I gruppi Facebook di quartiere sono il nuovo bar a cielo aperto

Un fenomeno sociale che non è stato ancora studiato abbastanza. Anche se, ammettiamolo, tutti noi ci siamo dentro

Anna Morando
|7 ore fa
I gruppi Facebook di quartiere, dove tutti segnalano di tutto © ANSA
I gruppi Facebook di quartiere, dove tutti segnalano di tutto © ANSA
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Bentornati cari amici lettori, oggi voglio parlare di un fenomeno sociale che non è stato ancora studiato abbastanza: il gruppo Facebook di quartiere. Il luogo dove la civiltà, educatamente, va a morire.
E mettiamolo: tutti noi ci troviamo dentro ad almeno uno di questi gruppi. Chi non lo ha, mente. Il gruppo nasce quasi contemporaneamente alla nascita di Facebook, per cui ci sono gruppi che esistono da circa 20 anni sulle nostre bacheche del social ormai diventato una grande r.s.a. a cielo aperto.
Sì perchè l’età media di chi si trova all’interno del gruppo, è elevata. E tu non sai come ci sei finito. O meglio, lo sai eccome: per farti due risate leggendo i post e i commenti che vengono fatti all’interno di quel grande bar a cielo aperto.
Nel giro di due settimane in quel gruppo si giudicano sconosciuti con la stessa foga con cui un tempo si discuteva della partita di calcio della domenica, al bar.
Il primo personaggio fisso è il Vigilante. Quello che fotografa ogni macchina messa due centimetri oltre la linea e la posta con didascalie tipo “Ma siamo seri?”, generando sotto decine di commenti indignati da persone che quel parcheggio non lo usano nemmeno, ma che hanno un’opinione fortissima a riguardo. Come se la macchina fosse posteggiata nel salotto di casa loro.
Il vigilante si occupa anche di segnalazioni riguardo ai vari cassonetti. La segnalazione è fatta da un post con foto del suddetto cassonetto straripante di spazzatura (anche se, da buona genovese, rumenta suona più romantico) accompagnata da una semplice scritta “questa è la situazione alle 8 di mattina, e il sindaco cosa fa?”; con lo stesso pathos di una dichiarazione di guerra al proprio paese. Il sindaco probabilmente a quell’ora si è appena svegliato e sta bevendo il suo caffè del mattino.
Altro argomento molto quotato è quello del cane che abbaia. Questi tipi di post dividono il quartiere in due fazioni contrapposte come fosse una questione geopolitica: chi difende il cane a spada tratta “è un animale, si esprime così” e chi lo vorrebbe silenziato per decreto comunale. Nel mezzo, decine di commenti, meme improvvisati, e qualcuno che minaccia di “chiamare i vigili”, frase che nessuno ha mai davvero messo in pratica, ma che fa sempre il suo effetto scenico.
Non credo che chiamare i vigili risolverebbe la cosa, quando li chiami perchè qualche auto blocca il tuo garage ti mandano un piccione viaggiatore avvisandoti che arriveranno tra qualche ora, non specificando di che giorno.
Per non parlare poi di quando inizia la stagione dei temporali. La bacheca si riempie di post di chi chiede se la corrente manca solo al suo palazzo, di chi avvisa che la situazione nella sua via è sotto controllo e non piove molto, e di chi invece si lamenta perchè i tombini sono pieni e si sta allagando mezzo centimetro di strada ( chiedendo sempre cosa sta facendo il sindaco).
La maggior parte di questi post è fatto da persone che vogliono rimanere anonime, non sia mai che qualcuno venga a bussare alla sua porta chiedendo qualcosa. Non so nemmeno dove abito io, secondo te vengo a cercarti perchè hai scritto che un cane sta abbaiando?
Il top del top è stato raggiunto quando nel gruppo del mio quartiere è stato scritto un post da un signore che aveva perso un’oca in una via un po’ in collina e chiedeva se qualcuno l’aveva vista, per poi leggere il primo commento al post dopo una mezz’ora circa, sempre della stessa persona, di averla ritrovata da solo, tranquillizzando gli ipotetici cittadini che si erano sicuramente riversati nelle strade per cercarla. Mah.
Non ce l’ho con la voglia di comunità, sia chiaro. In fondo, dietro ogni commento indignato su un cassonetto, c’è solo gente che vorrebbe parlare con qualcuno, anche se nel modo sbagliato e spesso con il tono sbagliato. È il nuovo bar dello sport, solo che invece di discutere di un rigore non dato, si discute di un’auto parcheggiata storta.
Quindi, cari amici lettori, vi lascio qui: vado a controllare il gruppo del mio quartiere. C’è una discussione aperta sul bidone del vetro spostato di dieci centimetri, e non vedo l’ora di leggere i commenti.