Tre ascolti necessari per capire che cosa accade oltre le sbarre

Da “Gattabuia” a “Vite in Corso” fino a “Figli nostri”: rompere la cortina di silenzio e ascoltare l’inedito

Claudia Labati
|2 ore fa
Tre ascolti necessari per capire che cosa  accade oltre le sbarre
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Mi appassiono ai podcast perché stimolano sempre - anche i più frivoli - conversazioni intelligenti. Questa settimana la mia amica Susanna mi ha dato la prova della mia teoria: anche lei grande ascoltatrice, mi ha suggerito Gattabuia, un viaggio attraverso le carceri italiane e la vita quotidiana dei detenuti di cui, osserva, “non sappiamo nulla”. Ha proprio ragione; non ne so nulla. Mesi fa avevo recensito L’abbraccio che ripara di Nicolò Agliardi per Chora Media - un podcast sulla giustizia riparativa che mi aveva appassionata a un tema così complesso - ma non so davvero nulla di cosa succeda nei luoghi di reclusione. Intraprendo allora il mio viaggio attraverso una piccola ricerca. Saranno tutti uguali, questi podcast? Assolutamente no: ognuno ha tante storie al suo interno, a volte simili ma tutte così tremendamente fragili.
Decido dunque di proporvi la mia selezione partendo proprio da Gattabuia, scritto da Isabella De Silvestro con il sound design di Federica Furlani, per Domani Emons Record. Sono due stagioni: nella prima l’autrice compie un viaggio immersivo nelle carceri per raccontarci cosa succede ai corpi reclusi, come reagisce la psiche alla prigionia, come si vive una giornata “vuota”, la percezione del tempo e così via. Un punto di vista originale, per niente scontato che, grazie a una scrittura fluida e a un sound design preciso e poetico, riesce a trasmetterci un racconto audio fatto di voci e sensazioni via via diverse. La riflessione si prolunga nella seconda stagione, dove l’autrice racconta le traiettorie non conformi di giovani che hanno sperimentato la detenzione, troppo spesso a causa di una marginalizzazione sociale che non aiuta la tutela dei minori più fragili. Davvero un ottimo lavoro.
Proseguo con Vite in Corso – Raccontare per comprendere, ideato e scritto da Michele Scaffidi, sociologo ed educatore che ho avuto il piacere di incontrare e da li il suo podcast era nella lista di ascolti. Entriamo nelle vite di Elia, Gianluca, Jeremias, Roberta etc attraverso le sue interviste - anche video, molto belle - : parole difficili da ascoltare, oggi che questi ragazzi sono usciti da un tunnel fatto di momenti difficili e carcere. Colpisce prima di tutto la proprietà di linguaggio con cui descrivono con precisione chirurgica le loro sensazioni mentre delinquevano, le paure, la rabbia accumulata spesso sin dall’infanzia. Raccontano i loro percorsi questi figli di un dio minore - che potrebbero essere figli di tutti noi, come dice bene l’autore - che si sono trovati fin da subito a fare i conti con tribunali e reclusione, ma anche con la voglia di riscatto e con l’aiuto di chi svolge questo lavoro ogni giorno con forza e determinazione: educatori, sociologi, assistenti sociali. Un ascolto impattante, che acquista emozione grazie al formato intervista.
Con Figli nostri – Vite e voci dalle carceri minorili italiane di Radio 24, scritto da Livia Zancaner e Maria Piera Ceci, entriamo a ogni episodio direttamente negli istituti penali minorili: un viaggio tra Napoli, Bologna, Milano, Roma e Palermo. È un dovere ascoltare con attenzione: le interviste ai direttori, ai ragazzi - a volte con difficoltà, perché “in carcere non si ha sempre voglia di parlare” - e alle guardie portano con forza dentro al microcosmo della detenzione minorile. Un ossimoro, se vogliamo: rieducazione e punizione vanno a braccetto, ma spesso, si intuisce, si fanno lo sgambetto. Emozionante e scritto in modo impeccabile - per me, l’episodio di Milano con Don Claudio Burgio (recentemente invitato a Piacenza per una serie di incontri con gli studenti) di Kayròs è stato illuminante