Ritratto senza tempo tra spese pazze, maxi torte e un cast leggendario
Settantasei anni e non sentirli: il classico “Il padre della sposa” racconta la macchina infernale intorno ai preparativi nuziali
Elisabetta Paraboschi
|21 ore fa

I protagonisti principali de "Il padre della sposa": da sinistra Spencer Tracy, Joan Bennett, Liz Taylor e Don Taylor
«Mio figlio è mio figlio finché non si sposa. Mia figlia è mia figlia per tutta la vita» è la massima con cui, prima della laconica scritta “The end”, salutiamo uno stravolto ma soddisfatto Sandro Banks, intento ad alzarsi dalla poltrona e a cingere la vita della moglie Lydia in un romantico e struggente valzer che risuona in un salotto devastato. Maggio e giugno sono mesi di matrimoni e Cinepop non può ignorarlo: ma per entrare nel mood vi propone un classico vecchio di oltre 70 anni (anche se poi i remake non sono mancati) con un cast formidabile e una freschezza ancora audace. Signore e signori, chi di voi ha visto “Il padre della sposa”? Non il rifacimento del 1991 con Steve Martin e Diane Keaton, ma l’originale che Vincente Minnelli firmò nel 1950 con Spencer Tracy, Liz Taylor, Joan Bennett e Don Taylor. Non si temono smentite a definirlo una chicca esilarante, a cui non manca nulla: e infatti se ne accorsero nel 2000 anche quelli dell’American Film Institute che assegnarono alla pellicola l’83º posto della classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi.
Cosa rende questo film così bello e attuale? Innanzitutto il fatto che, nonostante siano trascorsi 76 anni dalla sua realizzazione, il cerimoniale dei preparativi del matrimonio non è cambiato: non ci saranno più gli obblighi per la famiglia della sposa di accollarsi da sola il prezzo del festeggiamento o di fare un regalo allo sposo, ma la macchina infernale fatta di spese pazze, torte scenografiche, menu pantagruelici, regali che celano sempre una fregatura è ancora disperatamente inalterata.
«Ci sono tre sillabe tra Banks e bancarotta» fa dire Minnelli al suo protagonista, che all’inizio della pellicola ci appare annichilito sulla poltrona del salotto sfatto dai festeggiamenti, con la giacca sbottonata del tight nuovo (fatto per l’occasione nonostante qualche reticenza) e la voglia di raccontare quanto accaduto negli ultimi tre mesi.
Ecco allora il flashback che dà avvio alla storia: una diciottenne e incantevole “ragazzetta” (impersonata da una già bellissima Liz Taylor) arriva a casa e incomincia a parlare di un giovane. Si chiama Poldo (Don Taylor), è l’uomo che Spencer Tracy categorizza come “quello con i bicipiti da atleta” ed è il futuro sposo.
Dopo l’annuncio inizia la “tragedia” che tutte le famiglie e i futuri sposi ben conoscono: la lista degli invitati da sfoltire (nel film i Bank si ritrovano a tagliare 130 persone dal rinfresco su 570 invitati alla cerimonia), il menu da scegliere, le difficoltà a far accettare qualcosa che possa apparire anche troppo semplice, le prove in chiesa, la paura dell’ultima notte prima del lieto evento. Ma poi c’è anche la magia: i genitori che vedono per la prima volta la figlia in abito bianco, l’emozione di essere accompagnata all’altare dal papà, la consapevolezza che in fondo «ci vuole bene come prima, nulla è cambiato». E vissero felice e contenti.

