Grand Theft Auto VI sbarca su Netflix e conquista il mainstream

Tra citazioni al cinema di genere e ironia sulla società dei consumi, il trailer mostra un franchise sempre più tagliente

Fabrizia Malgieri
|9 ore fa
Grand Theft Auto VI
Grand Theft Auto VI
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“Grand Theft Auto” è caos. “Grand Theft Auto” è hype. “Grand Theft Auto” è tutto, e il contrario di tutto. Il franchise di Rockstar Games – che debutta con il suo sesto capitolo il prossimo 19 novembre – è una delle uscite più attese di sempre, complice anche un’assenza lunga oltre tredici anni dall’ultima iterazione (per dare un’idea: quando uscì “GTA V”, Instagram aveva solo due anni). In questi tredici anni la serie è diventata un fenomeno che va ben oltre il videogioco: GTA Online continua a macinare incassi, meme e fan-theory si rincorrono da un capo all’altro del web, e ogni minimo indizio – un cartellone pubblicitario, un logo, una radio – viene sezionato dalla community come fosse un reperto archeologico. In questo clima, l’attesa per il sesto capitolo ha raggiunto livelli quasi irrazionali. A rimarcare la grandezza della serie, alla fine del mese scorso Rockstar ha deciso di affidare la prima, vera anteprima di “Grand Theft Auto VI” a Netflix, mostrando in esclusiva ventisette minuti di gameplay. Una scelta di distribuzione che è già di per sé una dichiarazione: la piattaforma di streaming più generalista che esista, quella su cui la nonna guarda le serie turche e il nipote i documentari true crime. Il risultato è stato un filmato che, in appena quattro giorni, ha macinato 31,1 milioni di visualizzazioni: numeri da capogiro se si pensa che la finestra di esclusiva sulla piattaforma è durata appena sei ore, dopo le quali il video è stato reso disponibile anche altrove.
Ma cosa c’è davvero, dentro quella mezz’ora scarsa? Prima un po’ di contesto: “GTA VI” segue Lucia e Jason, coppia di criminali che vive e lavora a Vice City, la Miami immaginaria del franchise, già cornice dello storico capitolo uscito su PlayStation 2 nel 2002 e da sempre considerata, non a caso, una delle ambientazioni più amate dai fan. I due devono ritirare una consegna per conto di un certo Boobie e finiscono in un laboratorio di stupefacenti; come da copione, le cose degenerano, la polizia irrompe e, nei panni di Jason, tocca fuggire portando via il carico. È il pretesto perfetto per una sequenza adrenalinica a colpi di proiettili – si sa, importante marchio di fabbrica della serie – ma è anche il momento in cui il video mostra le carte migliori: il comparto grafico senza precedenti che non ha nulla da invidiare a pellicole hollywoodiane con attori in carne e ossa, e questo anche grazie ad un uso fotorealistico della luce e ad una regia che sembra saccheggiata a tanto, tantissimo cinema di genere. Dopo questa sequenza al cardiopalma, la telecamera virtuale di Rockstar Games indugia sulla vita quotidiana di Vice City, nei suoi scorci coloratissimi e vibranti, alternando il tutto a sequenze con barche, strip club, corse clandestine, e molto altro; ma quello che conta non è cosa si può fare, bensì come Rockstar è n grado di raccontarlo. Perché in mezzo a una rapina e l’altra, il trailer trova sempre lo spazio per il suo marchio più riconoscibile: la satira. Non stupisce vedere Jason bere una birra sul divano mentre in tv scorre uno spot che, citando in modo spudorato “Red Dead Redemption 2” (altro grande classico delle produzioni di Rockstar Games), non manca di fare ironia sugli allevamenti intensivi e il consumismo alimentare frenetico del Nuovo Continente – con lo stesso sguardo tagliente che dai tempi di “GTA III” accompagna la serie, capace di ridere di armi, capitalismo, politica e cultura pop nello stesso respiro con cui te le vende come intrattenimento. Più aggiornata, ma perfettamente in linea con quella tradizione, è la scena in cui uno streamer, rinchiuso per gioco nel bagagliaio di un’auto rubata dai due protagonisti, apre una diretta su una piattaforma che scimmiotta Twitch per commentare l’accaduto in tempo reale insieme alla sua chat. E si sa, non si tratta solo di una gag: è il classico modus operandi con cui Rockstar osserva la cultura contemporanea, come quella attuale dello streaming, della viralità a ogni costo, del “tutto è contenuto” – e la restituisce con lo stesso cinismo con cui, negli anni passati, aveva smontato talk show, reality e pubblicità. Nello stesso filone si inserisce anche un breve scorcio su un finto notiziario locale, con toni sensazionalistici e grafiche da telegiornale di provincia, che prende di mira l’informazione urlata e la spettacolarizzazione della cronaca nera: un altro tassello di quella “Vice City mediatica” che affianca, e in parte racconta, la Vice City criminale. Ed è proprio questo il punto che rende “GTA” un caso a parte nel panorama videoludico: da trent’anni la serie usa l’iperbole, la violenza esagerata e il cattivo gusto come lente deformante per raccontare le contraddizioni della società americana, senza però mai schierarsi apertamente né porsi come prodotto “impegnato”. È satira nel senso più classico del termine, quella che ride di tutto – destra e sinistra, ricchi e poveri, influencer e telepredicatori – proprio per non dover prendere posizione su niente, lasciando allo spettatore il compito di cogliere il bersaglio. In “GTA VI” questo meccanismo sembra promettere di funzionare ancora meglio che in passato, perché i bersagli sono cambiati insieme al mondo reale: non più solo talk show e centri commerciali, ma influencer, challenge da bagagliaio d’auto, cultura dello streaming h24.
I due protagonisti
I due protagonisti
La domanda implicita che il trailer sembra porsi è quanto, oggi, la realtà abbia già superato la parodia – e quanto lavoro ci sia ancora da fare per esagerarla. Non è un caso che buona parte delle reazioni social al trailer si siano concentrate proprio su questi dettagli minori, spesso più commentati delle sparatorie stesse: segno che il pubblico di “GTA”, ormai, guarda la serie tanto per l’azione quanto per lo specchio deformante che offre sulla contemporaneità. C’è poi un elemento che nei commenti a caldo è passato quasi in sordina, ma che vale la pena sottolineare: la colonna sonora. Il trailer non si limita ad accompagnare le immagini con qualche traccia pop piazzata a caso, ma costruisce un vero e proprio montaggio audiovisivo, con brani che cambiano registro nello stesso modo in cui cambia il tono delle scene: musica synth e atmosfere quasi da thriller anni Ottanta nei momenti di tensione, sonorità più leggere e contemporanee – tra reggaeton, pop latino e hip-hop – nelle sequenze da cartolina di Vice City. È un linguaggio che GTA conosce bene fin dai tempi delle radio in-game diventate quasi più iconiche delle missioni stesse (chi ha giocato i vari capitoli della serie ricorderà DJ, jingle e pubblicità fittizie diventate a loro volta oggetto di culto, tanto da generare playlist e fanpage dedicate), ma qui viene piegato a un uso più propriamente cinematografico: i tagli di montaggio seguono il beat, gli stacchi di camera arrivano sul cambio di strofa, le inquadrature ricordano tanto il cinema d’exploitation quanto la fotografia patinata delle serie crime ambientate in Florida – pensate a un incrocio tra “Miami Vice” e certi trailer alla Michael Bay, dove il ritmo del montaggio conta quanto la scrittura. Anche la scelta di alternare momenti di silenzio quasi assoluto a esplosioni sonore improvvise contribuisce a costruire tensione con strumenti tipicamente cinematografici, più che videoludici: non stupisce che diversi critici cinematografici, oltre a quelli videoludici, si siano sentiti in dovere di commentare il trailer. Non è un dettaglio da poco: è la conferma che Rockstar non sta semplicemente promuovendo un videogioco, ma sta costruendo una piccola grande opera audiovisiva di genere autonomo, pensato per funzionare anche fuori dal contesto ludico – e infatti ha finito per circolare, commentato e sezionato fotogramma per fotogramma, anche da chi con i videogiochi non ha nulla a che fare. Alla fine, forse, è proprio questo il vero risultato dei ventisette minuti su Netflix: non tanto aver mostrato meccaniche o mappe, quanto aver dimostrato che “GTA VI” parla ormai un linguaggio ibrido, a metà tra videogioco e cinema, capace di intrattenere e allo stesso tempo di osservare, con l’ironia tagliente di sempre, il mondo che lo guarda. “Grand Theft Auto VI” sarà disponibile su PlayStation 5 e Xbox Series dal prossimo 19 novembre.
L'atmosfera è molto anni Ottanta
L'atmosfera è molto anni Ottanta