Da tutta Italia 60 oncologi formati in tre anni «Umanizzazione delle cure, traguardo ok»

Termina il primo progetto voluto dal Cipomo per moltiplicare gli effetti della formazione. Consegnati gli attestati

Gabriele Faravelli
|3 ore fa
La cerimonia finale
La cerimonia finale
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Sessanta oncologi formati in tre anni, provenienti da diverse realtà ospedaliere italiane, con una missione che va oltre il proprio aggiornamento professionale: trasferire ai colleghi le competenze acquisite, contribuendo a diffondere una nuova cultura della relazione di cura negli ospedali del Paese. È questo l’obiettivo della Scuola Cipomo di Medical Humanities, nata a Piacenza nel 2024 per iniziativa del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri e sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Un progetto che punta a moltiplicare gli effetti della formazione: ogni oncologo coinvolto può diventare, nella propria struttura, un promotore del cambiamento, portando nell’attività quotidiana strumenti e conoscenze sviluppati durante il percorso.
La terza edizione si è conclusa ieri, nella sede della Fondazione, con la consegna degli attestati ai 20 oncologi che hanno partecipato al corso di quest’anno. Alla cerimonia hanno preso parte il ministro Tommaso Foti, il presidente della Fondazione Roberto Reggi, il giornalista Giangiacomo Schiavi e i fondatori della Scuola Alberto Scanni, Luisa Fioretto e Luigi Cavanna, oltre a Rosarita Silva, vicepresidente del Cipomo. «La mia esperienza personale mi ha insegnato quanto sia importante, per chi affronta una malattia, avere accanto qualcuno capace di trasmettere fiducia e speranza – ha raccontato Foti – recentemente un amico mi ha confidato la paura di non farcela e gli ho risposto ricordandogli che cinque anni fa anch’io ero in una situazione difficile e oggi sono qui. Ma se questa speranza viene trasmessa dal medico che ti cura, il suo valore è completamente diverso, anche dal punto di vista psicologico.
Per questo considero particolarmente importante il lavoro della Scuola Cipomo e sono disponibile a offrire, per quanto possibile, anche un supporto organizzativo alla sua prosecuzione». «Questi 60 oncologi sono un seme importante: le competenze che hanno acquisito non devono rimanere patrimonio individuale, ma essere condivise con i colleghi nelle rispettive strutture – ha sottolineato Scanni – la medicina ha compiuto progressi straordinari sul piano tecnologico, ma continua a essere carente nel tempo e nella parola, due elementi fondamentali nel rapporto con il paziente. Con questa Scuola vogliamo contribuire a colmare proprio questa distanza».