Fa discutere, divide e incuriosisce: l'AI come strumento per le imprese
Un convegno ospitato a Palazzo Galli in via Mazzini, nell’ambito dell’assemblea annuale di Federmanager Piacenza
Thomas Trenchi
|2 ore fa

È ancora una presenza rara nelle aziende piacentine, anche se alcune realtà stanno iniziando a sperimentarla e a inserirla nei propri processi di lavoro. L’intelligenza artificiale fa discutere, divide e incuriosisce. Da una parte le grandi opportunità legate all’innovazione e alla velocità operativa, dall’altra i timori per la gestione dei dati e per il possibile impatto sull’occupazione. Il tema è stato al centro oggi (sabato 16 maggio) del convegno “Governare l’intelligenza artificiale in azienda: esperienze, competenze e nuovi modelli organizzativi”, ospitato a Palazzo Galli in via Mazzini, nell’ambito dell’assemblea annuale di Federmanager Piacenza.
L’incontro è stato dedicato ai casi concreti, ai processi aziendali e ai nuovi modelli organizzativi necessari per trasformare l’intelligenza artificiale in uno strumento utile per le imprese. Ad aprire i lavori è stato Michele Vitiello, presidente provinciale di Federmanager. Alla tavola rotonda hanno partecipato Giulio Drei, ceo di Value Group, Alessandro Siena, direttore tecnico di Editoriale Libertà, Stefano Terzoni di Bolzoni Group e Alessandra Todisco, direttore generale di Cai Nutrizione. A moderare il confronto Paolo Molinaroli, direttore generale di Oleificio R.M.
Tra le esperienze raccontate quella di Editoriale Libertà: «Abbiamo avviato un progetto importante sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di lavoro – spiega Siena –. Abbiamo coinvolto tutti i team leader per capire quali problemi aziendali potessero essere risolti attraverso l’automazione e l’intelligenza artificiale. Questo percorso ci ha portato anche a collaborare con aziende esterne per sviluppare progetti innovativi». Siena sottolinea però anche i rischi: «Uno dei temi più delicati riguarda la privacy dei dati. Bisogna fare molta attenzione a come vengono utilizzati questi strumenti per non mettere a disposizione informazioni aziendali che non dovrebbero essere accessibili all’esterno».


