia Pozzi (1912-1938). Poetessa milanese, trovò nella montagna un luogo di libertà e introspezione. Le sue escursioni e ascensioni sulle Alpi lombarde sono raccontate nei diari e nelle poesie, dove la montagna diventa spazio di ricerca interiore oltre che esperienza fisica.
Nel secondo dopoguerra si affermò Claude Kogan (1919-1959), alpinista di origine francese ma molto legata all’ambiente alpino europeo e alle grandi spedizioni internazionali. Guidò una celebre spedizione femminile sul Cho Oyu, simbolo della crescente presenza delle donne nell’alpinismo d’alta quota.
Un’altra figura importante è Wanda Rutkiewicz (1943-1992), polacca ma profondamente legata anche alle Alpi. Fu tra le più grandi alpiniste del Novecento e la prima donna europea a salire l’Everest nel 1978. Il suo stile determinato e visionario ha aperto nuove strade all’alpinismo femminile contemporaneo.
Le loro storie mostrano come la montagna, nel Novecento, sia diventata anche un terreno di libertà e affermazione per molte donne che hanno saputo trasformare le vette in luoghi di scoperta, coraggio e indipendenza.