Motonautica, Gabriele Rossi: «Seguo la scia di mio padre Giuseppe»

Ospite di Zona Sport, il giovane pilota piacentino si racconta tra adrenalina e il sogno di nuovi traguardi

Redazione Online
|1 ora fa
L’abbraccio tra Gabriele (a destra) e suo papà prima dell’incidente del 2023
L’abbraccio tra Gabriele (a destra) e suo papà prima dell’incidente del 2023
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A 21 anni è già uno degli uomini da battere nella F125. Ospite di Zona Sport su Telelibertà, Gabriele Rossi, giovane talento piacentino della motonautica, ha raccontato al giornalista Marcello Tassi una passione che va ben oltre le gare. «La cosa che mi piace di più è condividere questa passione con mio padre. È il nostro sport, la nostra vita e la nostra passione principale». Il legame con papà Giuseppe, campione e meccanico, è il filo che attraversa ogni aspetto della sua quotidianità. «Viviamo ancora insieme, sono in officina tutta la giornata. Lui è il mio meccanico, ma anch’io sono ancora il suo: in gara ci aiutiamo a vicenda». Un rapporto che si è fatto ancora più forte dopo il grave incidente del padre avvenuto 4 giugno 2023 durante il Campionato Mondiale di motonautica a Żnin (Polonia), quando la paura di non rivederlo ha lasciato il segno. «È stato un momento difficile, prima di tutto per la mia vita. Alla fine, però, è andato tutto per il meglio».
La motonautica è entrata nella sua vita quando era bambino, «con le giornate in officina e le gare vissute in famiglia. Poi il primo giro in barca, a otto o nove anni, e quella sensazione che non mi più abbandonato. Oggi, quando il semaforo si spegne, tutto il resto scompare. Ti concentri su quello che hai davanti, sulle onde che colpiscono lo scafo, sulle vibrazioni. Diventi tutt’uno con la barca. Anche a 130-135 chilometri orari, la lucidità fa la differenza». E la pressione? «Quando guido la sento relativamente poco. È una cosa che mi piace talmente tanto che non mi pesa. Una volta messo il casco, viene annullato tutto: bisogna rimanere concentrati e poi è gara». Il 2026 gli ha regalato grandi prestazioni e il titolo europeo, ma anche la delusione per un mondiale un campionato italiano sfumati a causa di piccoli guasti al motore. «Al Mondiale, su una ventina di manche ne ho vinte circa l’80%. Sono stati fili elettrici rotti nel momento sbagliato a togliermi punti fondamentali. Resta l’amarezza, ma anche la consapevolezza del mio valore: la prestazione c’è sempre stata, anche più di quella che serviva per vincere».
Fuori dall’acqua c’è l’università di Parma, dove studia Scienze informatiche, «un’altra passione che potrebbe diventare il mio futuro. Intanto, i sogni restano legati alle gare: completare il tris di titoli, salire di categoria e magari sfidare un giorno mio papà. A proteggerci, almeno simbolicamente, c’è anche la nonna Marisa: la mia barca si chiama proprio così». Perché, in fondo, in questa storia di motori e velocità, la famiglia resta sempre al centro.