"Fratelli Caruso, conversazioni intercettate dal tenore inquietante"
Redazione Online
|5 anni fa

“Dal tenore inquietante” secondo il gup del Tribunale di Bologna, Sandro Pecorella, alcune frasi tratte da una delle molteplici conversazioni tra i fratelli Caruso intercettate nell’ambito dell’inchiesta “Grimilde” sulla ’ndrangheta in Emilia: a “ulteriore riprova circa la loro capacità criminale e mancanza di scrupoli per raggiungere il loro obiettivo”. Che nella fattispecie è farsi pagare da imprenditori – Riccardo e Claudio Roncaia – aiutati nell’ottenimento di un maxiappalto e per altre assai rognose necessità.
Scrive così, Pecorella, in un passaggio delle 1.400 pagine della sentenza del processo “Grimilde”, chiuso lo scorso ottobre in rito abbreviato con 41 condanne e il riconoscimento dell’associazione mafiosa: vent’anni ha preso Giuseppe Caruso, l’ex presidente del consiglio comunale di Piacenza eletto con Fratelli d’Italia e funzionario dell’Agenzia delle Dogane, 12 anni e 10 mesi il fratello Albino.
Le motivazioni della sentenza sono state depositate in questi giorni. Descrivono per filo e per segno quanto emerso dalle indagini sulla capacità di infiltrazione nell’economia del Nord della cosca del boss Salvatore Grande Aracri, con casa madre a Cutro, in provincia di Crotone.
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