In fuga dalle bombe, vive e si allena in Valdarda
Il ciclista Kyrylo Tsarenko è arrivato in Italia nel 2021 senza parlare una parola d’italiano: oggi corre tra i professionisti
Alice Morelli
|11 mesi fa

Dalla periferia di Kropyvnytskyi, in un’Ucraina segnata dalla guerra, alle strade silenziose della Valdarda, nel cuore del piacentino. È qui che Kyrylo Tsarenko, classe 2000, ha trasformato una fuga vera in un sogno sportivo. Arrivato in Italia nel 2021 senza parlare una parola d’italiano, oggi corre tra i professionisti con ambizioni chiare e una famiglia ancora lontana, in una zona che definisce «non critica, ma instabile».
Nel ciclismo ha trovato rifugio, disciplina e riscatto: «Volevo solo questo, sin da bambino: correre in bici. Voglio fare risultati, ma a modo mio. Restando fedele al mio stile».
Stile che si traduce in una qualità preziosa: la resistenza. Tsarenko non è uno scalatore puro, né uno sprinter esplosivo, ma un fondista capace di fare la differenza con la costanza e l’intelligenza tattica. «Non vinco con lo scatto secco – spiega elencando i suoi punti di forza e di debolezza – cerco sempre di anticipare, di arrivare da solo o in pochi. Meno siamo, più possibilità ho».
La stagione 2024 ha segnato il salto di qualità. Prima la vittoria al Tour of Hainan in Cina ad aprile, poi il capolavoro a inizio giugno alla tappa regina del Tour della Slovenia, la durissima Maribor–Golte: «Ero lì per la generale, ma un errore tattico mi ha tolto pressione. Hanno smesso di marcarmi e sono riuscito ad andare in fuga. È stata la mia occasione».
Anche se il recente Giro dell’Appennino si è chiuso con un po’ d’amaro in bocca, la crescita è evidente: «Ho tenuto fino all’ultima salita, ma poi allo sprint non ne avevo più. Ora rispetto a qualche anno fa, so gestirmi meglio e so fin dove posso spingere, sia fisicamente che mentalmente».
Oggi vive e si allena a Lugagnano, dove ha trovato il terreno ideale per prepararsi tra pianura e salite brevi, seguito da vicino dal tecnico Matteo Prolini.
Nel ciclismo ha trovato rifugio, disciplina e riscatto: «Volevo solo questo, sin da bambino: correre in bici. Voglio fare risultati, ma a modo mio. Restando fedele al mio stile».
Stile che si traduce in una qualità preziosa: la resistenza. Tsarenko non è uno scalatore puro, né uno sprinter esplosivo, ma un fondista capace di fare la differenza con la costanza e l’intelligenza tattica. «Non vinco con lo scatto secco – spiega elencando i suoi punti di forza e di debolezza – cerco sempre di anticipare, di arrivare da solo o in pochi. Meno siamo, più possibilità ho».
La stagione 2024 ha segnato il salto di qualità. Prima la vittoria al Tour of Hainan in Cina ad aprile, poi il capolavoro a inizio giugno alla tappa regina del Tour della Slovenia, la durissima Maribor–Golte: «Ero lì per la generale, ma un errore tattico mi ha tolto pressione. Hanno smesso di marcarmi e sono riuscito ad andare in fuga. È stata la mia occasione».
Anche se il recente Giro dell’Appennino si è chiuso con un po’ d’amaro in bocca, la crescita è evidente: «Ho tenuto fino all’ultima salita, ma poi allo sprint non ne avevo più. Ora rispetto a qualche anno fa, so gestirmi meglio e so fin dove posso spingere, sia fisicamente che mentalmente».
Oggi vive e si allena a Lugagnano, dove ha trovato il terreno ideale per prepararsi tra pianura e salite brevi, seguito da vicino dal tecnico Matteo Prolini.

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