L'alluvione in Sri Lanka e il ristorante distrutto. Ma Richi e Susi "ricuciono" il sogno
Redazione Online
|1 anno fa

Ha la loro età, ma sembra abbia vissuto già cento vite. Nelle rughe, nelle ossa, sulla pelle. L’ultima vita è stata quella dell’alluvione che ha devastato lo Sri Lanka, il suo Paese. Eppure è proprio lui, il giovane muratore che ha fatto il muratore fin da bambino per realizzare il sogno di un ristorante che era in realtà 4 assi di legno e profumo di farina di cocco, ad essere entrato nel cuore di Riccardo Covelli e Susanna Di Natale. È capitato per caso: in viaggio per amore e turismo, cercavano qualcosa di più di un acchiappaturisti da menù fisso patinato. I due lo hanno trovato tra quelle quattro assi, dove i mattoni erano gentilezza, rispetto, storia. Amicizia.
Lo immaginiamo così questo luogo di Dambulla, dove di solito si parla di filosofia, rubini, astrologia: povero. Al punto che questo giovane, a fine serata, si è caricato la bombola per accendere il fuoco e se l’è portata a casa in spalla a casa perché non ne ha un’altra, raccontano Richi e Susi.
Povero, sì, ma ricco di gentilezza: al punto che, alla richiesta di avere una birra, loro hanno capito solo dopo che il giovane ristoratore aveva chiesto a un amico di andarla a recuperare nel negozio più vicino, pur di non dirgli “no”, qui dove un piatto – buono, di tradizione cingalese – costa 2 euro e 50.
A giugno è andata ancora peggio: l’alluvione monsonica ha causato morti, ha distrutto case, vite, pezzi di futuro. Il ristorante che veniva indicato solo con un numero – il Sessantotto – è stato strappato via dalla corrente, insieme all’albero di cocco. Sono iniziate le videochiamate, i “Come stai?”, e poi i “Come possiamo aiutarti?”.
Ma non sono state solo pacca sulla spalla e due click per accendere e spegnere la conversazione: Susanna, che di mestiere cucina, cucina, cucina e lo fa portando la sua arte nelle strade, nelle piazze, ha organizzato una cena nel suo fienile di campagna, chiedendo a ciascuno una offerta per ricostruire il ristorante; Riccardo, che ha dato vita a uno studio di comunicazione, ha iniziato un tam tam necessario a raccogliere anche piccole donazioni. Il risultato ha sorpreso anche loro, perché dalla cena sono stati ricavati circa 500 euro; dalla raccolta di aiuti, 1.800. “E pensare che ne servivano 250 per ricostruire il ristorante. Ora si potrà pensare a fare anche un sistema elettrico, o muri di mattoni. Quando gliel’abbiamo detto, ha pianto. Noi con lui”.

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