Roberto Scarpioni: «Prevenzione fondamentale nella malattia renale»
Ospite a "Lo Specchio di Piacenza"
Matteo Prati
|5 ore fa

Ospite, ieri sera su Telelibertà, de “Lo Specchio” condotto da Nicoletta Bracchi è stato il nefrologo Roberto Scarpioni, direttore dell’Unità operativa di Nefrologia e Dialisi di Piacenza, in un incontro che ha intrecciato memoria, medicina e passione per la ricerca. Al centro del dialogo anche il ricordo del padre, Lionello Scarpioni, figura storica della sanità piacentina di cui ricorre il centenario della nascita. Scarpioni ha ripercorso gli anni pionieristici della nefrologia piacentina, ricordando come il padre, arrivato da Parma alla fine degli anni Sessanta, riuscì a introdurre la dialisi in città quando in Italia esistevano solo pochissimi centri specializzati.
«Andò negli Stati Uniti, a Seattle, per vedere queste macchine che allora rappresentavano una rivoluzione. Riuscì a portarne tre a Piacenza e a costruire, con grande determinazione, una rete di sostegno tra privati, associazioni e realtà del territorio, perché la dialisi non era ancora riconosciuta come terapia. Un passaggio decisivo che ha salvato molte vite in un’epoca in cui l’insufficienza renale terminale significava purtroppo non avere possibilità».
Nel corso della trasmissione il direttore della nefrologia piacentina ha evidenziato anche quanto la malattia renale sia oggi ancora poco conosciuta rispetto alla sua diffusione: «Parliamo di una delle principali patologie croniche del futuro, che interessa circa il 10% della popolazione. La prevenzione resta fondamentale». Osservando una fotografia dello studio del padre pieno di libri, Scarpioni ha ricordato: «Allora aggiornarsi significava studiare testi in inglese e trasmettere quel sapere ai collaboratori. Oggi la tecnologia permette di conoscere in tempo reale anche a Piacenza ciò che accade nei grandi centri del mondo». Fondamentale l’evoluzione della nefrologia, ma anche il rapporto con i pazienti. «La tecnologia è essenziale – ha spiegato Roberto Scarpioni – perché lavoriamo ogni giorno con macchine salvavita sempre più evolute. Conoscerle bene significa offrire ai pazienti le migliori cure possibili».
A Piacenza i numeri raccontano un’attività molto ampia: circa 200 pazienti in dialisi tra il capoluogo e i centri di Fiorenzuola, Castelsangiovanni e Bobbio, 40 persone seguite con dialisi domiciliare e circa 170 pazienti trapiantati monitorati dagli ambulatori specialistici. Particolarmente delicato il passaggio dedicato al rapporto con chi affronta la dialisi per la prima volta. «Non è semplice spiegare a una persona che dovrà iniziare questo percorso – ha raccontato il professore – soprattutto quando si tratta di pazienti giovani. Per questo lavoriamo molto anche sull’aspetto psicologico, grazie al supporto della dottoressa Premoli e di percorsi dedicati all'incontro con le famiglie».
Nell'arco della trasmissione è emerso anche il lato più personale del medico piacentino. Scarpioni ha ricordato la passione ereditata dal padre Lionello Scarpioni per la fotografia: «Aveva sempre macchine fotografiche all’avanguardia e veniva perfino qui a Libertà a confrontarsi con tecnici e fotografi. Era un modo diverso di vivere la fotografia, più lento e riflessivo». Tra fotografie di famiglia e immagini con amici storici della città, il nefrologo ha poi sottolineato l’importanza degli affetti e dell’equilibrio personale: «Fare il medico è bellissimo, stare in ospedale è una parte importante della vita, ma bisogna ricordarsi che esiste anche tutto il resto». Tutte le puntate sono disponibili anche on demand sul sito di Libertà.
«La tecnologia aiuta, ma ascolto e umanità restano fondamentali»
Nel corso dell’intervista Roberto Scarpioni ha raccontato anche aspetti più personali della propria vita, dalle passioni per fotografia, moto e mare fino al tennis condiviso con il figlio: «Più che un tennista sono uno che ci prova», ha scherzato. Il rapporto con lo sport si lega anche alla prevenzione: «Chi ha una malattia renale può fare quasi tutto, con buon senso. Movimento e controllo della pressione sono fondamentali». Molto intenso anche il ricordo della pandemia, “un periodo nero”: «Dovevamo continuare a prenderci cura di pazienti costretti a venire in ospedale anche nei momenti più difficili».
Scarpioni ha ricordato settimane segnate da turni continui e grande pressione sul reparto: «La pandemia ci ha insegnato a essere ancora più organizzati e uniti». In quel periodo la Nefrologia sviluppò inoltre sistemi di telemedicina per seguire i pazienti a domicilio: «Potevamo monitorarli e parlare con loro senza continui spostamenti». Il valore del lavoro di squadra, un valore portante del suo approccio quotidiano: «La forza del reparto nasce dalla collaborazione tra medici, infermieri, psicologi, dietisti e fisioterapisti». Un modello che ha reso il centro piacentino un punto di riferimento nazionale anche per l’assistenza domiciliare ai pazienti con insufficienza renale. Infine un pensiero dedicato al rapporto umano con i pazienti: «Dietro ogni cartella clinica c’è una persona. La tecnologia è fondamentale, ma non sostituirà mai ascolto e umanità».

